“Nina”: Il nuovo racconto di Adelia Battista

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Una storia di libertà e coraggio nel cuore di Napoli

Ci sono storie particolari, storie che riemergono dal fondo oscuro del passato reclamando il diritto di essere ascoltate, di non dissolversi dimenticate… Questa è la storia di Nina. Nina è una giovane ragazza, un’orfana. La sua storia vive nella storia della città di Napoli, e grazie al suo spirito partenopeo, Nina canta. E la melodia della sua voce risuona nei pressi del Vico Storto Concordia, precisamente dalla piccola casa recante il numero 10.

“Nina, Vico Storto Concordia 10” è il nuovo libro pubblicato dalla casa editrice Dante & Descartes, nel mese di marzo 2021.

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La storia di Nina è il nuovo successo editoriale della storica casa editrice napoletana: ben due stampe nel giro di un mese (dopo i trionfi di “Averno” – L.Gluck ; “Napoli porosa” – W. Benjamin); l’autrice del libro è invece Adelia Battista, giornalista, instancabile attivista per i diritti femminili, saggista ma, soprattutto, cultrice e amica intima della grande scrittrice Anna Maria Ortese.

Abbiamo intervistato l’autrice e l’editore del libro, Raimondo di Maio, per farci raccontare chi è Nina e da dove viene la sua storia. 

Adelia, chi è Nina? 

«Ho incontrato Nina una mattina d’estate, mentre lavoravo all’Archivio di Stato di Napoli. Ero alla ricerca di un testo della scrittrice Anna Maria Ortese inviato al poeta Dario Bellezza. La giornata era calda, afosa e il lavoro lungo. Durante una pausa di ristoro, mentre io e le mie colleghe ci accingevamo a pranzare, un cellulare squillò. Era un addetto del Ministero per i Beni Culturali e ci avvisò che erano riemersi alcuni documenti del Tribunale dei Minori (istituito nel 1936), finiti sotto le macerie dell’Albergo dei Poveri durante il terremoto dell’80. Erano riemerse, come da un fondale marino, le vite di alcuni ragazzi. Fra questi documenti, un fascicolo corposo riguardava la storia di una ragazza, Nina. Leggendo la sua storia mi sono imbattuta in una creatura indifesa, impaurita. L’ho seguita fin da quando era piccola: la ragazza aveva un passato buio, difficile. Il padre era una figura crudele, violenta, il quale minava l’integrità delle figlie e distruggeva la dignità della moglie. Ho percepito il dolore di questa creatura, ho sentito la sua voce parlarmi dall’interno, scuotermi e, così, ho deciso che avrei dovuto raccontare la sua storia. Nel mio libro ho presentato una ragazza sofferente, chiusa in se stessa, Nina quasi non parla con nessuno. La sua vita difficile, il dolore subito, la portano a chiudersi nei confronti del mondo. Sarà solo la nonna, col suo esempio di amore, di abnegazione, pazienza e affetto che riuscirà a vincere le sue barriere; e il ricordo della figura materna (contrapposta a quella paterna) la porterà a comprendere quale strada seguire nella sua vita. Nina dovrà scegliere chi diventare». 

Sentiremo ancora parlare di Nina? 

«Sto già lavorando al seguito della storia. La composizione di questo piccolo libro è stata lunga, paziente. La mia preoccupazione principale era riportare, nonostante la filtrazione letteraria, la sincerità e la verità di Nina. Ho sentito questa creatura sulla mia pelle, l’ho accudita come avrebbe fatto sua nonna Rosa. Comprenderla, provare ad esprimere le sue sensazioni, le sue emozioni era quasi un dovere per me. Nel lavoro di revisione mi ha aiutato molto l’editore, Raimondo, al quale vanno i miei più sinceri ringraziamenti: l’intervento di Raimondo è stato decisivo per la ricostruzione della lingua napoletana dei personaggi. A lui la storia è piaciuta molto: dopo avergli proposto la lettura del libro, mi ha richiamato subito, dicendomi “Questa storia mi ha graffiato la memoria”. Raimondo mi è stato molto vicino. Dunque, nel nuovo lavoro seguiremo Nina nella sua crescita, le saremo vicini mentre insegue la sua vocazione da cantante. Ovviamente gli ostacoli saranno tanti, soprattutto per una ragazza del popolo come lei, ma troverà altre vie, seppur tortuose, per continuare a rincorrere i suoi sogni». 

Un finale emblematico, Nina decide di cambiare cognome. Ci può spiegare questo episodio? 

«Sappiamo bene che nella nostra società è l’uomo che dà il cognome, è lui che riconosce il figlio. Le istituzioni su cui si fonda la nostra società sono maschili. Pensi che una riforma sul diritto di famiglia in Italia si è avuta solo nel 1975, prima di allora le donne non potevano dare il proprio cognome ai figli. Quando Nina sceglie deliberatamente di cambiare il suo cognome, non lo fa come atteggiamento culturale, ma lo fa perché sente di appartenere alla madre, non al padre. Si riconosce in una persona che ha vissuto tenendosi stretta a forti valori etici e morali. Cambiando il proprio cognome Nina sceglie a chi appartenere, questo gesto porta la ragazza a disconoscere il padre: disconosce la sua autorità, la sua genitorialità. Il gesto è terribile, tanto più infamante se si pensa al maschilismo delle nostre istituzioni».  

Ora la parola all’editore. Raimondo, come nasce la collaborazione con Adelia? 

«Ho conosciuto Adelia circa venti anni fa. Mi piace definirla l’angelo custode di Anna Maria Ortese. Questa straordinaria scrittrice aveva fatto un grande torto alla città di Napoli, attaccando, in “Sogno della ragione”, la stessa città e i suoi intellettuali: Compagnone, Prounas, Rea, La Capria. Anche se io amavo i suoi libri e la visionarietà della sua scrittura, non riuscivo a dimenticare questo gesto, in me si era aperta una grossa ferita, una lacerazione profonda. Poi, ho conosciuto Adelia, l’intellettuale che ha curato le lettere di A.M. Ortese. È nata una sincera amicizia. L’editore Grassi ha persino detto che la nostra amicizia ha alleviato questa vecchia separazione. Un giorno mi ha chiamato Adelia proponendomi la lettura di un suo romanzo. Per me era una novità: conoscevo Adelia come saggista, curatrice, come acuta ricostruttrice di biografie ma non come narratrice. Ho letto “Nina” e ne sono rimasto affascinato. L’ho chiamata dopo pochissimo tempo. Da lì abbiamo cominciato a lavorare con attenzione e passione». 

Raimondo, la seconda stampa in meno di un mese, come ci spiega questo successo? 

«L’8 marzo abbiamo presentato “Nina”, il 24 marzo abbiamo esaurito le copie. È davvero un successo. A sembra che questa storia porti con sé della magia. È la storia di una ragazza che rifiuta la malavita e cerca di costruirsi una sua normalità. Credo che il lavoro di un editore, grande o piccolo che sia, consista nel saper proporre libri. Proporre libri non significa accontentare i clienti ma dargli qualche stimolo, qualche spunto di riflessione».  

di Nicola Iannotta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

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