OMS – virus e segreti, Zambon con il suo libro conquista Pinetamare

452

Un pomeriggio intenso, caratterizzato da un  acceso dibattito ed ampie riflessioni, quello trascorso alcuni giorni fa al complesso turistico balneare “I delfini” a Castel Volturno.

Un ospite d’eccezione, Francesco Zambon, medico specializzato in programmazione sanitaria ed ex membro dell’OMS, ha presentato il suo nuovo libro “Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti” edito dalla Feltrinelli, in partnership con la quale il Magazine Informare ha fortemente voluto questo incontro.

Pubblicità

All’evento, moderato dal direttore responsabile di Informare Antonio Casaccio, hanno preso parte anche l’esperto di rapporti commerciali con la Cina Mario Volpe e il giornalista di Report Giulio Valesini. È intervenuto anche Tommaso Morlando, direttore editoriale del Magazine, che ha aperto il dibattito con un’osservazione circa i problemi di comunicazione che attanagliano i circuiti dell’informazione del giornalismo italiano. «Ho letto le motivazioni del libro. Zambon si ribella. C’è una comunicazione che fa paura – ha osservato Morlando – I no-vax hanno paura. Anche se io penso che il vaccino vada fatto. È un dovere. È necessario che nasca una cittadinanza attiva. La politica non c’è più e i partiti sono finiti. Dico ai ragazzi di fare emergere la verità».

Il profilo professionale e mediatico di Zambon, dunque, per Morlando si delinea come ‘modello’ da seguire e imitare per quanto concerne la ricerca della verità e della giustizia, soprattutto per tutti quei giovani che al giorno d’oggi si interessano di temi d’attualità, di giornalismo e di cronaca.

L’incontro ha rappresentato anche una forte occasione di rilancio culturale e sociale per la località di Pinetamare, luogo simbolo di una serie di problematiche legate al territorio, dove la cornice naturalistica e paesaggistica del litorale spesso si scontra con la mano ingrata dell’uomo che a tutti costi vuole deturparla.

Angelo Riccardo, il gestore del complesso balneare “I Delfini” ha infatti affermato:
«È da quarant’anni che la nostra famiglia gestisce questo spazio e vogliamo portare in alto il nome di Castel Volturno troppe volte denigrato».

E si può dire di sicuro che la disponibilità nell’ospitare presso il suo lido svariati personaggi del panorama artistico e letterario con una cadenza quasi settimanale, è una prova lampante del desiderio di rinascita e di valorizzazione di un territorio molto complicato e difficile ma nel contempo carico di natura e cultura.

Bruno Marfé, curatore dell’evento, ha infatti sottolineato l’importanza dell’arte anche in occasioni come queste. Nella sala dove si è tenuta la conferenza non a caso sono state esposte alcune opere di due artisti contemporanei che hanno ‘accompagnato’ e intrattenuto da un punto di vista visivo il pubblico lì presente.

«Mimmo di Caterino – ha introdotto Marfé –  mette a disposizione le sue opere, insieme a Paolo De Santi con i suoi acquerelli. Paolo si definisce il “pittore dei sogni”.  Sono entrambi napoletani. Mimmo vive in Sardegna; Paolo a Ischia». Alle opere di De Santi e Di Caterino  sono stati affiancati anche gli Acchiappasogni della figlia di Bruno, Cristina Marfé, esposti sempre nel salone interno del lido. Il tema fulcro su cui si è incentrata l’esposizione artistica è il “sogno”, perché Castel Volturno torni ad essere quella città del periodo pre-terremoto, dove era possibile ancora sognare, fantasticare e realizzare il proprio futuro. Non si è trattato perciò soltanto di una presentazione di un libro; ma gli interventi dei vari ospiti si sono alternati anche a momenti artistici e di intrattenimento.
Un contributo di questo genere è stato fornito dalla perfetta dizione e performance teatrale dell’attrice Maria Gabriella Tiné che ha letto con vivida espressività alcuni passi del libro di Zambon. Fra i diversi paragrafi del libro letti dalla Tiné è emerso uno in particolare che ha messo in risalto tutta l’irresponsabilità, l’incapacità e la negligenza dell’OMS nel fronteggiare questa nuova pandemia, nonché l’intento di infangare l’unica persona che aveva avuto il coraggio di denunciare le mancanze dell’organizzazione, ovvero Zambon.

