Non sempre i workshop aumentano la produzione della ricerca

Questa è un’era della medicina basata sull’evidenza, in cui il processo della ricerca, la valutazione e l’uso etico, preciso e giudizioso dei risultati della ricerca contemporanea sono la base per le decisioni cliniche dei singoli pazienti.

Diversi studi hanno dimostrato un aumento delle conoscenze degli studenti di medicina dopo aver frequentato seminari di metodologia di ricerca o dopo aver frequentato corsi di formazione a breve termine.Tali studi hanno concluso che se si introducesse il concetto di ricerca nel loro corso di laurea, ci sarebbe un aumento nell’interesse della ricerca, la fiducia nella conduzione della ricerca e il miglioramento della conoscenza della ricerca. Inoltre, i corsi di formazione e i workshop sono i modi migliori per introdurre tale concetto, in quanto sono molto ben accolti a migliorare le conoscenze e le prestazioni del personale medico.È di tutt’altra opinione Nassim Nicholas Taleb, un filosofo, saggista e matematico libanese; lui afferma che non è vero che la conoscenza accademica generi ricchezza economica, secondo il modello in cui la ricerca pura produce conoscenza scientifica, che a sua volta genera tecnologie, che a loro volta portano alle applicazioni pratiche, che a loro volta conducono alla crescita economica. Nella maggior parte degli ambiti che ha preso in esame, pare che sia vero l’esatto contrario, non riscontrando prove rigorose che quel modello sia vero. Per Taleb, le capacità e le idee che ci vengono naturali come l’osservazione e il ragionamento non sono dovute alle lezioni, come vogliono far credere gli accademici nelle università, e paragona ciò all’illusione di voler insegnare agli uccelli a volare.

In effetti, quanti di quelli che hanno fatto grandi ricerche in passato hanno seguito questi workshop?

Se pensiamo Charles Darwin, dopo aver abbandonato la scuola di medicina, ha iniziato a navigare in tutto il mondo per 5 anni. Ha studiato la fauna, la flora e i fossili e tenuto un registro meticoloso delle sue osservazioni. Questo naturale dono ha gettato le basi della sua teoria della selezione naturale ed evoluzione. In tempi più recenti, sia Bill Gates che Steve Jobs con le loro intuizioni hanno ispirato e cambiato la vita di generazioni e riscritto le regole della comunicazione. Li accomuna, oltre alla determinazione e il genio, l’aver abbandonato gli studi universitari per seguire i propri progetti e ambizioni. Questo nulla toglie all’importanza dello studio nella vita di ognuno, ma in questi casi è stato necessario lasciare i libri, almeno quelli dei corsi universitari, per dedicarsi a tempo pieno a quello che realmente si voleva fare nella vita. Gli inglesi li chiamano “miliardari dropouts”, imprenditori arrivati al successo senza aver conseguito una laurea, e da sempre rappresentano, anche nel nostro Paese, un esempio da seguire. Espressione di chi, con le sole forze della propria genialità, è riuscito a realizzare una brillante carriera.
Così come agli uccelli non dobbiamo insegnare a volare, è il loro innato potenziale. Allo stesso modo, gli umani hanno l’innato potenziale di osservazione e di pensiero. Un bambino è l’osservatore più acuto, pertanto, ogni uomo nasce come un ricercatore, è l’educazione formale, a partire dall’istruzione, che nel corso degli anni uccide l’osservazione e l’istinto di ricerca.

di Antonio Giordano
Direttore del S.H.R.O. di Philadelphia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°203
MARZO 2020

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