Non è una “bufala”: la disastrosa strategia che sta annientando la filiera bufalina casertana

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Dopo la manifestazione tenutasi a Casal di Principe dagli allevatori bufalini casertani, si è avviata in me, in quanto assessore all’ambiente, cultura, sviluppo economico e impianti ambientali del comune di Casal di Principe, un’azione di approfondimento sulla questione “allevamenti bufalini”.

Sin da subito ho una chiara discrasia tra le cose che gli allevatori dicevano e le pratiche canoniche messe fino ad era in atto dagli Enti competenti. Da quello che ho letto in maniera approfondita è emerso con chiarezza che attualmente i nostri allevatori sono ostaggio di strategie politiche da decenni conclamate che molto si distaccano dalle reali esigenze del settore.

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La necessità vera di tutti gli allevatori è quella di programmare sul breve, medio e lungo termine interventi che risultino definitivamente strategici per tutto il comparto bufalino casertano.

Nell’analisi dei dati emerge un dato sconcertante: per la filiera bufalina casertana gli ultimi anni sono stati drammatici:

  • Nel 2015 solo il 3,30% delle aziende sottoposte ai controlli per brucellosi presentavano capi infetti.
  • Nel 2020 la percentuale è arrivata a toccare il 14,77%

I dati, freddi e cinici, parlano chiaro: da vent’anni si brancola nel buio. Da vent’anni si abbattono capi a ritmo crescente. Da vent’anni il male che affligge le bufale, invece di regredire, dilaga e assottiglia inesorabilmente il parco animali. Da vent’anni non c’è stato nessuno che è stato in grado di governare i processi di contenimento dei contagi.

Ma per capire meglio l’entità del dramma veniamo a qualche altro dato statistico del casertano

  • Nel 2015                    818 aziende bufaline
  • Nel 2020                    704 aziende bufaline

Sono sparite in 5 anni 114 aziende e circa 30.000 capi di bestiame! Un disastro sociale, economico e culturale!

Nonostante questi dati sconfortanti Caserta ancora oggi rappresenta il 60% del settore bufalino a livello nazionale, una forza economica non da poco, un’eccellenza sotto tutti i punti di vista che però rischia un irrimediabile tracollo.

Tutti i piani di eradicazione della brucellosi e tubercolosi attuati fino ad oggi sono risultati fallimentari, un accanimento di fronte a palesi insuccessi che hanno portato negli anni solo a consolidare ruoli e posizioni che poco hanno a che fare con lo sviluppo economico di settore del territorio casertano.

A fronte di questa inerzia campana, tutti gli organi competenti interpellati hanno proposto un percorso chiaro e preciso sui protocolli di eradicazione della brucellosi. La Commissione Europea il 17 marzo 2020 testualmente  recita: “…è responsabilità delle autorità nazionali e locali competenti, in collaborazione con la comunità agricola, accelerare il processo di eradicazione di questa malattia”.

Accelerare? e quale processo di accelerazione in questo anno è stato dato al settore bufalino dalle nostre autorità locali competenti? Inoltre la Commissione europea ha raccomandato a più riprese alle autorità italiane la vaccinazione per la brucellosi come soluzione possibile all’alto tasso di contagio di talune zone del casertano. Ma a quanto pare neanche questo “interessa” alle nostre autorità locali che continuano a fomentare scontri tra gli allevatori campani alimentando fobie e paure.

Per fortuna uno spiraglio di speranza per tutti gli allevatori casertani arriva dal Ministero della Salute attraverso il “parere su vaccinazione Regione Campania 2021”  dal Centro di referenza nazionale per la brucellosi di Teramo.

L’applicazione integrale del piano di Teramo significherebbe vedere finalmente la luce in fondo al tunnel e l’applicazione dei semplici e chiari principi sarebbero in grado di rilanciare il settore zootecnico con tutte le sue eccellenze.

In considerazione di ciò gli allevatori bufalini casertano si sottoporrebbero all’applicazione delle direttive del piano di vaccinazione di Teramo che prevede:

  1. Abbattimento dei capi positivi
  2. Vaccinazioni delle vitelle da 6 a 9 mesi
  3. Divieto di vaccinazione capi adulti
  4. Utilizzo della vaccinazione per contrastare l’incidenza dell’infezione in particolare nei 4 comuni di Castel Volturno, Cancello ed Arnone, Grazzanise e Santa Maria La Fossa.
  5. Ulteriore allargamento delle vaccinazioni ai comuni limitrofi: Villa Literno, Pignataro Maggiore, Carinola, Capua, Francolise, Mondragone e San Tammaro.
  6. Identificazione della dicitura di “indenne con vaccinazione” del solo allevamento e non della Provincia, Comune o Regione di ubicazione.
Ma mentre in questi 20 anni le inerzie degli enti competenti lasciavano vuoti e facevano morti, il popolo degli allevatori casertani resisteva e combatteva una guerra subdola ed impari, investendo nella strutturazione ed ammodernamento delle loro aziende, adeguando i protocolli di Biosicurezza rendendoli strumento concreto di lotta alla brucellosi e alla tubercolosi.

Assessore ambiente, cultura e sviluppo economico di 

Dr.ssa Letizia Maria

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