Nunzio Meo artista nolano, nasce a San Paolo Bel Sito (Napoli) il 25 ottobre 1965, è docente di discipline plastiche e scultoree presso il liceo artistico “Bruno Munari” di Acerra (NA). Le sue opere sono presenti sia in collezioni pubbliche che private, vive e lavora a Nola. Stimato pittore e restauratore, esperto modellatore nella realizzazione di riproduzioni plastiche architettoniche protostoriche come il plastico riproduttivo della Capanna 4 del Villaggio Preistorico del bronzo antico di Nola, esposto al Museo del mediterraneo di Livorno e la riproduzione della medesima Capanna Preistorica in grandezza naturale visitabile nel Parco Archeologico di San Paolo Bel Sito (Napoli) realizzata in collaborazione degli architetti Emilio Castaldo (studioso di architettura preistorica e protostorica) e Vincenzo Franzese. Nunzio è un artista poliedrico tra i rappresentanti dell’arte contemporanea oggi in Italia, presente in importanti rassegne d’arte di carattere nazionale e internazionale.

Da dove trae ispirazione per le sue opere l’artista Nunzio Meo?
«La mia fonte di ispirazione è l’amore verso il dono della vita e il creato di Dio, della forza dei suoi elementi ACQUA, FUOCO, ARIA e TERRA, del mistero della vita e del suo ciclo naturale NASCITA – MORTE – RINASCITA come è stato da sempre per tutti gli esseri viventi. Disegnando e dipingendo la natura confrontandomi con i miei coetanei, cercavamo di godere ogni momento bello della vita e con i buoni insegnamenti da piccolo già imparavo a rispettarla e a ringraziarla per quello che ci donava ogni giorno. Penso che il dono della vita é una cosa preziosa e indispensabile per l’umanità, da sempre la storia ci ha donato scienziati, dottori per la salvezza della vita e la salvaguardia del pianeta, così come siamo combattuti ogni giorno con esseri umani feroci verso se stessi e la natura stessa distruggendola senza avere rispetto. Io ho deciso di stare dalla parte del bene attraverso la mia arte, perchè sono convinto che ogni uomo debba innanzitutto amare e salvaguardare il luogo dove abita».

Qual è il ruolo dell’artista oggi, e come può denunciare i disastri ambientali contribuendo alla salvaguardia della società?
«Usando i stessi materiali inquinanti raccolti negli ambiente, non solo adoperandoli e farcendoli rivivere per la realizzazione delle mie opere a denunzia sociale, ma vuole essere anche un modo per sensibilizzare i cittadini nel fare la raccolta differenziata e raccogliere per educare i giovani a rispettare l’ambiente. Ed ecco che il ruolo dell’artista da sempre attraverso la sua arte e le diverse espressioni d’arte è stato quello di educare, sia un artigiano, sia un artista affermato o anche un solo docente di discipline artistiche. Chiunque artista o educatore ha il dovere di educare e lasciare che il suo progetto possa continuare come contributo nel sociale e migliorare la qualità della vita privilegiando il bello».

Quale consiglio vorrebbe dare agli artisti di domani?
Per diventare valenti artisti del domani, bisogna perseguire il viaggio verso la salvaguardia del bello e non dimenticare mai di saper plasmare la materia, qualsiasi essa sia, altrimenti le nostre mani non sapranno creare niente di geniale. L’alleanza tra Arte e fede per continuare a sperare che i nostri figli sappiamo divulgare questi saperi ed essere ottimi e stimati educatori di vita del domani.

Com’è cambiato il ruolo dell’insegnante, quali sono le difficoltà odierne?
«Il ruolo dell’insegnante oggi è diventato difficile e anziano, pieno di responsabilità. Il nostro ruolo ha il compito di formare la persona nell’unità di diversi piani:umano, psicologico, culturale e valori, per questo l’insegnante per sua natura è un educatore. Tale ruolo ha una funzione generale di trasmettere il sapere,oggi come allora dovrebbe riuscire a trasmettere ai suoi alunni le proprie conoscenze ed esperienze per farli crescere intellettualmente e per renderli autonomi e indipendenti per avviarlo nel modo del lavoro e nella vita futura. Viviamo in un sistema dove sembra che ci venga imposto dove tutto, ma la scuola è un’altra cosa, noi educatori, abbiamo un ruolo importante proprio perché oggi molti una famiglia non l’hanno, e sappiamo che nelle scuole di territori meno fortunati incontriamo allievi in casa famiglia, figli di detenuti e di ragazze madri. Mi sento fiero di esercitare il mio lavoro sentendomi un missionario con il dono di insegnare il calore dell’arte».

Quali sono i vostri progetti futuri?
«Non progetto quasi mai, aspetto che l’espressione si presenti in modo naturale con progetti geniali, colgo l’occasione giusta. Voglio pensare a tutti i miei amici e quelli che speranzosi della vita e pieni di ambizioni e progetti, li ad incontrarli tutti, invece il destino li ha scelti per dipingere un mondo migliore pensando al mio caro amico a Gaetano Di Maiolo e a tanti altri. Il mio ultimo progetto mi vede protagonista della festa dei gigli di Nola patrimonio Unesco con la realizzazione della macchina monumentale a spalla dal titolo L’Albero della Vita sta festa tane nasce Quanne more, per il Giglio Dell’Ortolani come messaggio del senso della vita».

di Maria Grazia Scrima