“Noi operatori sanitari non possiamo… Ma voi restate a casa!”

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Intervista a Vincenzo Pianese, giovane operatore sanitario del 118

Non è un periodo facile per il nostro Paese che, come ben sappiamo, si trova attualmente in una situazione di grande emergenza, a causa dell’avanzata del Covid-19. Un virus che ormai è diventato globale, colpendo quasi tutti i paesi del mondo.
Come tutte le regioni d’Italia, anche la Campania si trova a dover fronteggiare la pandemia, e non può non balzare all’occhio lo straordinario lavoro compiuto ogni giorno da medici e infermieri. Vincenzo Pianese, giovane infermiere napoletano, laureatosi da pochi mesi, non si è tirato indietro di fronte all’emergenza e continua a svolgere il proprio lavoro nelle ambulanze del 118.


Vincenzo, ogni giorno siete chiamati a soccorrere molte persone. In questo momento, come si vive un’intera giornata a lavoro nel 118?
«Per quanto mi riguarda, prima di un intervento, sono sempre carico dell’adrenalina che mi trasmette il mio lavoro.
Quando torno a casa, però, l’adrenalina si trasforma in uno stato di paura, perché abbiamo a che fare con tanti pazienti che possono aver contratto il virus. Dobbiamo essere molto attenti quando utilizziamo i Dispositivi di Protezione Individuale, perché l’uso scorretto può essere fatale. Se non segui la prassi, soprattutto durante la svestizione, hai la possibilità di portarti il virus a casa.  Credo sia normale un po’ di paura, ma comunque l’emergenza non ci ha fermati. Ci rimbocchiamo le maniche e combattiamo per far sì che tutto questo, un giorno, sia solo un brutto ricordo».


Migliaia di messaggi di conforto arrivano ogni giorno dalla classe politica e dalla gente comune. Vi sentite un po’ degli eroi che combattono per l’intera nazione?
«Non siamo degli eroi. Siamo semplicemente persone come tutte le altre che stanno facendo il loro dovere. Spesso sono elogiati solo medici e infermieri, quando poi l’efficienza degli interventi dipende da tutta l’équipe sanitaria, che comprende anche gli autisti soccorritori, che svolgono un ruolo fondamentale. Forse, il Covid-19 ha fatto capire realmente l’importanza delle figure dei medici e degli infermieri, ma questo è un lavoro che facciamo tutto l’anno».


L’esperienza è dalla parte di chi pratica questa professione da anni. Qual è, invece, l’apporto in più che può dare un giovane rispetto ad un adulto?
«Innanzitutto, io credo le forze. Generalmente, le persone che svolgono questa professione da più tempo potrebbero agire con meno voglia rispetto ai giovani.
Io, però, ho sempre visto medici e infermieri adulti lavorare al massimo delle loro possibilità e mettere in campo tutte le loro forze. Da parte di un giovane, poi, c’è più accortezza in un intervento, essendo alle prese con i primi soccorsi, e più voglia di mettersi in gioco».


I media sostengono che, rispetto alle regioni settentrionali, gli ospedali al Sud siamo meno attrezzati per affrontare questa pandemia. Secondo te, cosa serve per sconfiggere definitivamente il Covid-19?
«Per me la sanità campana funziona abbastanza bene. Non solo il Sud, ma anche il Nord era completamente impreparato ad affrontare un’epidemia del genere. Secondo me, per vincere questa battaglia, c’è bisogno di buon senso da parte delle persone, che non hanno ancora compreso la gravità del problema.
La mattina, quando sono in giro per gli interventi, vedo tanta gente per strada e, a volte, tendono ancora a crearsi file di traffico che ostacolano il percorso delle ambulanze, mettendoci molto in difficoltà.
Forse dovrebbero essere attuate misure ancora più restrittive per far sì che i cittadini stiano a casa dalla mattina alla sera. Basta strafottenza. Noi operatori sanitari non possiamo, ma voi restate a casa».

di Donato Di Stasio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°204
APRILE 2020

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