Maurizio Casagrande: «Non dobbiamo lasciarci dire chi odiare e chi amare»

Maurizio Casagrande

«La rappresentazione Chiamami a testimoniare è il frutto di un lungo lavoro che i ragazzi stanno già svolgendo qui da mesi, insieme ai loro docenti di storia e filosofia. La rappresentazione vede coinvolti tantissimi ragazzi e abbiamo l’onore di ospitare qui tre illustri personaggi: Fausto Mesolella, chitarrista casertano, Maurizio Casagrande, attore e comico campano e il Cardinale Crescenzio Sepe, vescovo di Napoli. Queste presenze ci inorgogliscono ancora di più». Queste sono le parole del Dirigente Scolastico Diamante Marotta, del Liceo Federico Quercia di Marcianise. A seguire la meravigliosa e commovente rappresentazione, Casagrande ha voluto concludere con questa magnifica frase: “Non dobbiamo lasciarci dire chi odiare e chi amare”.

Tra le domande che gli ho voluto porre e che più si attenevano all’evento della Shoah, troviamo queste.

Lei è un grande comico e attore napoletano. Dopo ogni suo film, o quasi, vuole lasciarci una morale, e dopo il monologo che ha interpretato il giorno della Shoah , ha qualcosa da lasciarci?
«Morale è una parola grossa, non penso di avere la capacità di insegnare la morale perché non so nemmeno bene cosa sia. Quello che sicuramente mi piace fare è non essere vuoto in quello che dico, penso che attraverso la risata si possa dire tutto , aprendo il cuore della gente con un sorriso si riesce a far arrivare dei messaggi molto più a fondo di quanto si possa fare raccontando cose in maniera seria o seriosa. L’intervento che ho fatto, approfittando di un grande della storia come Giorgio Gaber, un grande cantante, un grande uomo di teatro, ma soprattutto un grande poeta che ha raccontato molte cose, ma ce n’è una in particolare che è “La Paura”. Lui racconta quanto si possa aver paura di niente, la paura è un concetto che abbiamo dentro. Vediamo un essere che si avvicina e in quest’essere vediamo il nemico, costruendoci attorno una serie di mostruosità che vediamo solo noi. Il problema è che se noi lasciamo crescere quella paura, ci vien voglia di abbattere quel nemico. Così nasce la guerra e anche un orrore simile a quello che è stato compiuto».

Quanto può insegnare la professione di attore?
«La professione di attore ti può dare la possibilità di imparare a vedere le cose in maniera diversa che credo forse una cosa che   consiglio a tutti di provare. Facendo un personaggio si prova a guardare il mondo da un punto di vista diverso da quello che è il nostro e ci accorgiamo che le cose che ci sembrano “sbagliate”, per un’altra persona possono essere giuste».

 Può definire il teatro poesia?
«Non necessariamente, io penso che il teatro è bello perché c’è anche la poesia. Il teatro è un contenitore, in cui troviamo tante arti: la pittura, l’arte recitativa, la poesia».

di Flavia Trombetta