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Nelle conversazioni che ho avuto con lui, in verità, Vicidomini non mi è parso mai “morente” come invece  tiene a definirsi. Comico sì, nel senso più importante del termine, nelle circostanze volute dalla commedia dell’arte, di per sé quella già morta.

Se invece per “morente” Vicidomini, intende prossimo all’estinzione, e allora sì, perché di macchine umane e teatrali come lui in Italia ne restano poche e non ne nasce più nessuna.

Nicola Vicidomini, bestia da teatro (che potrebbe esserlo di musica, dato il suo talento innato per il pianoforte, oppure per la video arte o ancora per la letteratura, poiché scrive tutti i suoi testi) non ha bisogno di collocazione.

Si potrebbe dire che è un transumano, un metempsicotico, un essere di carne e sangue che  incarna e proietta, e poi incarna di nuovo in ogni sua performance lo spirito vagante della nostra natura umana, rinchiudendola almeno temporaneamente e per renderla fruibile e comprensibile agli astanti, nella maschera di Scapezzo.

Scapezzo quindi è vivente nel cimitero  della commedia dell’arte, uno zombie animato dalla forza istintiva della vita, da quel che resta attaccato alla realtà nel momento del trapasso.

Scapezzo ci parla, ci spiega, ci urla e ci canta  e ci suona, il suo s-conforto dell’esistenza (degli altri) la sua prepotenza nell’esistere nonostante noi.

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Vedremo la sua evoluzione ulteriore nella giungla dei viventi con l’inedito “Il Fauno”, ma nel frattempo chi vuole lasciarsi andare ad un’ ora di aggressione ai sentimenti, può andare Venerdì 5 aprile al Piccolo Bellini di Napoli.

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di Nicola Guarino

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