Non dovremmo essere contenti di vedere gente ancora al mare

Donato Di Stasio 08/10/2023
Updated 2023/10/07 at 6:49 PM
3 Minuti per la lettura

Altra domenica di sole, le temperature sfiorano i 30 gradi e si vede gente nelle auto parcheggiare all’ingresso di lidi privati o nei pressi delle spiagge libere, pronti a trascorrere una giornata a suon di mare e protezione. Tutto normale, diremmo, se fossimo nei primi mesi estivi, maggio o giugno, o a ridosso dell’autunno settembrino. Oggi il calendario segna 8 ottobre, la stagione delle foglie secche è arrivata da circa tre settimane. Tuttavia, il caldo e l’estate non ne vogliono sapere di andarsene. Siamo a Castel Volturno, sul litorale domizio, ma il fenomeno in questione riguarda tutta la penisola. C’è addirittura chi è messo peggio: a Roma e Torino la soglia dei trenta è stata superata. Nel frattempo, su dibattiti e discussioni social l’impressione è che gran parte degli individui intervenuti sia al “settimo cielo” per il prolungamento del caldo estivo: in realtà non dovremmo essere contenti di vedere persone ancora al mare.

Non si tratta di una semplice “ottobrata”

Chi legge i quotidiani o ascolta i notiziari, o più semplicemente chi naviga sul web, si sarà sicuramente imbattuto nel termine “ottobrata“, il quale si riferisce, come è scritto precisamente su Treccani, a “condizioni atmosferiche particolarmente favorevoli che spesso si verificano nel mese di ottobre”, dunque a temperature massime presumibilmente non superiori ai 22-23 gradi. Nulla a che vedere rispetto a quanto sta accadendo oggi, e la prova più eclatante della questione deriva dalla decisione della maggior parte degli stabilimenti balneari italiani di posticipare la chiusura alla fine del mese corrente. Secondo le previsioni dei meteorologi, il clima rimarrà estivo e sarà “da mare” almeno fino alla metà di questo mese, ma anche nelle settimane successive le giornate saranno caratterizzate da 4-5 gradi sopra la media. Contenti coloro che sono al settimo, ottavo o nono cielo.

Gente ancora al mare, ma non dovremmo esserne contenti

Il clima è ormai diventato una delle issue principali presente nelle agende politiche di tutti i paesi del mondo. Inutile soffermarsi sulle conseguenze globali causate dal surriscaldamento climatico, ci pensano già ogni giorno esperti del settore. I cittadini dovrebbero ricordarlo quotidianamente, se vogliono tornare ad avere voce in capitolo in quella che Habermas definì sfera pubblica, facendo pressione ai leader della classe politica mondiale. Mi viene in mente, per esempio, il movimento Fridays for Future, che due giorni fa ha organizzato una manifestazione in diverse città d’Italia, Napoli compresa. I cittadini non dovrebbero essere contenti di temperature che si avvicinano ai 30 gradi e di vedere gente ancora in acqua, per i motivi sopra descritti; dal lato opposto della medaglia, però, possono essere biasimate le persone che ne approfittano per prenotare un weekend di piacere e relax al mare.

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