Novembre 2020 – Novembre 2021: un anno senza Diego

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«E’ morto Maradona». Non è vero, non può essere, ci prendono in giro. 
Sembra incredibile, eppure è già trascorso un anno. Il 25 novembre del 2020 il popolo azzurro, ma in realtà i tifosi di qualunque squadra di calcio e probabilmente anche chi del calcio non si interessa, si è fermato. 
La notizia della sua morte ha fermato il tempo in un’istantanea dolorosa. Diego ci aveva lasciati, per sempre. 
Che fosse malato era noto a tutti, ma quello che era certo è che lui lottava contro i suoi demoni interiori e fisici con tutte le sue forze. Invece, anche D10S ad un certo punto è stato tradito dal suo fisico. Parole ne sono state scritte anche troppe, illazioni e voci di corridoio che ci hanno raccontato la triste storia di un uomo lasciato solo al suo destino, in un paese lontano dalla sua amata Napoli.  
Ma a noi non importa, perché quello che ci ha lasciato, la sua eredità, è la certezza di aver conosciuto un uomo speciale. Un uomo, semplice a suo modo, eppure tanto speciale da aver fermato il tempo con le sue magie. I suoi tifosi si sono stretti in un abbraccio ideale che da ogni parte del mondo è confluito a Napoli. Perché Diego Armando Maradona era napoletano: nei pensieri, nelle parole, nel cuore immenso che tante volte ha accolto il grido di dolore e le richieste di aiuto di chiunque avesse bisogno. 
Innumerevoli sono state le iniziative per onorare la sua memoria, con un senso di appartenenza e rispetto lo Stadio San Paolo di Fuorigrotta è diventato a tempo di record lo Stadio Diego Armando Maradona. E’ prevista la collocazione di una statua in bronzo che presto campeggerà nel piazzale antistante proprio il Suo stadio. Alla notizia della sua morte, migliaia di tifosi si riunirono proprio in quel piazzale portando fiori, sciarpe e fotografie. In piena pandemia, nonostante le stringenti regole contro gli assembramenti, per giorni Fuorigrotta è risuonata di cori e racconti. Dietro la mascherina, persone di ogni età, si sono scambiate dolore e lacrime. Un lutto collettivo che ha coinvolto e disorientato i napoletani, parlando con i tifosi la sensazione era di una perdita familiare.  

Nei Quartieri Spagnoli, zona centrale di Napoli, è nato un vero e proprio museo a cielo aperto dedicato a lui. Meta di un silenzioso quanto doveroso pellegrinaggio di chiunque abbia conosciuto il Campione o solo semplicemente lo abbia apprezzato. Personaggi noti e semplici tifosi che ancora oggi non lasciano Napoli se prima non vanno a rendergli omaggio.  

«… na finta ‘e Maradona scioglie ‘o sanghe dind”e vene…». In realtà Maradona è stato spesso definito il santo laico della città, il dio dei poveri: a lui, come a San Gennaro, qualcuno si è rivolto per ricevere una grazia. Quando qualche giorno dopo il sangue del Santo patrono di Napoli non si è sciolto subito, in molti hanno pensato che anche lassù fossero dispiaciuti per la morte di Diego.  

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E tra poco sarà un anno che ci ha lasciati, vuoti per la perdita di un amico, di un campione, di un figlio di Napoli. Ma anche ricolmi di una rinnovata sensazione di famiglia. La maglia indossata dalla squadra per la prima partita dopo la notizia ci ha riportato la sua Argentina fusa con il suo Napoli, il 4-0 rifilato alla Roma con quel gol su punizione di Capitan Insigne ha scatenato il pubblico distante dagli spalti ma idealmente in campo. «Era la Sua mattonella, l’ha mis’ a man ‘ncap…». Ricorderemo la suggestione dello Stadio (allora ancora San Paolo) vuoto ma con una folla all’esterno che cantava e incitava i giocatori proprio come se fossero stati presenti sugli spalti. 

E ci sarà un’altra partita speciale che verrà giocata in suo nome: la Copa Maradona. Si sarebbe dovuta giocare proprio al DAM, proprio con l’Argentina ed il Napoli contrapposti. Forse non sarà così, ma non importa perché per quante iniziative si potranno susseguire, nessuna potrà togliere il sapore di Napoli dai ricordi che si legano a Diego Armando Maradona. 

Ma speciale è stato il decimo minuto del primo tempo di ogni partita giocata da allora, l’attimo in cui qualunque sia il risultato o la situazione in campo, i tifosi non mancano di cantare il coro a Lui dedicato. 

Perché Diego non è andato via, è rimasto con noi. Anzi, adesso è proprio solo nostro.  

Diego resta nei sogni di ogni bambino che tira un calcio ad un pallone, anche se non lo ha mai conosciuto. 

Di Alessandra Criscuolo

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