“E questo è il tempo delle cattedrali / La pietra si fa / Statua, musica e poesia”

Il musical si apre così, con la voce del poeta Pierre Gringoire (interpretato da Matteo Setti) che, davanti al sagrato di Notre Dame, catapulta il pubblico in ascolto nella Parigi del 1482. Il palcoscenico, apparentemente spoglio, sulle note della celebre canzone, prende vita attraverso il corpo di ballo, parte della scenografia fino ad un attimo prima.

La storia, gli interpreti e i personaggi

Nella prima parte dell’opera, si susseguono rapidi movimenti di scena, per dare spazio a tutte le vicende che si intrecciano nell’opera di Victor Hugo: dalle acrobazie degli zingari di Clopin Trouillefou (Leonardo Di Minno), che reclamano il diritto di asilo nella città di Parigi, alla sofferenza di Quasimodo (Gio di Tonno), nel vedere il suo amore non ricambiato, dagli scongiuri dell’arcidiacono Frollo (Vittorio Matteucci), che combatte il desiderio sessuale seminando odio e sospetto nella comunità, al sentimento fedifrago di Febo (Graziano Galatone), il bel capitano delle guardie diviso tra Esmeralda (interpretata da Elhaida Dani dal 2018) e Fiordaliso (Tania Tuccinardi).

La seconda parte, invece, dedica, a turno, la scena a ciascun personaggio, per far sì che quest’ultimo abbia modo di raccontarsi, così da dare al pubblico la possibilità di comprendere la sua evoluzione nel corso dell’opera. Con chiavi di letture e caratterizzazioni sempre nuove, Notre Dame De Paris è un una storia dotata di un messaggio straordinariamente attuale.

«Esmeralda è una zingara, – spiega Riccardo Cocciante durante la conferenza stampa a Palazzo San Giacomo – Frollo un prete che si innamora, fa quindi una cosa per lui sbagliata, si parla di rapporti con gli stranieri. Anche io sono un diverso, ed ho imposto questa mia diversità. Per un artista è un dovere essere fuori dal coro. Napoli – continua l’artista – con il suo pubblico entusiasta è uno spettacolo nello spettacolo, sentiamo questa forza». Un inno alla diversità, dunque, che, in una città come quella di Napoli, ricca di influenze e contaminazioni da sempre, non poteva trovare culla migliore.

Il musical dei record

Le musiche di “Notre Dame De Paris”, scritte da Riccardo Cocciante, tornano a Napoli per l’ottava volta, questa volta al Palapartenope, rivestendo i teatri, gli stadi e i palazzetti che le ospitano, di una magia sempre diversa. Dietro da Gilles Maheu, l’adattamento teatrale dell’opera popolare per eccellenza, ad opera di Luc Plamondon e di Pasquale Panella per la versione italiana, ha attraversato tutto il mondo con più di 5.000 spettacoli in 23 diverse nazioni, visti da quasi 13 milioni di spettatori.

Guardando il corpo di ballo volteggiare nell’aria, osservando i minuziosi cambi e movimenti di scena (ideati da Martino Müller), i costumi, le musiche e la scenografia, non è difficile comprendere perché “Notre Dame De Paris” venga da anni definito il musical dei record. Non a caso, dopo il suo primo debutto al Palais des Congrès di Parigi il 16 settembre 1998, fu immediatamente un trionfo. 

«Il successo di questo spettacolo che da quasi 20 anni è in giro per tutto il mondo – ha raccontato Riccardo Cocciante – deriva dalla spontaneità di questo progetto. Non abbiamo pensato a essere commerciali, ma a regalare un’emozione e anche una riflessione grazie ai nostri personaggi “diversi”. E proprio a questo è dovuta la longevità di un progetto imponente, che conta nel cast anche 30 artisti fra ballerini acrobati e breaker».

L’opera popolare

Una scelta, quella del Palapartenope, legata anche ad uno specifico intento: rendere Notre Dame De Paris, l’opera popolare per eccellenza, fruibile ed accessibile a tutti. «Abbiamo scelto di esibirci al Palapartenope – ha continuato il cantautore – perché vogliamo essere popolari. L’opera, intesa in senso classico, si è allontanata dalla gente comune. Il nostro spettacolo, invece, è un punto di riferimento per un nuovo modo di intendere la musica a teatro: un posto in cui gli strumenti classici si abbinano con l’elettronica, una vera e propria opera moderna».

 

di Carmelina D’aniello

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