Ecco una parte del “Pesce piccolo” che è stata letta e interpretata da Tiné durante la presentazione:
«Il rapporto OMS veniva innalzato come fosse un ostensorio davanti a una folla di giornalisti. Quel momento fu l’inizio di una sequenza che espose l’OMS a un danno reputazionale enorme. La strategia comunicativa dell’organizzazione – se si può chiamare così – fu disastrosa. Nel tentativo di non denudare le gravissime violazioni – a quel punto su molteplici fronti – l’OMS scelse di dare risposte al limite del ridicolo. Le domande venivano eluse, oppure, essendo a conoscenza dei fatti, si producevano svariate versioni assai fantasiose, non coerenti l’una con l’altra e soprattutto false e infamanti nei miei confronti. In queste elucubrazioni mentali erano coinvolti tutti gli esperti della comunicazione. Anche questa volta tutti sapevano. Da quel giorno la stampa iniziò ad occuparsi della cosa con sempre maggiore insistenza. La tensione era tutta concentrata su due punti del rapporto segreto. Il primo riguarda la parte sul mancato aggiornamento del piano pandemico; mentre il secondo riguardava tre aggettivi utilizzati nel testo: improvvisata, caotica e creativa. Così descrivevamo la reazione iniziale degli ospedali nei giorni in cui il Covid era fuori controllo. Ma ormai la sua lettura (del rapporto) veniva strumentalizzata e l’OMS  non era più in grado di correggere l’uso che se ne faceva con la stampa. Ci si era spinti troppo oltre».

In questi pensieri che Zambon ha formulato e trascritto  nel suo libro sono contenuti tutta la sua amarezza e rammarico nei confronti di quell’organizzazione che – contrariamente a come sono andate le cose – avrebbe dovuto sostenerlo sin dall’inizio e appoggiare le proposte riportate nel suo dossier.
Ma – come è già risaputo – è stato compiuto di tutto affinché il rapporto critico non saltasse fuori.

Comunque tutti tentativi vanificati anche perché Zambon, quale ‘whistleblower’ o ‘fischiatore di illeciti’ è riuscito nell’intento di raccontare l’accaduto, di far emergere la verità, di espletare il suo programma di denuncia e di pubblicare, addirittura, il suo nuovo libro.

«È la prima volta che qualcuno legge dei miei pezzi – ha spiegato Zambon dopo la lettura di Tiné – Sono emozionato. Nel libro si racconta una storia che termina in modo amaro.
Cosa ha scatenato le ire del governo italiano e di Ranieri Guerra nei miei confronti? Ebbene, quest’ultimo avrebbe dovuto aggiornare il piano pandemico. Ma ha molti conflitti di interesse. Le pandemie sono ricorrenti e l’ultima è stata la “Suina” nel 2009. Per questo un piano pandemico aggiornato prepara lo stato e gli operatori sanitari ad affrontarla».

In merito alle pressioni subite dall’OMS, Zambon ha raccontato anche delle sue difficoltà incontrate qualche giorno prima la pubblicazione del suo libro “Il pesce piccolo”: «Due giorni prima del lancio del mio libro che doveva essere il 13 maggio 2021 – perché era la data esatta in cui l’anno prima il rapporto fu censurato; dunque ci tenevo che il libro fosse lanciato proprio in quel giorno come da accordi con l’editore – arriva un’email alla Feltrinelli dall’ufficio legale di Ginevra OMS che in modo alquanto intimidatorio diceva di non pubblicare il libro perché contenente l’acronimo “OMS” e non c’era stata autorizzazione dell’organizzazione stessa di fare ciò. Allora ho pensato: come si fa a sbianchettare da circa ventimila copie l’acronimo “OMS” che in ogni libro compare 250 volte? Mi son perciò rivolto ai miei legali e insieme alla Feltrinelli abbiamo deciso di andare avanti».

La tenacia e la forza di navigare controcorrente in acque non proprio tranquille, fra ‘grossi pesci’ assetati di potere e interessi, hanno sin da subito contraddistinto l’emblematico profilo del medico veneto che ha scelto sin da subito di distinguersi da questi, anche a scapito del ruolo che investiva all’interno dell’OMS. Anche il senso critico che ha sviluppato verso il comportamento poco trasparente della Cina – oltre che dell’OMS e del governo italiano –  è uno dei tratti distintivi della figura di Zambon.

Un ulteriore aspetto che in effetti Zambon ha sottolineato durante il meeting è in particolar  modo la reticenza con cui la Cina ha avvertito l’OMS a proposito di questa nuova malattia.
Questo spiegherebbe – in buona parte – il ritardo con cui l’Italia è venuta a conoscenza del fenomeno pandemico.
Da quanto ha osservato il medico veneto, l’allerta non sarebbe partita dalla Cina ma dall’isola di Taiwan:
«Se l’Italia ha affrontato la pandemia con netto ritardo  – ha chiosato Zambon – non è per motivi tecnici ma politici. Nel dicembre 2019 l’isola di Taiwan – che conta milioni di abitanti – aveva lanciato un’allerta all’OMS in merito a una polmonite strana che girava e si trasmetteva da uomo a uomo. Non è stata la Cina a fare la segnalazione. Questo lo dico perché  quando è morto  Carlo Urbani, medico italiano che aveva scoperto la SARS, lavorava in Vietnam a marzo del 2003; ma il virus si era originato in Cina nel dicembre del 2002, ben tre  mesi prima. Quindi per ben tre mesi la Cina non aveva detto assolutamente niente».

