Quando si parla di adattamenti di videogiochi, è ormai divenuto quasi un meme riderne e scherzare di quanto rimangono tuttora una delle tipologie più cringe di blockbuster americano. Questo perché, per dirla semplicemente, tutti gli adattamenti di videogiochi finora prodotti da Hollywood sono stati tra i peggiori (o quanto meno più mediocri) film mai fatti.

Un nome che salta subito in mente è Uwe Boll, noto per aver prodotto spazzatura del calibro di Bloodrayne, House of the Dead, Alone in the Dark e Far Cry…e per sfidare a veri incontri di boxe ogni suo critico, e gonfiare di botte chi di questi sia abbastanza folle da accettare. Ma non sono solo questi i peccati capitali di Hollywood verso i videogiochi: basti pensare a Doom, un horror sci-fi semiserio che non ha nulla a che fare con lo sparatutto in prima persona omonimo. Super Mario Bros, una mostruosità cyberpunk con dinosauri e Dennis Hopper che non ha nulla a che vedere con il volto omonimo della Nintendo. O ancora più recentemente Assassin’s Creed, un disastro confuso con attori e regista riciclati dal Macbeth del 2015, che almeno si sono potuti comprare uno yacht nuovo.

Sorvoliamo per ora sugli adattamenti mediocri o semidecenti come Residenti Evil, Warcraft, o i nuovi Detective Pikachu o Sonic. Questi ultimi due sono casi particolari e in ogni caso successivi all’adattamento che prendiamo in esame oggi.

informareonline-castlevania-2

informareonline-castlevania-3Questo problema si può ascrivere al fatto che un videogioco è un’esperienza soggettiva per ogni persona che vi gioca, perché il giocatore controlla effettivamente il protagonista e può dettare le sue scelte, mentre lo spettatore di un film o una serie TV è appunto questo: uno spettatore passivo. Tuttavia, credo di aver trovato un raggio di luce nella serie Castlevania, scritta già nel 2008 (per le prime due stagioni) e adattata nel 2017 da Adi Shankar per Netflix dall’omonima serie videoludica. Castlevania è dal 2018 una delle serie animate più popolari presenti su Netflix, e una delle più acclamate criticamente. Tre stagioni sono già state prodotte, e una quarta ha appena ricevuto il semaforo verde per la produzione.

Ma cosa permette a Castlevania di superare il solito problema degli adattamenti videoludici?

Be’, la prima forza sta nella forma. La serie è animata (nello stile anime, per la precisione), il che permette una sospensione dell’incredulità maggiore del live-action. Praticamente tutti noi della Generazione Z siamo cresciuti con le incredibili arti marziali e lotte a colpi di onde energetiche di Dragon Ball, e penso che tutti possiamo concordare che quello che ci sembrava sincero, fenomenale ed elettrizzante in forma di anime era ridicolo nella versione live-action. Castlevania sfrutta questo fatto per creare scene d’azione impossibili da eguagliare anche con la miglior CGI e rappresentare come seria ed emozionante una storia che in live-action forse non accetteremmo.

1476, Wallacchia. Dracula è uno scienziato, oltre che un vampiro, e la sua moglie umana viene punita come strega per aver tentato di esercitare medicina moderna. Dracula allora decide di distruggere il mondo degli umani per vendetta, e il compito di fermarlo ricade sulle spalle di un bizzarro trio: Alucard, suo figlio mezzosangue, Trevor Belmont, ultimo discendente di una casata di cacciatori di mostri, e Sypha Belnades, maga dotata di poteri elementali. Bam. Perfetto per un videogioco. Perfetto per un anime.

Poi vengono i personaggi. Persone dotate di pochi tratti essenziali nei videogiochi originali, ormai vecchi di decenni, vengono esplorati e resi persone con cui possiamo empatizzare, facendoci dimenticare che stiamo vedendo l’adattamento di una serie di livelli.

C’è Trevor, perseguitato fin dall’infanzia dalla Chiesa Cattolica per cui la sua famiglia lavorava e che a furia di fare la parte dell’eroe riluttante non finisce per diventare un vero eroe, l’umano senza poteri in un mondo di maghi e vampiri e che comunque non si arrende e combatte con il doppio della forza di volontà. Sypha, giovane idealista che nonostante gli orrori del mondo è pronta a cercare di salvarlo e ricercarne la bellezza nascosta. C’è Alucard, dhampir mezzosangue, troppo giovane per questa battaglia. Bisessuale, confuso sulle proprie emozioni e sicuro solo del suo dovere di uccidere il suo stesso padre per non distruggere il lavoro della madre. Poi Dracula stesso, un uomo curioso del mondo, altruista e pieno di inventiva distrutto dalla sua natura di vampiro e dall’odio del mondo, che cerca di curare il proprio dolore riversandolo sul mondo intero, e che alla fin fine, vorrebbe soltanto farla finita ma non può uccidersi.informareonline-castlevania-4

E ci sono tutti i comprimari, da Carmilla, perfetta versione vampiro di Cersei Lannister, o Simon, l’ambizioso generale che si scontra con la realtà in modi sempre più umilianti. Isaac, il nichilista umano che vuole portare a termine l’apocalisse ordita da Dracula perché ha perso ogni fiducia nella sua stessa specie, fino a personaggi minori e profondamente inquietanti come il Giudice, il Capitano, o Lenore.

Castlevania è, in definitiva, la prova che una buona sceneggiatura può creare un prodotto che possa rivaleggiare con l’originale videoludico. Non adattare, attenzione. Castlevania sembra un adattamento abbastanza fedele, ma il suo focus costante sui personaggi e le alterazioni che porta all’originale nel creare la propria storia lo rendono un prodotto a sé. Ed è questa la via che gli adattamenti videoludici devono percorrere, secondo me. Rinunciare a creare l’adattamento dell’esperienza soggettiva per eccellenza, ma sfruttarne i punti di forza, lavorare sui personaggi, creare una storia che possa immergere lo spettatore, che lo diverta e sia coerente a sé stessa. Non sarà un vero e proprio adattamento, ma almeno sarà qualcosa di bello che merita di esistere per i propri meriti e non solo per riempire le sale di spettatori…cosa che rimarrà difficile per molto tempo, dopo questa pandemia.

E voi, guardate Castlevania. Ve la spasserete.

di Lorenzo La Bella

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