Finalmente si ricomincia a parlare di musei e patrimonio culturale. Dopo un lockdown durato mesi, responsabile di uno dei più grandi momenti cruciali della storia del mondo e contemporaneamente di depressione socioeconomica generale, si torna a parlare di turismo e cultura.

Leitmotiv di questo nuovo mistico interesse non è, nostro malgrado, un decreto culturale lanciato dal MiBACT, né una manovra economica dello Stato volta a fare gli interessi della cultura e la tutela del Patrimonio Artistico, ma una foto. Chiara Ferragni, nota influencer e digital entrepreneur italiana prende parte ad un progetto per Dior che la vede protagonista all’interno di una serie di musei e contesti culturali italiani per rilanciare il turismo nella nostra penisola. Non fa una piega. La cultura piegata al mondo del marketing raccoglie subito i suoi frutti. Gli Uffizi di Firenze registrano, nel giro di pochi giorni, un +27% delle visite. Come se gli Uffizi avessero bisogno di pubblicità.

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Diviso da questa vicenda il mondo degli accademici.

Se da un lato c’è chi legge positivamente questo esempio sperando che desti dalla lunga veglia la voglia e l’interesse per la propria storia artistica nei cittadini italiani, c’è chi ragiona in altri termini. Senza contare la categoria, ormai consolidata, degli Haters, vi è un tentativo di costruzione, dietro questa vicenda, per provare a sviscerarla ed analizzarla.

Il compito degli influencer è quello di promuovere brand, cosmetici, location, momenti familiari, lifestyle e chi più ne ha più ne metta. Non staremo qui ad entrare nel merito delle loro competenze, non ci riguarda. Ma proviamo a concentrarci semplicemente sull’accaduto: Chiara Ferragni agli Uffizi, ed è subito boom di visitatori.

Risulta essere chiaro e preoccupante un semplice dato, la cultura e la promozione del territorio non è più appannaggio del Ministero e dell’organo di competenza, Scuole ed Università, ma è schiavo del mondo dei social. È un triste e preoccupante messaggio.

Ci sentiamo soddisfatti replicando passivamente dei comportamenti, se indossiamo determinati indumenti, se frequentiamo le stesse location. In questo senso gli Uffizi rientrano chiaramente tra le prossime mete dei giovanissimi, volendo a tutti i costi emulare quello della nota influencer.

È giusto? Sbagliato? Quali conseguenze porterà con sé questo fenomeno? L’odio non ha mai portato lontano, ragionare forse si.

Basti pensare che ad un mese dalla riapertura del nuovo anno accademico ancora nessuno ha  idea di come si dovrà affrontare il rientro in classe, basti pensare che c’è chi crede alla DAD come ad una valida alternativa.

Basti pensare che sono proprio i giovanissimi ad aver subito un drastico cambiamento culturale senza che nessuno abbia provato a proporre loro delle alternative. Totalmente priva di sicurezze e di prospettive, questa generazione paga il grande scotto di uno Stato che non funziona, che continua a sovvenzionare gli istituti privati e che calpesta quotidianamente chi con la cultura ci vive. Se la promozione della cultura e del patrimonio italiano passa per una multinazionale, forse abbiamo un problema. E la soluzione, purtroppo per tutti, non è inveire contro la Ferragni o contro chi la venera.

E forse capisco perché la nuova generazione preferisca i social alla cultura. E non posso che essere dalla loro parte.

di Rosalba Nocerino

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