Nudes are hot, revenge porn is not

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Codice rosso è la legge che modifica il codice di procedura penale ponendosi come sostegno delle donne vittime di violenza domestica e di genere. Al suo interno vi è una normativa ad hoc: art. 162-ter c.p., il reato di “revenge porn” – vendetta pornografica- per i frequenti casi di pubblicazione o minaccia di materiale privato tramite web. Tale norma ha stabilito che chi ceda, pubblichi o diffonda foto e video intimi senza consenso venga punito con una pena da uno a sei anni di carcere e una multa da 5mila a 15mila euro. Le medesime misure si applicano anche a chi contribuisce a diffondere questo materiale. Se il responsabile è un coniuge, ex partner o la pubblicazione è avvenuta tramite strumenti informatici, la pena è aumentata. Infine, la pena è aumentata da un terzo alla metà se la vittima è una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o una donna in stato di gravidanza.

Le restrizioni del lockdown hanno messo a rischio molte persone, poiché è aumentato l’utilizzo di piattaforme social, che hanno agevolato il sexting: neologismo tra le parole inglesi sex (sesso) e texting (inviare messaggi) che indica lo scambio di messaggi sessualmente espliciti.
In l’Italia una donna su cinque ha riferito di aver subito minacce di aggressione fisica o sessuale e nel 59% dei casi, le molestie e le minacce online arrivavano da perfetti sconosciuti. 


Con un semplice gesto il file viene lanciato nello spazio web e dato in pasto a sguardi voraci, commenti brutali e giudizi di finta pudicizia che saranno dei nuovi atti di violenza, capaci di potersi ripetere all’infinito.
Il Revenge Porn è un’azione criminale poiché non è solo un’offesa alla privacy e all’intimità ma è una forma di disprezzo verso l’altro capace di danneggiarne anche la psiche: il 93% delle vittime ha dichiarato di aver subito un forte stress a livello emotivo e psicologico.
Svilisce e umilia: la vittima teme di uscire di casa, di approcciarsi agli altri. L’isolamento, la sensazione di essere inermi e che a mostrarla in quel modo sia stata una persona di cui si fidava, hanno fatto sì che ben il 51% di esse sfiorasse persino l’idea del suicidio.
La donna è giudicata, nonché punita, per aver semplicemente goduto del sesso; ciò è il segno di una cultura impregnata di stereotipi che vuole imbrigliare le in un certo modello altrimenti ne dovranno pagare le conseguenze.
Le pene servono, sono una necessità ma non bastano, occorre istruire le menti, educarle al rispetto comune, alla libertà dell’altro. Tutto è lecito purché ci sia condivisone di intenti preservando il rispetto della propria e della altrui intimità

di Salvatore Sardella

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