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Oltre 1 milione di persone ha rinunciato al posto fisso

Cristina Siciliano 01/01/2023
Updated 2022/12/30 at 5:40 PM
4 Minuti per la lettura

Una volta c’erano il posto fisso e la carriera. Oggi invece, qualcosa è cambiato. L’impianto del lavoro tradizionale gerarchizzato ha iniziato a scricchiolare ed è in atto una trasformazione che lo scuote nelle fondamenta. Infatti, è un dato in crescita del 30%: oltre 1 milione di persone ha rinunciato al posto fisso nei primi 6 mesi del 2022.

Tale fenomeno, si è visto assegnare un nome: si parla di “Great resignation”, ossia le dimissioni di massa che soprattutto negli ultimi anni stanno interessando un gran numero di persone, soprattutto i giovani.

Oltre 1 milione di persone ha rinunciato al posto fisso: i dati

Circa 4 anni fa (ossia nel 2018), come ci mostrano i dati ANPAL Servizi, a dare le dimissioni erano state circa 750 mila persone, quasi il 30% in meno. In realtà, la vera impennata si è avuta nei primi mesi del 2021, quando si è passati da 350 mila a 490 mila: oltre 100 mila dimissionari in più nel giro di pochi mesi, sfiorando i 2 milioni di dimissioni alla fine dell’anno. Da allora, il fenomeno delle Great Resignation ha continuato a espandersi.

Il fenomeno Great Resignation

Il nuovo fenomeno Great Resignation si è registrato negli Stati Uniti dopo la pandemia e consiste essenzialmente in un aumento anomalo di dipendenti che decidono volontariamente di licenziarsi. Tale tendenza è iniziata oltreoceano nella primavera 2021 e nell’ultimo periodo è arrivata anche in Italia anche se in misura ridotta.

Secondo i dati di uno studio della School of management del Politecnico di Milano25 milioni di persone nel mondo negli ultimi sei mesi del 2021 hanno deciso di lasciare il posto.

Secondo le rilevazioni del Ministero del Lavoro, in Italia, le cessazioni richieste dal lavoratore sono state 2 milioni 45mila nel 2021, contro il milione e mezzo registrato dell’anno precedente, con un incremento del 30,6% (più 479 mila), una cifra che ha rappresentato il 19,3% di tutti i rapporti di lavoro interrotti. Più uomini (35,1%) che donne (24,6%). Dati che si riferiscono soprattutto ai contratti a tempo indeterminato, ossia quelli che senza le dimissioni del lavoratore avrebbero potuto tranquillamente proseguire.

Perché si lascia il posto fisso?

Secondo la ricerca del Politecnico di Milano, si rivela che nell’ultimo anno il tasso di turnover è aumentato per il 73% delle aziende. Circa il 45% degli occupati ha dichiarato di aver cambiato lavoro nell’ultimo anno o di avere intenzione di farlo da qui a 18 mesi. Numeri che continuano ad aumentare per i giovani (18-30 anni), per determinati settori (comunicazione, servizi e finanza) e per alcuni profili (professionalità digitali). Tra le persone che hanno fatto il passo di lasciare il posto fisso, 4 su 10 non aveva un’altra offerta al momento delle dimissioni. 

Chi sceglie di cambiare lo fa soprattutto per cercare benefici economici (46%), opportunità di carriera (35%), per migliorare la propria salute fisica o mentale (24%), per inseguire le proprie passioni personali (18%) o una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro (18%). Se si analizza le tre dimensioni del benessere lavorativo (fisica, sociale e psicologica), solo il 9% degli occupati ha dichiarato di stare bene in tutte e tre. 

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