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Obiezione all’interruzione di gravidanza: ecco gli ostacoli in Italia

Elisabetta Rota 21/05/2024
Updated 2024/05/21 at 1:29 AM
4 Minuti per la lettura

In Italia, l’obiezione all’interruzione di gravidanza tra i ginecologi che operano negli ospedali pubblici è un fenomeno preoccupante. Ben 7 ginecologi su 10 si dichiarano obiettori, rendendo difficile per molte donne accedere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) entro i termini previsti dalla legge. La percentuale di obiezione supera l’80% in molte regioni, senza contare il contributo significativo degli anestesisti (48,8%) e del personale non medico (44%).

Un confronto europeo

La situazione italiana è particolarmente critica se comparata con altri paesi europei. In Germania, solo il 6% dei ginecologi è obiettore, mentre in Francia la percentuale scende al 3%. In Svezia e Finlandia, l’obiezione di coscienza non esiste affatto. Questa discrepanza sottolinea l’unicità del contesto italiano e le sfide che ne derivano.

L’elevato numero di obiettori di coscienza in Italia riguardo all’aborto può essere attribuito a una combinazione di fattori culturali, religiosi, sociali e politici. Silvia De Zordo, antropologa e ricercatrice presso l’Università di Barcellona, ha esplorato le ragioni dell’obiezione di coscienza in un’indagine condotta tra il 2011 e il 2012 in quattro ospedali situati tra Roma e Milano.

Uno dei motivi principali individuati è la fede religiosa, con la convinzione che l’embrione rappresenti una “forma di vita” che deve essere protetta. La religione cattolica, che è la più diffusa in Italia, insieme ad altre confessioni religiose, vede l’aborto come un atto di omicidio. Esistono diverse associazioni cattoliche attivamente impegnate a promuovere questa visione, incoraggiando il personale sanitario a ricorrere all’obiezione di coscienza.

La legge 194

In Italia, è la legge 194 del 1978 a prevedere la possibilità di non operare per i medici che sollevino obiezioni di coscienza. Questo elemento ha generato due problemi principali. Da un lato, ha limitato il diritto delle donne ad accedere all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), creando ostacoli significativi nell’ottenere questo servizio. Dall’altro, ha reso più difficile per i medici non obiettori avanzare nella loro carriera professionale, spesso trovandosi in una posizione svantaggiata rispetto ai colleghi obiettori.

Tuttavia, la legge 194 è stata concepita principalmente per tutelare la salute e la sicurezza delle donne. Proprio per contrastare le pratiche di aborto clandestine, pericolose e spesso mortali. L’accesso a tecniche mediche sicure per interrompere la gravidanza ha salvato moltissime vite, garantendo un diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne.

Le conseguenze dell’obiezione all’interruzione di gravidanza

Il problema dell’obiezione di coscienza è che complica notevolmente l’accesso delle donne all’IVG nei tempi previsti dalla legge. La legge 194/78, infatti, protegge la scelta del medico ma sancisce chiaramente che gli enti ospedalieri “sono tenuti ad assicurare l’espletamento delle procedure”. Tuttavia, questa garanzia spesso non viene rispettata, portando l’Italia a ricevere due sanzioni dall’Unione Europea.

L’obiezione di coscienza rappresenta un ostacolo anche nell’organizzazione del lavoro in corsia. La scelta individuale di non praticare l’IVG influisce negativamente sulla gestione del reparto, causando gravi conseguenze anche per i non obiettori. In un ambiente dominato da anti-abortisti, i medici che non si dichiarano obiettori spesso faticano ad affermarsi e a fare carriera. In alcuni ospedali, l’obiezione diventa una scelta di comodo per evitare la stigmatizzazione o l’esclusione da parte dei colleghi.

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