Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio: Figli di un Re Minore

È stata una stagione esaltante, ricca di suoni, colori e spettatori, quella dell’Arena Flegrea.

Iniziata il 19 maggio con “Ondance Finalshow” di Roberto Bolle e terminata con le due icone-pop del sound napoletano, Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio. In mezzo tanta qualità e progetti internazionali, da Skunk Anansie, Kamasi Washington+Enzo Avitabile, Noa, Ludovico Einaudi, Renzo Arbore e L’Orchestra Italiana e tanti altri artisti della scena nostrana.

A parlarne è il direttore artistico dell’Arena Flegrea, Claudio De Magistris che tira le somme per il lavoro svolto quest’estate: «Chiudere la stagione estiva con questo progetto speciale ha dimostrato, grazie ai circa 15.000 spettatori paganti e “cantanti”, che la canzone napoletana è viva e straordinaria in tutte le sue sfumature».

Poi continua così: «L’Arena Flegrea è uno straordinario patrimonio di questa città, il teatro a cielo aperto più grande del sud Italia.
In questi ultimi anni, grazie alla gestione della famiglia Floro Flores e al lavoro svolto, l’Arena si è posizionata come punto di riferimento assoluto per lo spettacolo e la musica dal vivo del Meridione d’Italia. Con la stessa organizzazione stiamo già lavorando alla prossima stagione e a una serie di appuntamenti in città all’interno di diverse location con il marchio del Festival “Noisy”».
Ma torniamo a questo progetto particolarissimo e, perciò, forse irripetibile. “Figli di un Re minore” è stato un concerto-evento che ha visto protagonisti D’Angelo e D’Alessio, i beniamini del pop melodico “napoletano” per antonomasia.

A raccontare il motivo che ha spinto alla collaborazione i due artisti ci pensa proprio Nino D’Angelo:

«I re minori sono quelli che non saranno mai re, nella canzone “Jamm jà” parlo proprio di questo argomento. Il progetto, che doveva andare in scena a giugno, era stato rimandato a causa di un nostro litigio ma, di fondo, siamo molti amici ed è tutto rientrato.
La musica è un ambiente particolare ed in molti hanno provato a metterci contro, ma l’amicizia vince sempre».

Un botta e risposta sul feeling, dove si inserisce D’Alessio: «Agli spettatori abbiamo regalato un vero e proprio evento. Un concentrato di canzoni, di successi che ormai non appartengono neanche più a noi. Basti pensare che nello show c’è un medley di un’ora, una sorta di ping-pong del tempo dove ci alterniamo, viaggiando dagli ‘80 ai ‘90. Sono stati scelti 61 titoli e con noi, sul palco, c’è stata una band di 16 elementi».

Poi D’Alessio rincara la dose sul collega: «Nino è garanzia di successo, è sulla cresta dell’onda da oltre quarant’anni. Quando ero giovane e mi affacciavo al mondo delle canzoni come musicista, fu il primo ad intravedere del talento in me. Grazie alla collaborazione con lui, a Napoli, fui considerato un autore di Serie A».

Figura fondamentale per entrambi è stato Mario Merola, il “Re della sceneggiata”. A parlarne è D’Angelo: «Mario Merola per noi è anche più di un padre. Con lui abbiamo avuto un rapporto speciale e molti nostri ricordi fanno parte del nostro show e li doniamo al pubblico».

L’evento, nato per essere a tappa unica, potrebbe diventare uno show itinerante, merito di alcuni impresari stranieri, come ammette D’Alessio: «Abbiamo registrato richieste da Sydney, New York, Canada, Germania, Belgio, Olanda ed Inghilterra. Siamo felici di questo, ci siederemo a tavolino e valuteremo la possibilità di continuare questo viaggio».
Una solida carriera da icone-pop nazionali che però non sono riuscite a scrollarsi di dosso l’aggettivo di “neomelodici”. Nino D’Angelo non si offende e rilancia: «Possono chiamarci come vogliono, noi siamo ciò che desideriamo essere. Questa parola è diventata troppo generalista e, musicalmente parlando, non rappresenta niente».
La chiosa finale è di D’Alessio: «Se in Italia nasci a Roma, Bologna o Milano verrai definito cantautore figlio di quella terra. A Napoli, se canti in lingua napoletana scatta l’etichetta di neomelodico. È una storia che non ha senso e che spero possa presto finire».

 

di Nando Misuraca

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°198
OTTOBRE 2019

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