Sapere di dover incontrare un magistrato crea un senso di apprensione, legato probabilmente all’importanza del ruolo ricoperto all’interno della società, che prevale in quel momento sull’essere umano che lo precede. Il passo ed il sorriso di Nicola Graziano, invece, mentre varca la soglia della redazione di Informare, lasciano immaginare tutto, fuorché una persona la cui priorità è rimarcare l’autorevolezza del suo incarico.

Il suo esporsi quotidianamente in prima persona, il suo impegno civico, come cittadino prima che come magistrato, è stato ciò che ha garantito il ripristino delle strutture dello zoo di Napoli e di Edenlandia.

Diritto al lavoro, dignità napoletana ed educazione ambientale sono i tre temi attorno a cui è stato costruito il decreto con il quale Graziano ha restituito alla città partenopea due luoghi profondamente legati al suo territorio.

«Potevo scegliere di prendere atto del fallimento di queste strutture, pensando magari che quelle giostre fossero “ferro vecchio”, restituendo quel suolo al legittimo proprietario. Io però mi sono chiesto quanto questo fosse giusto questo per la città. Ho deciso allora di intervenire, salvando quei posti per il volto di Napoli». Impegno sociale, quest’ultimo, che ha condotto il magistrato – componente della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli – a tre interrogazioni parlamentari, attraverso le quali è riuscito a portare quel progetto regionale a livello nazionale.

«A quel punto che fai, ti fermi o vai avanti? – commenta la vicenda Graziano – Questa domanda noi dobbiamo porcela tutti i giorni, ci dobbiamo chiedere “perché” e, se riusciamo a fare questo, noi diventiamo quel cittadino attivo, di cui questo territorio ha tanto bisogno».

Determinato ad interpretare il ruolo di protagonista nella lotta all’affermazione dei diritti civili, Graziano sceglie di non risparmiarsi e, circa le difficoltà che questo tipo di scelta comporti, commenta: «La ricerca dell’alternativa, lamentandosi su “quante cose ci siano che non vanno”, non è facile e, quando si decide di mettere in gioco le proprie energie, bisogna impegnarsi.

Bisogna avere la fantasia, la forza e il coraggio di immaginare quello che si vuole fare, avendo poi la determinazione nel realizzarlo. Io ho sempre detto, soprattutto in questo territorio, che chi ha una buona scusa, non la deve usare mai».

Una frase che risuona come un appello alle coscienze, a cui egli stesso si rivolge, anche attraverso il racconto del vernissage allestito al centro commerciale Jambo1 di Trentola-Ducenta, dal titolo “Oltre la notte”. Una mostra di 28 dipinti risalenti al periodo rinascimentale-barocco napoletano che, portando l’arte in uno dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, ha sancito la vittoria dello Stato. «Quest’esposizione, inaugurata il 5 dicembre, oggi conta più di 13000 presenze e più 100 istituti scolastici prenotati.

I 10000 giovani visitatori, saranno liberi di pensare di star perdendo tempo, ma a noi questo non deve interessare: dobbiamo essere consapevoli di quello che noi, silenziosamente, abbiamo comunicato. Anche perché la forza emotiva di quei quadri, non può lasciare indifferente nessuno, neanche l’ultimo degli sbadati. Noi non dobbiamo essere clamorosi, dobbiamo essere costanti, anche perché questo territorio ha bisogno di cittadini che rappresentino l’alternativa possibile».

Gli aneddoti che si susseguono, carichi dell’orgoglio di chi è riuscito a dare un contributo reale per la propria città, lasciano spazio al libro Matricola zero, zero, uno scritto in collaborazione con il fotoreporter Nicola Baldieri, i cui scatti, uniti alle parole del magistrato Graziano, raccontano l’orrore degli ex OPG, chiusi nel 2014. Un viaggio nella Follia all’interno del “Filippo Saporito”, primo ospedale psichiatrico giudiziario d’italia, con l’intento di superare il “muro del diverso”, testimoniando come quest’ultimo possa essere una risorsa, e non qualcosa da cui fuggire.

«Quando abbiamo chiesto il nulla osta, per poter entrare, abbiamo dovuto superare le maglie della burocrazia e, dopo un diniego dal provveditorato regionale, ci fu chiesto cosa volessimo fare all’interno dell’ospedale psichiatrico. Io risposi che avevo bisogno di fare un viaggio insieme agli internati per sperimentare sulla mia pelle cosa ci fosse dietro le sbarre: l’umanità, la sensibilità, il dolore, la necessità del confronto, la solitudine, la paura, la fame», racconta Graziano.

Una reclusione volontaria che ha permesso al magistrato aversano di venire a contatto non solo con la Follia, ma con la parte più feroce dell’essere umano, autore delle violenze perpetrate in quei luoghi. «Il recupero della memoria è importante – continua Graziano – così come è fondamentale raccontare la Shoah: c’è il rischio che tutto questo possa essere dimenticato. Citando il libro, infatti, la Follia mi dice “Io ci sarò fino a quando non ci sarà la consapevolezza che dietro la malattia mentale, c’è un uomo”».

Nessuno, all’interno dell’ospedale, era a conoscenza dell’esperimento del magistrato, se non il direttore e il comandante delle guardie.

Sia gli infermieri che gli agenti della polizia penitenziaria hanno creduto al personaggio costruito da Graziano, la cui sanità mentale era fortemente turbata da una storia di maltrattamenti familiari. «Non è facile raccontare quest’esperienza per me – dichiara il magistrato, con la voce rotta dall’emozione – Sono stato per sei mesi in silenzio assoluto, incapace di raccontare, a me stesso e chi me lo chiedeva, le atrocità a cui avevo assistito.

Questo libro, infatti, è stato pubblicato solo nel 2017, perché io non riuscivo a scriverlo. È stata un’esperienza che mi ha cambiato completamente la vita».

La sfida del nostro territorio, dunque, è quella di recuperare l’enorme patrimonio di conoscenza contenuto negli ex-OPG, reinterpretando quei luoghi, affinché diventino baluardi della cultura. «Recentemente sono stato invitato a far parte di una commissione per la riqualificazione della Maddalena: si parlerà di recupero della memoria, di archivi, di cultura, anche perché Aversa è stata la culla della psichiatria mondiale», ha rivelato Graziano.

Guardare negli occhi un magistrato crea un senso di apprensione, ci si aspetta uno sguardo arido, provato dagli anni e dalle sentenze scritte, privo della luce che abita gli occhi di un uomo, la cui realizzazione umana precede quella professionale.

Quelli di Nicola Graziano, infatti, riflettono esattamente la consapevolezza di essere “un silenzioso esempio quotidiano”. Con l’invito a pensare in grande e a non lasciarsi vincere dalla paura di un sogno, Nicola Graziano varca la soglia della redazione di Informare, il cui passo e sorriso, lasciano immaginare a tutto, fuorché a quello di un magistrato.

di Carmelina D’aniello

TRATTO DA Magazine Informare N°191 – Marzo 2019

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