“Oltre i cento passi” di Giovanni Impastato: la cultura è uno strumento di lotta della mafia

“Oltre i cento passi” di Giovanni Impastato

Lo scorso mese, presso la libreria IoCiSto nel quartiere Vomero di Napoli, Giovanni Impastato, fratello di Peppino, ha presentato il suo libro “Oltre i cento passi”. All’evento erano presenti Paolo Siani, e il presidente dell’associazione Antiracket Davide Estate; la sede non è casuale, visto che IoCiSto è un’associazione di promozione culturale e sociale con oltre 1500 soci.

Tra gli argomenti trattati non c’era solo la storia di Peppino, ma anche la situazione del panorama mafioso più in generale. Nel libro Giovanni fa il punto della situazione delle mafie e antimafie in Italia, a quarant’anni dalle vicende di Cinisi. Giovanni racconta di come nella vita degli Impastato fosse stata presente la mafia, sin da bambini lui e Peppino ebbero contatti con quest’ultima, gli veniva raccontata come un’organizzazione con delle regole a favore dei bisognosi.

La loro concezione cambia nel momento in cui lo zio Cesare Manzella, uno dei capimafia locali, viene ucciso brutalmente, dinanzi a quello scempio causato dall’attentato Peppino esclamò: «Se questa è mafia, per tutta la vita mi batterò contro», lui ha mantenuto questa promessa, perché quindici anni dopo in una giornata di primavera, Peppino Impastato fu ucciso, allo stesso modo dello zio.

Giovanni racconta la particolare figura della madre Felicia, che più di tutti trovò complicità con Peppino e capì che il figlio aveva ragione. E anche dopo l’omicidio, lei non cercò vendetta, evitando una carneficina, ma solo giustizia e purtroppo l’ha ottenuta dopo troppo tempo.

Peppino è stato un rivoluzionario, perché il suo impegno nella lotta alla mafia passa attraverso una battaglia ancora più grande, che parte dalla propria famiglia fino ad arrivare alle radici stesse della mafia. Peppino ha portato una modernità, quando la modernità a Cinisi era solo un fatto di palazzificazione, Peppino ha portato la vita in un luogo di morti viventi, un luogo dove le cose sono sempre andate così. La battaglia di Peppino va oltre lo scontro diretto con la mafia, ma è uno scontro diretto con la società in cui vive, cercando di sensibilizzarla in tutti i modi. Uno strumento di lotta è la cultura, che crea uomini liberi, le mafie hanno molta più paura degli uomini liberi che dei tribunali, perché l’uomo libero può spazzare via la mafia con la cultura, perché per lottare ci vuole una forte consapevolezza e far “aprire gli occhi a chi non vuol vedere”.

di Francesco Caso

About Francesco Caso

Classe ’98, corrispondente da Napoli. Diplomato al Liceo Scientifico Statale Renato Caccioppoli. Laureando in Ingegneria Gestionale presso Università degli studi di Napoli Federico II.