Oasi dei Variconi: il viaggio fotografico nel libro di Gabriele De Filippo

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Oggi il mio cagnolino Bijou ha poco più di otto anni. Quando aveva solo pochi mesi venne con me a Variconi e si divertì tanto, davvero tanto finché non cadde in una pozzanghera. Piccola cosa, ma… dalla pozzanghera uscì unto e straunto di grasso e olio: insomma, ci vollero tre giorni per ripulirlo da quella patina maleodorante.
Da allora tante cose sono cambiate grazie al lavoro dei volontari, in particolar modo di Alessio Usai. Tante cose non sono cambiate perché Usai è poco comunicativo, ma soprattutto perché l’amministrazione di Dimitri Russo non ha capito e non si è impegnata a far capire che Variconi è un luogo “europeo” di rara bellezza e di rara importanza, se è vero che è una “sosta obbligata” per le migrazioni degli uccelli dal Nord Europa all’Africa. Lo sanno bene gli ornitologi e i bird-watchers che vengono da ogni dove ormai fin dal 1978, quando fu istituita l’Oasi di Protezione della Fauna che qui è davvero molto ricca e varia tanto che è sotto la protezione della Convenzione di Ramsar. Certo, molto è cambiato negli ultimi anni, c’è maggiore sensibilità, ma c’è ancora tanta gente che se deve buttare un vecchio televisore pensa di scaricarlo al Variconi, come ci sono ancora bracconieri che non si commuovono certo di fronte all’eleganza di una folaga o al bel piumaggio di un’alzavola. Ci commuoviamo noi di fronte alle bellissime foto di Gabriele De Filippo presenti nel libro dedicato a Variconi (Viaggio fotografico nella zona umida di importanza internazionale alla foce del fiume Volturno, Napoli, 2015) che, secondo me, dovrebbe essere regalato dall’Amministrazione a tutte le famiglie di Castel Volturno.

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Gabriele è biologo della conservazione e oggi ci regala un nuovo, splendido libro su un’area tanto protetta (dal WWF fin dal 1993) quanto ignorata dai più: la Real Tenuta di San Silvestro, una delle Reali Delizie borboniche insieme a San Leucio e il Giardino all’inglese. Non so perché Caserta non si faccia vanto del recupero di San Silvestro che fino agli anni ’90 era un exemplum di incredibili zozzerie, con prostitute e pericolosi (loro malgrado) cani randagi che vagavano fra i daini introdotti senza controllo nell’area. Insomma, era terra di nessuno dove i barbari potevano distruggere l’antico frutteto reale e sostituirlo con cipressi arizonici. Il percorso di riaffermazione della legalità e del buon senso è stato lungo e difficile, ma oggi a San Silvestro si fa Educazione Ambientale dopo anni durante i quali i delinquenti che lì facevano i loro comodi hanno appiccato incendi, ucciso germani reali, testuggini, distrutto strutture didattiche.
Oggi questo è un vero luogo delle meraviglie intorno al quale non solo i naturalisti, ma la comunità tutta delle persone dabbene deve stringersi a difesa. Mi piacerebbe che venissero restituiti gli antichi nomi ai manufatti: la Casa dell’Arco (deposito delle reti per l’uccellagione) che oggi è Casa Ecologica, la Guardiola che oggi è una sorta di infopoint, la Pecoreria che oggi accoglie studenti che vengono da ogni dove.
Mi piace riportare una bella pagina di Gabriele: «Per noi che siamo nati sulle sponde del Mediterraneo, la lecceta è “Il Bosco”. È il bosco sacro a Zeus, consacrato alla dea Era e dove viveva la ninfa Egeria… La lecceta nei miei ricordi è l’avventura, il mistero, ma anche il bosco per eccellenza, quello delle fiabe. Attraverso i sentieri della piccola foresta di San Silvestro ripercorro i ricordi di bambino, si scorgono ancora vestigia della storia dei luoghi: statue abbattute dall’incuria o grandi mura in pietra viva.» San Silvestro è storia e presente dove oggi ha finalmente vinto la legalità ma, come sappiamo, non per sempre. Dobbiamo vigilare e possiamo farlo solo visitando questo luogo magico dove a primavera le lucciole ancora accendono le loro piccole luci intermittenti.
Grazie, Gabriele per averci fatto questo nuovo regalo.

 

di Jolanda Capriglione