(Non) Mettere la musica in spiaggia

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Agosto non è un mese, agosto è “il” mese, quello deputato alle vacanze. Il mese in cui i lavoratori si godono il meritato riposo. Per molti agosti significa mare, sabbia, un costume bagnato, un caldo che fa sudare anche stando fermi. Per me agosto significa mare, sabbia, un costume bagnato, un caldo che fa sudare anche stando fermi.

Così, nel giorno deputato alla partenza, recupero le cose, carico la macchina e mi preparo a godere di questo mese bugiardo. Parentesi. Ad agosto l’impossibile sembra possibile, ma quando si arriva davanti alla fonte d’acqua, ci si rende conto di essere stati ingannati da un miraggio. Chiusa parentesi.

Noto che, con sempre maggiore insistenza, i lidi (o chalet o bagni, che dir si voglia; l’italiano regionale è così, ognuno chiama le cose come cazzo gli pare) si dotano di impianti di amplificazione dalla vasta potenza. Un po’ di musica in spiaggia, che bello. E invece no, che bello un corno. Non sono un naturalista, amante dei paesaggi, ambientalista, nazi-sealover, però…no. Sarà un’abitudine personale, ma io al mare ci vado anche per rimettere in ordine i pensieri. Agosto significa anche pausa dallo stress e riorganizzazione.

Come si fa a riorganizzarsi la mente se si hanno le orecchie continuamente bombardate dal rumore dei tormentoni estivi? La nostra cultura ha già preso da tempo la direzione dell’intrattenimento perpetuo. E inevitabilmente dell’intorpidenti dei sensi e del pensiero. L’evoluzione tecnologica ed il progresso mi hanno sempre trovato dalla loro parte. Non questa volta. Anch’io oggi mi schiero nel comodo lato della controcultura. Il mondo ha bisogno di uomini con la capacità di produrre anticorpi contro l’intrattenimento selvaggio. Lasciateci le spiagge, fateci sentire lo scroscio del mare.

di Marco Cutillo

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