Nuovi orizzonti universitari: oggi in Italia è possibile

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Oggi quando un giovane ragazzo si ritrova a dover scegliere il proprio percorso di studi universitario, deve tenere molte cose a mente. Sembra quasi impossibile riuscire a sopravvivere in questa società seguendo una propria passione, che non sia conforme a quelle previste.
Senza neanche capire il motivo, ci ritroviamo a considerare delle facoltà più vantaggiose di altre. Alcuni corsi di laurea traboccano di iscritti, mentre altri a malapena riescono a riempire un’aula. Eppure, in questa società così conformista, negli ultimi anni nuovi studi hanno iniziato a farsi strada nel nostro immaginario. Basti pensare alla recente laurea di Influencer, così tanto giudicata, oppure a quella ambientale. In merito a quest’ultima, il professore Domenico Fulgione, coordinatore del corso Scienze per la Natura e per l’Ambiente dell’Università Federico II di Napoli, ha chiarito alcuni dubbi riguardo il suo corso di laurea.

I corsi di laurea ambientali sono una realtà sempre più viva. Quali presupposti ci sono voluti per permettere alle università di aprirsi a questi nuovi tipi di studi?

«In realtà, molti percorsi formativi, come quello che io coordino (Scienze per la Natura e per l’Ambiente), sono attivi da diversi decenni. Quello che oggi si può dire sia cambiato, è la volontà di aggiornarli, di essere al passo con le attuali tematiche che interessano l’ambiente. Le università in questo si sono aperte ad una sensibilità ambientale che deve essere un tema del nostro tempo».

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Cos’è che spinge un neodiplomato a scegliere questo corso di laurea piuttosto che altri?

«Chi sceglie di studiare le scienze naturali ha già in sé una scintilla che ispira nello studio di animali, piante, paesaggio. Il corso di laurea può rendere professionale strutturata questa sua passione. Può guidarlo verso una formazione che renda attuale e spendibile questa sua passione».

Quale tipo di futuro possono avere i laureati di questo corso una volta conseguito il titolo?

«I naturalisti intervengono in molti contesti lavorativi, di consulenza tecnica, divulgazione, progettazione. I naturalisti lavorano presso Enti Territoriali per la gestione dell’ambiente come Parchi, Riserve, Regioni.
Si occupano di divulgazione presso musei, orti botanici e aree protette. Insegnano nella scuola e, perché no, sono professionisti che svolgono consulenze per privati ed enti pubblici. Io sono un naturalista e svolgo ricerca per l’Università».

Negli ultimi anni l’ambiente è stato un tema molto discusso. Sensibilizzare su questo argomento è ormai diventato primario, ma come farlo?

«Vede, noi ci accorgiamo dell’importanza della tutela ambientale quando accadono disastri, pandemie, invasioni e cambiamenti climatici: è troppo tardi. È necessario educare verso le tematiche ambientali elevando il livello culturale dei nostri giovani.
Chi conosce le cose impara ad amarle, un fenomeno ecologico è molto affascinate e se ben spiegato sortisce un effetto attrattivo. Questo fa scomparire comportamenti di disattenzione verso la natura, violenze e devastazioni. Se riusciamo a guardare un insetto con cultura, apprezzandone la sua straordinaria architettura e gli adattamenti funzionali, non lo schiacceremo più con una ciabatta».

Se si trovasse a parlare con un giovane ragazzo, cosa gli direbbe per cercare di convincerlo a intraprendere questo corso di studi?

«Segui le tue passioni e vedrai che lo studio non sarà una fatica, la ricerca di un lavoro sarà una sfida appassionante e avrai qualcosa di bello da raccontare quando ti chiederanno: “di cosa ti occupi?».

di Iolanda Caserta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 214
FEBBRAIO 2021

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