Inutile nascondere l’innegabile: in un ‘epoca storica quale quella attuale i mass-media ed i sistemi sanitari polarizzano la loro attenzione sull’antagonista per antonomasia: il Covid-19.

È una lotta ad armi impari quella di medici ed infermieri, che mettono a disposizione tempo ed energie fino allo stremo per combattere quello che potremmo definire un mostro dalle dubbie fattezze.

In una tale situazione d’emergenza le problematiche d’ordine medico che esulano dalla tematica, vengono collocate in secondo piano, come se si potesse scegliere d’altronde di mettere in stand-by patologie che da sempre affliggono la storia dell’umanità. È interessante in tal proposito notare l’iniziativa intrapresa da Uil Trasporti Campania, in collaborazione con coordinamento delle Pari opportunità Uil Trasporti e ‘Underforty women breast care Onlus’.

Il progetto, intitolato ‘InVITA alla prevenzione’, utilizza il gioco di parole per sottolineare la necessità di sensibilizzare le donne alla problematica del tumore al seno, suscitando partecipazione attraverso visite specialistiche gratuite: senologiche e mammografie.

Le visite saranno effettuate presso la sede Uil Trasporti Napoli dal senologo chirurgo dell’ Istituto Nazionale Tumori Pascale, Massimiliano D’Aiuto. Tutto nel rispetto delle norme anti-Covid ed esclusivamente su prenotazione.

Antonio Aiello, segretario generale Uil Trasporti e Rachele Pagano, responsabile del CPO Uil Trasporti, motivano così la scelta: ”In questo momento complicato generato dalla pandemia in cui ambulatori e reparti ospedalieri sono stati trasformati in reparti covid, le visite specialistiche e la prevenzione sono passate in secondo piano, pertanto abbiamo deciso di sostenere tutti gli iscritti e i loro familiari con delle visite senologiche nella nostra sede sindacale e diffondendo, sui luoghi di lavoro, materiale informativo. Il sindacato oggi più di ieri non tutela solo il lavoro, ma anche la salute e la sicurezza delle nostre lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie”

L’iniziativa ha lo scopo di inculcare nelle donne l’abitudine di tenere sotto controllo problemi di questa portata:  l’importanza della strategia preventiva si è rivelata infatti cruciale in questo specifico campo d’indagine e diagnosi. Perché? Perché questo tipo di patologia è asintomatico nella maggior parte dei casi: è molto difficile che il soggetto avverta dolori che possano indurre alla preoccupazione e dunque alla visita specialistica, per questo avere una disposizione al controllo sistematico è fondamentale.

Soffermandoci su dati statistici infatti emergono verità che è necessario ricordare: è proprio tramite controlli di routine che si riscontrano in Italia ogni anno circa 40.000 nuovi casi e solitamente su otto donne una risulta essere compatibile con tale diagnosi.

Sarebbe utile fare chiarezza sulla questione mettendo in luce quei fattori di rischio verso i quali possiamo attuare comportamenti che riducono al minimo l’esposizione agli stessi.

Sicuramente uno dei fattori maggiormente predisponenti allo sviluppo della patologia è l’Ereditarietà. Essa è intesa come la trasmissione di caratteri genici da una generazione all’altra che, nel caso di tale patologia, può rappresentare vere e proprie mutazioni le quali alimentano le probabilità di sviluppare la malattia. Se la storia clinica del paziente è connotata da familiarità, è bene sottoporsi a visite routinarie

Ulteriore fattore di rischio è quello dell’età: c’è infatti una proporzionalità diretta tra l’età e il tumore al seno. Circa l’80% dei casi si riscontrano dopo I 50 anni.

Inoltre di notevole interesse sono le recenti scoperte circa la correlazione tra abitudini alimentari e l’insorgenza di patologie come il tumore al seno. Anche attraverso una dieta specifica si può attuare una pratica preventiva: mangiare molta frutta e verdura, preferire carni bianche e pesce si rivela essere molto utile contro lo sviluppo di neoplasie. Ancora, l’obesità a seguito della menopausa può essere un fattore di rischio perché può comportare l’insorgenza della sindrome metabolica, cioè una produzione eccessiva di insulina non riconosciuta dai recettori. Una diagnosi simile a quella del Diabete che va a braccetto col rischio di contrarre tumori.

Da tali evidenze si riscontra dunque una necessaria coscientizzazione delle donne verso un argomento così vicino ma ancora così sottovalutato nella sua portata.

Attraverso pochi  accorgimenti in autonomia e il ricorso a visite periodiche si può fare la differenza.

L’iniziativa ‘InVITA alla prevenzione’ si rivela un ottimo punto di partenza che tenta di risollevare, tramite un piccolo contributo, un sistema sanitario in affanno.

di Viviana Piscitelli

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