Cantare di pace e di fratellanza in un momento storico dove la paura costringe ognuno nelle proprie convinzioni e l’odio acceca lo sguardo di chi guarda, oltre ad essere un gesto estremamente coraggioso, diviene anche un monito per chiunque sia in ascolto. La voce di Noa, artista e cantante israeliana, racchiude esattamente questo: un invito a non restare indifferenti e a riportare lo sguardo al cielo, per riappropriarci dei valori dell’arte e della bellezza di cui siamo stati derubati.

Da sempre impegnata nel sociale e in prima linea nel raccontare, attraverso la sua musica, i conflitti sociali che da decenni macchiano di sangue la storia d’Israele, il ruolo di Noa va ben oltre i rigidi canoni che ricalcano la figura dell’artista contemporaneo.

L’arte secondo Noa

Il rifiuto di qualsiasi formazione accademica e di qualsiasi stereotipo, ha fatto sì che la sua voce fosse libera di denunciare le ingiustizie e i drammi sociali del suo tempo. Soprattutto quelli scomodi, ricoperti dalla coltre di silenzio dei media e delle autorità politiche.

«In questo momento storico, dove il mondo non è più un posto sicuro, il ruolo dell’artista ha anche un risvolto sociale. Noi siamo chiamati a dettare e creare un trend, non a seguirlo. E, in un’era dove l’oscurità regna sovrana, noi abbiamo il dovere di stabilire come trend il ritorno al bello», ha dichiarato Noa ai microfoni di Informare, durante la sua ultima conferenza stampa per presentare la tappa all’Arena Flegrea del suo nuovo album, “Letters to Bach”.

Il nuovo progetto dedicato a Bach

Un progetto interamente dedicato al compositore tedesco, attraverso le cui melodie, Noa ha composto 11 canzoni, intervenendo sui temi più complessi della modernità. Anche, e soprattutto, nel tentativo di lanciare un appello di speranza all’umanità.

«Ho l’impressione che, recentemente, non solo si sia persa l’armonia, ma anche la polifonia, ossia il coesistere di due voci differenti, che, nonostante la diversità, trovano il modo di vivere insieme. Il maestro di questa tecnica musicale e della composizione polifonica è Bach, e questo album è un omaggio a lui e al suo talento».

Dall’evoluzione fuori controllo della tecnologia alla libertà dell’essere umano di porre fine alla propria vita con l’eutanasia, passando per il dramma del conflitto israelo-palestinese. Noa, con il suo ultimo progetto, prende posizioni importanti, soprattutto sui diritti umani, quotidianamente calpestati dalla frenesia di questo secolo.

«Nel brano “All of the Angels”, sulla melodia 140 di Bach, ho raccontato di una donna molto malata di SLA, che aveva deciso di andare in Svizzera e porre fine alla sua vita. Nonostante stesse andando nel posto più buio per antonomasia, lei lo stava facendo con una grande luce dentro e la sua positività è stata di grande ispirazione per me».

La musica di Johann Sebastian Bach, geniale e straordinariamente contemporanea nella sua profondità, diventa lo strumento attraverso cui combattere la totale dissacrazione dei valori a cui le nuove generazioni stanno assistendo. «Nell’era del trumpismo, dell’odio, della paura e della profanazione di ogni fondamento meritocratico, la mia protesta passa per le note di Bach. Ho voluto renderlo accessibile a tutti, perché la sua musica diventi l’antidoto contro tutto questo».

Il progetto di Noa

Un progetto ambizioso, quella di cantare sulle note di un compositore come Bach, il cui primo incontro è avvenuto con la scrittura di una versione laica di “Ave Maria”. Una preghiera di pace divenuta simbolo della sua carriera di cantautrice e che riuscì ad abbattere il muro ideologico tra Cristianesimo ed Ebraismo.

Profondamente legata a Napoli e alle sue icone, la cantautrice israeliana torna nella città partenopea a distanza di sette anni e lo fa accompagnata dai Solis string quartet, in uno show pensato per rievocare i numerosi punti di contatto tra Israele e Napoli. «C’è qualcosa nella storia, nel mare, nei migranti e nelle tragedie che accadono che accomuna queste due parti del mondo. Così piene di contrasti e così piene d’amore», ha raccontato Noa.

Le origini di Noa

Nata a Tel Aviv da una famiglia di ebrei yemeniti e trasferitasi a New York all’età di due anni, Noa ha vissuto sulla sua pelle cosa significasse essere un’immigrata e la tacita connessione che lega le persone che condividono la stessa condizione di distacco dalla propria terra. «Gli immigrati condividono la stessa missione: vanno in un nuovo paese per trovare una nuova vita. E non importa quali opportunità quella nuova nazione potrà dargli, il loro sogno rimane quello di tornare a casa».

Il carattere aperto e multietnico di Napoli, città che da sempre si fonda sulla ricchezza della diversità, è uno dei tanti fattori che vede la cantautrice israeliana legata al capoluogo partenopeo, destinatario privilegiato dei suoi messaggi di pace.
«Napoli è il perfetto specchio di quello che accade nel mondo in generale. Tutti i drammi sociali di questa città, in realtà, sono sempre esistiti, ma sono stati esasperati dal mondo dell’informazione», ha commentato Noa.

«Siamo costantemente bombardati da notizie apocalittiche e il risultato di quest’operazione è la paura. La paura dei migranti, la paura del riscaldamento globale, la paura di un conflitto armato. Il risultato di questa paura non può che essere è l’odio e la violenza».

Solo Noa e la sua voce, possono essere in grado di cantare di pace e di fratellanza in un momento storico, dove la paura costringe ognuno nelle proprie convinzioni e l’odio acceca lo sguardo di chi guarda. Perché anche quando l’egoismo avrà occluso ogni spiraglio di umanità e l’inquietudine si sarà appropriata del cuore dell’uomo, anche allora, lei sarà in grado di rieducarci al valore della gratitudine, “perché la vita è bella così…”.

di Carmelina D’Aniello
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°195
LUGLIO 2019

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