Nostalgic Business: come la nostalgia ha influenzato i mercati

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L’avete notata o forse l’avete vissuta in maniera passiva l’onda gigantesca di nostalgia che da 5 anni a questa parte ci ha investiti? Nostalgia prima per gli anni ’80, poi ’70 e ora ’90. Non ci sono dei veri e propri periodi in realtà, più delle macrofasi che dal 2016 circa si sono mischiate, succedute e amalgamate.

Complesso individuare un punto d’origine ma possibile capire dove si trovi l’epicentro di questi eventi: probabilmente in Stranger Things. La prima stagione di questa serie esce nel 2016 un po’ in sordina, ed è subito un piccolo capolavoro dell’horror. Ha tutti i cliché dei vari Goonies, E.T., Poltergeist e tanti altri film degli anni ’80.

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I fratelli Duffer concepiscono un prodotto pieno d’amore per quel decennio, forse non consapevoli del fatto che quella serie avrebbe influenzato un’intera generazione a vestirsi come in Stranger Things, ad ascoltare quella musica, a riscoprire tecnologie ormai considerate obsolete dai più come i vinili. A proposito di questi ultimi, secondo i dati forniti dal BPI (British Phonographic Industry), il 2021 è stato l’anno con le vendite più alte di vinili degli ultimi 30 anni.

Difficile immaginare che all’improvviso siano tutti diventati dei puristi del suono, più facile pensare che i vinili vadano di gran moda. Anche la musica moderna si è adattata alle tendenze, basti pensare a The Weekend o a Bruno Mars che su sound e stile anni ’80 hanno basato buona parte della loro discografia. Abbiamo anche esempi nostrani del fenomeno come I Pinguini Tattici Nucleari, Colapesce e Dimartino e tantissimi altri che hanno adottato certe tendenze.

Per non parlare del fronte vestiario che ha visto la nascita a fungo di negozi di abiti usati, outfit vintage estremamente colorati e per nulla minimal, occhiali da sole esagerati e un milione di altre cose che fino a qualche anno fa avremmo guardato con un certo disgusto. Riflettendoci un secondo viene lecito chiedersi, la nostalgia è un fatto positivo? Nella realtà dei fatti si, è un fatto positivo per una marea di ragioni.

Pensiamo anzitutto alla consapevolezza storica dei giovani, al contatto con i loro genitori che hanno effettivamente vissuto gli anni che loro cercano di imitare e in qualche modo di far tornare. Probabilmente “il vintage” riesce a sopprimere un po’ alcuni grandi divari generazionali. Inoltre, le cose vecchie ispirano una grande cultura del riutilizzo, degli abiti per esempio come abbiamo visto in precedenza.

Probabilmente a qualcuno la nostalgia sta stretta, alcuni la considerano una cancrena, un incagliamento al passato che rende difficoltoso il passaggio alle cose nuove. Il sentimento nostalgico è in realtà un rifugio per tutti quelli che si crogiolano in esso, è un passare su strade già battute e conosciute, una specie di ritorno a casa verso qualcosa di familiare che ci manca tanto.

Il paradosso sta nel pensare che i giovani (me compreso) gli anni ’80 e ’90 non li abbiano nemmeno vissuti; pertanto, non si può effettivamente provare mancanza per qualcosa che non si è mai assaggiato. Probabilmente si tratta di un semplice ritorno delle cose belle, tra qualche decennio forse torneranno le mode di oggi.

La vera grande domanda è, il gusto per il vecchio durerà per sempre o si rinnoverà? Quello che è nuovo oggi sarà vecchio domani e quello che è vecchio sarà probabilmente e tristemente morto, perciò, godiamoci il vintage finché dura.  

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