Nino Di Matteo, il magistrato temuto dalla mafia e dai politici collusi

Nino Di Matteo

Dal ‘93 sotto la protezione della scorta, Nino Di Matteo (in foto) è da anni uno dei magistrati più sorvegliati non solo da Cosa Nostra, ma anche da diversi apparati della politica “deviata” italiana. Ho avuto l’onore di incontrarlo durante la presentazione del suo libro Collusi a Napoli, dove ha esplicato uno dei grandi mali italiani: la collaborazione tra uomini delle istituzioni e criminalità organizzata.

Nato nel ‘61, Antonino Di Matteo porta con sé la fama dovuta a processi di forte rilevanza politica e sociale, come la celebre inchiesta sulla Trattativa effettuatasi tra pezzi di Stato e Cosa Nostra durante, e successivamente, il periodo stragista della mafia nei primi anni ‘90. Sappiamo con certezza che sia Borsellino che Falcone furono fatti saltare in aria proprio mentre le loro indagini si espandevano al mondo politico; a testimonianza di ciò sono stati rinvenuti ultimamente alcuni appunti di Giovanni Falcone in cui all’interno vi sono frasi come: “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano”.

 

Il magistrato Nino D Matteo e Antonio Casaccio (Informare)
Il magistrato Nino D Matteo e Antonio Casaccio (Informare)

 

Sia Cinà che Grado sono due noti boss della mafia palermitana, mentre il celebre Vittorio Mangano era un mafioso assunto da Berlusconi come stalliere nella sua villa ad Arcore.

Nel suo libro Nino Di Matteo riprende alcune forti, anzi fortissime, sentenze della Cassazione, dicendo che: «I giudici affermano certamente che, a partire dal 1974 e fino al 1992, è stato concluso e rispettato un patto tra l’allora imprenditore Silvio Berlusconi e gli organismi di vertice delle famiglie palermitane di Cosa Nostra».

Accuse che pesano come un macigno, soprattutto se andiamo a considerare non solo il peso politico che ha avuto Berlusconi successivamente il ‘92, ma anche quello che ha ancora oggi, nel 2018. La sentenza della Cassazione continua, ribadendo che Marcello Dell’Utri, uno dei fondatori di Forza Italia, aveva il compito di intermediario per l’accordo che prevedeva corresponsione di rilevanti somme di denaro da parte di Silvio Berlusconi a Cosa Nostra, al fine di ricevere dall’organizzazione criminale il beneficio della protezione (nella sentenza si parla sia di protezione personale che economica ndr). Insomma: Nino Di Matteo si è costantemente occupato di questioni tanto delicate quanto fondamentali per il Paese. A causa di questo ha ricevuto diverse intimidazioni dai boss siciliani, uno su tutti Totò Riina, il quale riferendosi a Di Matteo disse: «Lo faccio finire peggio di Falcone».

Ora il magistrato antimafia ha la scorta, per lui addirittura si è parlato di kg di tritolo che si sono mossi dalla Calabria al fine di far terminare il suo coraggio e le sue inchieste terrorizzanti per la mafia e per la politica. Un uomo che pochi conoscono, raramente appare nelle televisioni, così come i suoi processi. Di Matteo non finisce mai di ribadire che queste sentenze e questi processi «dovrebbero far riflettere ogni cittadino e orientare le scelte di chi guida il Paese». Purtroppo lo scenario è ben differente, pochi italiani conoscono queste sentenze, le quali vengono praticamente ignorate da una buona parte della stampa italiana.

La trattativa tra Stato e Cosa Nostra c’è stata, e fu instaurata al fine di fermare la strategia stragista di Cosa Nostra ed evitare l’omicidio di altri esponenti politici successivamente al caso di Salvo Lima. Di Matteo afferma che questo patto, questo servilismo statale, ha fatto sì che Cosa Nostra ritenesse produttiva la loro tecnica stragista. La Corte d’assise di Firenze afferma proprio quest’ultima ipotesi, ormai certezza, e per farlo ha utilizzato le ammissioni dei carabinieri del Ros che in quegli anni incontrarono Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo e considerato il collante tra potere mafioso e Stato. Lo scenario ora non è così cambiato per Nino Di Matteo: le mafie continuano a cercare costantemente spiragli tra le amministrazioni al fine di instaurare collaborazioni con queste. Ovviamente non si avvalgono più dell’offensiva stragista, ma ciò è dovuto dal loro perfetto calamento nell’attuale sistema capitalista italiano. Il libro si chiude, la presentazione finisce, gli uomini della scorta si accerchiano a lui. Ci crede Nino Di Matteo, non si rassegna allo stato attuale, nutre fiducia nei giovani e nella loro capacità d’informarsi e lottare. Corro a salutarlo, nella confusione scambiamo due parole sui miei studi e mi lascia con un augurio che vorrei dedicare a voi, lettori di Informare: «Non perdete mai la forza di lottare per i vostri ideali».

di Antonio Casaccio

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018