Il Newcastle United passa ad un fondo arabo: nuovo caso di sportswashing?

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Newcastle United

Il Newcastle United, squadra di calcio della massima serie inglese, è vicina ad uno storico passaggio di proprietà. Secondo i media inglesi l’offerta per l’acquisizione della società è vicina alle 300milioni di sterline.
Tuttavia, non è stata la cifra a destare scalpore, ma il gruppo di persone dietro l’operazione.

Qualora l’operazione andasse in porto, l’80% della società finirebbe tra le mani del Fondo di investimento dell’Arabia Saudita (il Public Investment Fund). Lo stesso principe Mohammed bin Salman sarebbe in prima linea per portare al termine la trattativa.
Il PIF rappresenta il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, con un patrimonio totale stimato di 320miliardi di dollari.
La sua creazione è stata dettata proprio dalla volontà di investire in numerosi progetti in giro per il mondo.

L’allarme riguardo la trattativa arriva direttamente da Amnesty tramite Felix Jakens, Head of Campaigns di Amnesty International UK: “Dobbiamo vedere l’operazione per quella che è. L’Arabia Saudita sta cercando di usare il fascino ed il prestigio della Premier League come uno strumento di pubbliche relazioni, per distrarre dalle continue violazioni dei diritti umani che avvengono nel Paese. Con la crisi del coronavirus tutto questo rischia di non ricevere la giusta attenzione. Numerosi difensori dei diritti umani sauditi sono stati vittime di una grave repressione proprio da parte di Mohammed bin Salman”.

Il principe Mohammed bin Salman insieme a Donald Trump.

Parole forti, che rispecchiano la singolare situazione.
All’apparenza si è difronte all’ennesimo caso di sportswashing, una strategia sempre più diffusa che si avvale dello sport per ripulire l’immagine di un Paese, facendolo apparire più moderno e all’avanguardia.
Siamo davanti ad eventi del genere ogni qual volta la partita valida per la Supercoppa Italiana di calcio viene disputata in Arabia Saudita.
Un caso analogo è quello della rivincita tra Anthony Joshua e Andy Ruiz Jr per il titolo di campione del mondo di pugilato, tenutasi tanto per cambiare Arabia Saudita.
Fino ad arrivare alla prossima edizione dei mondiali di calcio nel 2022, che si svolgeranno in Qatar.

Volgendo lo sguardo al passato ma restando legati al mondo del calcio, Amnesty International aveva rivolto le stesse accuse a Mansour bin Zayed.
Il vice primo ministro degli Emirati Arabi Uniti è anche proprietario di City Football Group. Si tratta di una holding company che gestisce diverse squadre di calcio, tra cui Manchester City, Melbourne City e New York City.
L’appello di Amnesty riguardava i successi ottenuti dal Manchester City grazie alla guida di Mansour.
I risultati della squadra avrebbero infatti contribuito a migliorare l’immagine degli Emirati Arabi Uniti agli occhi del mondo.

Se, dunque, dobbiamo imparare dalla storia, sembra proprio che l’acquisizione del Newcastle United da parte del fondo sovrano dell’Arabia Saudita sia destinata a concludersi, rendendo vani i tentativi di Amnesty di far luce sulla questione.

Lo sportswashing è un fenomeno che sembra ripetersi ciclicamente, ma questo “lavaggio” potrebbe presto spostarsi verso nuovi ambiti. La potenza economica di questi Paesi potrebbe influenzare, attraverso investimenti più o meno leciti, altre sfere della nostra società: l’industria culturale, il mondo accademico, il turismo, e chissà cosa altro ancora.

di Marco Polli

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