“Non possono distruggere un’idea”: intervista all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano

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Chiunque intraprendesse un viaggio verso Riace troverebbe ad accoglierlo uno svariato numero di cartelli di benvenuto, simbolo del grande contrasto interno che vive attualmente questa comunità. “Riace, il paese dell’accoglienza” recitava il cartello voluto dall’ex sindaco Mimmo Lucano, ora sostituito dall’attuale amministrazione con quello in onore dei Santi Cosimo e Damiano.

informareonline-mimmo-lucano-riace-4-minUn gesto fortemente simbolico che testimonia la volontà di annullare il vecchio modello di integrazione messo in piedi nei tre mandati di Lucano, in opposizione con la politica attuata dal neo sindaco Trifoli, sostenuto dalla Lega.
Questo contrasto è solo la punta dell’iceberg di una rivalità che ha portato anche alla manomissione di alcune delle botteghe riacesi, luogo di solidarietà e condivisione tra cittadini locali e migranti. “Uno scontro tra umanità e disumanità”, così lo descrive Mimmo, tra un modello di politica volto all’integrazione e quello xenofobo propagandato dalla destra italiana.
“La loro preoccupazione è dovuta al fatto che Riace ribalta completamente il paradigma secondo cui l’accoglienza e l’immigrazione sono il vero dramma sociale.” ci spiega Mimmo in un’intervista svolta nel Villaggio Globale, il cuore pulsante di Riace.
Con lui abbiamo parlato dei tentativi di repressione subiti da parte dei precedenti governi e della trafila di accuse e processi ai quali ha dovuto sottoporsi. La vittoria del 9 giugno, con il Consiglio di Stato che ha riconosciuto il valore del progetto Sprar locale, sconfessandone la chiusura, non viene festeggiata con troppo entusiasmo dal vecchio sindaco, che si prepara ora per un nuovo processo. Il 3 luglio dovrà infatti presentarsi di fronte al giudice monocratico per difendersi dall’accusa di aver falsificato due carte d’identità allo scopo di garantire assistenza sanitaria.

“L’obiettivo non era solo chiudere il progetto Sprar, non era nemmeno arrestare il sindaco, era quello di distruggere un’idea, di dimostrare che la visione giusta è quella di Salvini, quella che mira a costruire una società disumana”. Ma questa mentalità a Riace non attacca: “La nostra è una storia legata al concetto di ospitalità che è connaturato a questi luoghi.
Qui non ci sono pregiudizi, c’è una cultura antica che vuole che l’ospite, lo straniero, venga rispettato. L’accoglienza a Riace ha avuto un ruolo sociale e se è stato possibile qui è possibile ovunque”. Che il modello Riace non rimanga un unicum, infatti, non è soltanto un sogno. Anche Camini, un borgo calabrese a pochi chilometri di distanza, ha scelto di adottare un modello di accoglienza affine dimostrando che l’utopia dell’integrazione e della multietnicità non è poi tanto lontana. Ma anche Riace potrebbe tornare a breve più forte di prima. Sebbene con l’arrivo della nuova amministrazione gran parte della comunità migrante sia stata smobilitata, presto si tornerà alle elezioni e sarà possibile ripartire. “Potrei candidarmi per la quarta volta, ma devo essere attento, non metto in gioco la mia faccia ma quella di un ideale a cui tengo molto, che è l’ideale di tanti” – afferma Lucano.

IL MODELLO RIACE

La storia di Riace, che ha fatto il giro del mondo, è iniziata nel ‘98, con lo sbarco di un centinaio di curdi sulle coste di Riace Marina. Da quel momento, prima ancora che i media e la politica propagandassero con tanta ferocia l’odio verso i migranti, un borgo quasi disabitato rinasce grazie al loro supporto.
Dal ‘98 fino al 2016, infatti, Riace rifiorisce. La cittadina si ripopola, torna a riempirsi di giovani e di attrazioni. Il progetto Sprar che si apre qui non è un semplice ghetto; i migranti si stabiliscono nelle case disabitate, rimesse in piedi dall’amministrazione di Lucano. Nascono progetti di integrazione come i laboratori artigianali, la fattoria didattica, le botteghe. In breve tempo si riesce a dimostrare che l’immigrazione può rivelarsi una ricchezza sia dal punto di vista sociale che economico.
“Ci sono stati anni in cui il numero degli immigrati era sempre più alto di quello dei riacesi, e non c’è stato nessun problema. La gente del luogo ha potuto conoscere da vicino queste persone e capire cosa li spinge ad intraprendere questi viaggi, quali sono le condizioni che lasciano, cosa sono la povertà e la guerra. Ho sempre pensato che queste consapevolezze rendano la società migliore” – ci racconta ancora Mimmo.

Era questa la comunità che voleva e che sognava, il progetto su cui ha investito tutta la sua vita. Dal 2016, però, le cose cambiano. Il governo centrale cambia atteggiamento nei confronti di Riace, l’immigrazione inizia ad essere il problema più discusso a livello nazionale e la politica reagisce in modo sempre più aggressivo.
Da lì per Mimmo Lucano e per i suoi progetti non c’è più tregua. Tra Minniti e Salvini l’Italia prende una posizione sempre più dura nei confronti dell’immigrazione e riesce a far cadere un fenomeno di spontanea solidarietà nella rete della burocrazia. Le ali del modello Riace vengono spezzate con l’arresto del sindaco, ma Mimmo non si dà per vinto. Mentre ci guida per il paese ci mostra con orgoglio ogni progetto nato in questi anni, raccontandoci storie antiche della sua terra e della sua gente.
Ci porta tra le botteghe che ospitano i laboratori artigianali della ceramica, del vetro, del legno, dove cittadini locali e migranti lavorano fianco a fianco mescolando le loro conoscenze. L’ultimo progetto di cui ci rende partecipi è quello di riattivazione dell’antica attività del “Forgiaro”, nato insieme all’immigrato Tony. Ora nella vecchia bottega del fabbro i lavori sono appena iniziati.
Chi tenta di sabotare o chiudere questi progetti, afferma Lucano, non può vincere, perché la loro violenza non propone alternative. La storia di Mimmo e di Riace, quella che ci raccontano e quella che abbiamo visto e toccato con mano, dimostra che non esistono politiche più vincenti di quelle guidate dall’umanità. È per questo che Riace tornerà, e sta tornando ad essere, il paese dell’accoglienza.

di Marianna Donadio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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