E il silenzio della Cina è un tema che ha toccato anche l’esperto del Dragone, Mario Volpe, che durante l’incontro è intervenuto raccontando la sua esperienza verso la fine del 2019, quando tutto era iniziato ma in Italia non si aveva alcuna idea di cosa stesse accendendo dall’altra parte del mondo: «Nell’ottobre 2019 io stavo tornando dalla città di Wan-zu. Questa è una delle città del Sud della Cina più dinamiche ed ogni anno si tiene una famosa fiera commerciale fra le più grandi al mondo. Mi trovavo lì per affari. Ritornato poi in Italia dopo qualche settimana mi erano arrivate delle email da parte dei miei fornitori su una strana polmonite che stava mettendo KO i lavoratori; questo perché c’erano dei ritardi negli ordini e nelle consegne.  A dicembre – in via del tutto confidenziale – altri miei fornitori mi avevano inviato delle foto di una città già chiusa, in lockdown. Il 4 gennaio 2020 ero in Germania per un’altra fiera commerciale e lì ho incontrato un mio vecchio fornitore cinese, un produttore di alberi di Natale. E avevamo parlato un po’ di questo e mi disse che dalla città di Wuhan erano fuggiti circa 50.000 cinesi nei vari Paesi d’Europa per raggiungere le loro residenze. Approfitto per chiedere: perché i medici e i politici arrivano sempre dopo? Questo signore ed altri con cui avevo parlato avevano vissuto già sei mesi prima questa situazione».

Per Mario Volpe, dunque, con la tempestività nel prendere atto di ciò che stava accadendo, ancor prima del problema del piano pandemico e  con  blocco immediato dei viaggi e delle reti commerciali, probabilmente si sarebbero potuto risparmiare molte vite umane e si sarebbe potuto contenere meglio la pandemia.

«C’è un altro piccolo dato che voglio comunicarvi – ha proseguito Volpe – si tratta di scambi di informazioni personali tra me e i miei amici che vivono in Cina. A febbraio 2020 mi avevano mandato uno screenshot di una App che questi avevano sul telefono che permetteva di contare il totale dei cinesi contagiati; erano già 42.708 persone. In Italia ce n’erano solo tre. E questa cosa già si sapeva». Ritardi voluti, dunque, per motivi strettamente politici che sono costati cari, specialmente per il nostro Paese. «Chi fa cronaca non deve piacere al potere. Il potere è bene che stia lontano», ha esordito Giulio Valesini. L’intervento del giornalista di Report che ha affiancato  quelli di Zambon e Volpe, si è incentrato in primis sulla figura di Donato Greco, epidemiologo napoletano, ‘padre’ del piano pandemico italiano del 2006. Valesini ha sottolineato che l’inchiesta sul mancato aggiornamento del piano parte proprio da una segnalazione che Greco ha fatto durante il lockdown nel mese di marzo. E il responsabile dell’aggiornamento del piano, Ranieri Guerra, si è scrollato da dosso ogni responsabilità. «Guerra con noi non ha mai voluto parlare – ha detto Valesini – nonostante ripetute richieste di interviste. Inoltre la sera stessa della trasmissione di Report, Guerra sulla nostra bacheca ci ha insultato e ha detto: “Non avete capito nulla! Il piano pandemico è del 2016 come è riportato correttamente sul sito del Ministero della Salute. Come al solito voi giornalisti siete allarmisti e terroristi”. E allora abbiamo controllato e scoperto che il piano in realtà era del 2006 e che loro dal 2016 non facevano altro che copiare e incollare lo stesso piano pandemico».

In sintesi la denuncia di Zambon è scaturita proprio da questo inganno del copia e incolla del piano pandemico; e a questa grave mancanza del governo italiano si è aggiunta  la reticenza con cui Pechino si è mossa nel comunicare all’OMS le notizie in merito alla strana polmonite. Zambon ha scelto, appunto, di diventare un ‘pesce piccolo’ e di schierarsi dalla parte della giustizia, per segnalare le nefandezze dei ‘grossi pesci’ che navigano nelle acque del potere, della corruzione e dell’inganno. «Di pesci piccoli io credo  che ce ne siano tantissimi – ho avuto tantissimi segni di solidarietà da parte della gente; c’è anche il gruppo Facebook che è nato spontaneamente da una persona che non conoscevo, Gianni Lo Conti; ed il gruppo ha già diecimila iscritti. Questi sono tutti ‘pesci piccoli’ che hanno voglia di qualcosa di diverso rispetto a quello che c’è adesso. Pesci piccoli che credono di poter navigare in acque un po’ più trasparenti e tranquille».

L’augurio che il medico veneto ha lasciato durante l’incontro è che attraverso il suo libro si possa riflettere davvero su ciò che è accaduto in questa storia e ha invitato il governo a compiere un’analisi approfondita di ciò che è andato storto; ma, sottolinea, questo compito non è intenzionato a svolgerlo. Dunque è fondamentale orientarsi, per Zambon, prima verso se stessi, ad effettuare un cambiamento anzitutto a livello individuale e poi in ambito collettivo e sociale per vedere nel prossimo futuro qualche cambiamento di rotta.

 

Sara Ramondino

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità