Oltre il muro del suono: al MACRO di Roma un tributo ai Pink Floyd

Pink Floyd Exhibition - Photo credit Carmine Colurcio

Approda a Roma, precisamente al Museo d’Arte Contemporanea (MACRO), “The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains”, una delle mostre più incredibili dedicate alla musica della band rock londinese, raccontata attraverso 350 oggetti tra testi, strumenti, foto e disegni. L’esposizione è stata organizzata con la supervisione di Nick Mason, batterista e cofondatore dei Pink Floyd, per celebrare gli oltre 50 anni di carriera della band. Per ogni area della mostra c’è una traccia che viene trasmessa nelle radio-cuffie, una botta di adrenalina per tutti gli amanti della loro musica, attraverso la quale si riescono a rivivere i periodi psichedelici degli anni ’60. Nella mostra, tutto muta repentinamente: veniamo catapultati nella fantastica dimensione dei primissimi Pink Floyd “underground”. Poi parte la musica in sottofondo e le luci colorate si intrecciano accarezzandoci il volto. Il lungo corridoio racconta delle prime sperimentazioni musicali e della ricerca, quasi maniacale, nel riuscire a creare sonorità con qualsiasi cosa, talvolta anche utilizzando semplici oggetti domestici. Da qui inizia la storia dei quattro ragazzi londinesi uniti dalla stessa passione, ossia quello di riuscire a creare qualcosa di straordinario attraverso il genio e la follia. In tal senso, il primo leader Syd Barrett ne era l’emblema, colui che in poco tempo ha lasciato l’impronta decisiva che successivamente ha determinato in maniera importante tutto il prosieguo della carriera di questa band. Dopo tre anni, Syd, colpito da schizofrenia, causata dall’uso massiccio di sostanze stupefacenti, fu costretto ad abbandonare il progetto lasciando spazio a David Gilmour, il quale seppe cogliere sin da subito lo spirito dei Pink Floyd dando vita, insieme a Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright, a sperimentazioni musicali mai sentite prima. Da questo momento in poi ci fu un’esplosione in termini di successi.

 

 

 

Fra tutti l’ottavo album “The Dark Side of the Moon”, dedicato alle tematiche di alienazione e disagio mentale, di cui furono vendute ben 50 milioni di copie, restando per 3 anni nelle classifiche internazionali di musica rock. Di lì a poco vennero pubblicati “Wish You Were Here”, un vero e proprio tributo a Syd Barrett, e il doppio album “The Wall” nel 1979. In questo periodo storico prende forma l’architettura iconografica dei Pink Floyd: Thorgerson e Powell, titolari dello studio “Hipgnosis”, specializzato nella realizzazione di copertine per album musicali, danno vita al famoso prisma della copertina “The Dark Side of the Moon”, a l’uomo d’affari in fiamme in “Wish You Where Here”, al maiale volante sulla centrale elettrica di “Animals” e alle teste metalliche dell’album “The Division Bell”. Oltre ad essere una mostra, è un’esperienza audiovisiva avanguardistica unica nel suo genere, che permette a chi la vive di capire com’è stato possibile scrivere pagine di storia partendo dalle piccole cose e soprattutto dà la possibilità a chi è meno giovane di poter rivivere appieno un periodo in cui la musica ha vissuto uno dei momenti di massimo splendore.

di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 180 Aprile 2018