“Non sono come loro”, “non sono come noi”: la diversità in prospettiva

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“La diversità” non è una scelta, un’opzione o un progetto studiato a tavolino. Pesci fuor d’acqua spesso si nasce, raramente si diventa, ma se non lo si fosse la vita forse avrebbe un po’ meno senso: quello di cercare costantemente il proprio posto nel mondo.

Non sono come loro

Essere diversi è una sensazione che accompagna ciascuno nel tortuoso percorso della vita, rendendolo a tratti più aspro, a tratti spianandolo. E così, in un battito di ciglia, essere diversi non è più un dramma adolescenziale, piuttosto una consapevolezza senile, la capacità, in sostanza, di realizzare che cambia cielo, non animo, colui che corre al di là del mare – sebbene, talvolta, appaia l’unica soluzione plausibile.

Sentirsi diversi, ad un certo punto della vita, diventa quasi un’esigenza, la presunzione velatamente snob di adolescenti in abiti da adulti mai stanchi di osservare il mondo con gli occhi di bambini. Pargoletti un po’ capricciosi, illusi di avere in tasca la formula magica per cambiare in meglio il mondo, radendolo al suolo per ricrearlo a propria immagine e somiglianza. Percepire di essere migliori di chi si era ieri, ben peggiori di chi si sarà domani, perché se l’evoluzione è una peculiarità della specie, ciascuno ha il compito, a suo modo, di contribuire.

Non sono come noi

La diversità è croce e delizia, punto di forza o debolezza, il discrimine sta nella mente di chi la custodisce, ma anche negli occhi di chi la osserva. Il discrimine sta nel contesto, che sancisce le diversità da esaltare e quelle da ghettizzare, la differenza abissale fra “non sono come loro” e “non sono come noi”. Frasi tipiche di mondi ad una sola dimensione, convinti che essere diversi significhi inevitabilmente essere inferiori. Ma inferiori a chi, inferiori per cosa?

Nascere sotto il giusto cielo – come se esistessero cieli meno giusti, anche se forse ne esistono di più ingiusti – non è la meritata ricompensa di una staffetta leale, è piuttosto una combinazione casuale, del tutto incapace di stabilire chi saremo un domani. Avere il privilegio di vivere una vita opulenta, spensierata, fatta di sacrifici imbarazzanti a dirsi tali di fronte a drammi ben più grandi non equivale ad essere migliori, soprattutto se si vive nell’illusione che avere sia un privilegio che spetta di diritto soltanto agli esseri superiori. A quelli che vantano di essere diversi ma non sanno accettare un diverso costume, credo, usanza o colore della pelle, perché il loro modo di essere diversi è l’unico accettabile: nessuno sia diverso da loro, nessuno sia diverso come loro.

Nascere sotto il giusto cielo non rende le persone grandi. Le rende tali l’umiltà, l’empatia e il loro atteggiamento nei confronti del diverso. La capacità, cioè, di intuire quanto le diversità, in fondo, siano tutte uguali, punti di forza e non di debolezza, aggiunte, non mancanze. Quanto la fortuna non sia un merito, ma un caso, in quanto tale fortuito. E quanto se ne debba essere grati.

di Teresa Coscia

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