serie Il giovane Berlusconi

Netflix presenta una docu-serie su Berlusconi

Sara Marseglia 16/04/2024
Updated 2024/04/17 at 1:43 AM
4 Minuti per la lettura
serie Il giovane Berlusconi

L’11 aprile Netflix ha reso disponibile nel suo catalogo la serie Il giovane Berlusconi, diretta da Simone Manetti, scritta da Matteo Billi e Piergiorgio Curzi. La serie mette in scena l’inizio della scalata verso il successo di uno dei più famosi imprenditori italiani di sempre. Ricorrendo materiali d’archivio inedito e a testimonianze di coloro che l’hanno vissuto, i tre episodi raccontano della costruzione di un impero milanese, divenuto poi internazionale.

I momenti iconici: la rappresentazione dell’immaginario collettivo

La serie segue lo sviluppo dei primi passi di Berlusconi nel settore delle comunicazioni, i primi passi di Mediaset, basati su una spietata contro-programmazione rispetto alla Rai. Gli episodi spiegano questo processo anche attraverso una serie di aneddoti. Il primo di tutti è sicuramente il passaggio di Mike Buongiorno, storico conduttore della Rai, alla Mediaset. Berlusconi sapeva che accaparrarsi un volto così noto avrebbe rappresentato un incredibile motore di avvio per la sua rete, così lo ha «corteggiato più di quanto avrebbe corteggiato una donna». Subito dopo, notata la spigliatezza di Iva Zanicchi, decide che vorrebbe anche lei nel suo team. La cantante racconta: «Mi chiama lui: signora Zanicchi verrei io a prendere un caffè da lei ma ho così tanti impegni, potrebbe venire lei da me? Io dico subito che prendo la bicicletta e arrivo. Entriamo da lui e c’era un teatrino con un pianoforte a coda e lui si mette al pianoforte e mi suona Edith Piaf, poi Aznavour. Qui sta la grandezza, la capacità di un uomo che convince chiunque a fare i gelati al Polo Nord e ci riesce. Silvio Berlusconi ti affascinava». Quest aneddoti riassumono il carattere determinato del personaggio di Berlusconi e della serie che lo vede protagonista.

L’importanza storica e simbolica della serie Il giovane Berlusconi

L’ascesa di Berlusconi ha segnato un prima e un dopo. Ha rappresentato attraverso la propria esperienza personale la nascita del mito dell’imprenditore in Italia. E lo ha fatto inserendosi in tutti i business possibili: il mercato edilizio, il calcio, le tele-comunicazioni. La sua azione in tutti questi ambiti ne ha ridisegnato i termini. La serie, ad esempio, gli accorda l’intuizione dell’introduzione della televisione commerciale in Italia. «Io una volta gli chiesi: Silvio, cos’è la televisione? E lui disse: la televisione è tutto ciò che sta intorno alla pubblicità» dice Vittorio Dotti nella serie. L’alone del passaggio dalla televisione pubblica a quella commerciale era già nell’aria e fu proprio Berlusconi a coglierlo e concretizzarlo.

Creò, dunque, un «un palinsesto che imprigionasse il pubblico»: ammiccante, ottimista, divertente, leggero. Insomma, la Mediaset aveva trasformato il cittadino-spettatore della Rai in un consumatore-spettatore. Passaggio che, tuttavia, comportò una mercificazione totale: della cultura, della rappresentazione del corpo femminile, dell’informazione e, addirittura, della politica stessa. Questo enorme potere mediale gli ha permesso di manipolare e plagiare l’opinione pubblica italiana a suo piacimento. D’altro canto, la sua lungimiranza lo ha portato ad anticipare alcune delle tendenze dei media del XXI secolo: la programmazione per un giorno intero, lo svecchiamento dei programmi, un palinsesto che segua lo svolgersi delle fasi della giornata. Per la storia culturale e comunicativa italiana, esiste un pre e un post Berlusconi.

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