«È un macabro scherzo sostenere che democrazia e diritti di genere fossero gli obiettivi degli Usa e della Nato. La mentalità dei taliban non è cambiata e non cambierà mai. Continueremo a impegnarci per un Afghanistan libero, indipendente, laico, democratico e giusto». Con queste parole di una donna afghana si apre il comunicato del movimento pacifista internazionale Donne in Nero.
Ieri mattina erano in piazza, a Largo Berlinguer, per dimostrare solidarietà al popolo afghano e in particolare alle donne, prese di mira per qualsiasi tipo di impegno politico, sociale o culturale.
«Ora, nel disastro della ritirata decisa dagli USA, a cui si sono accodati l’Italia e gli altri Paesi della NATO, le donne precipitano nuovamente in una condizione di terrore, di privazione di libertà, di negazione di fondamentali diritti e di autonomia.
Questo è il risultato di un’impresa militare voluta da quelle potenze occidentali che, nell’assoluto dispendio di vite oltre che di denaro, si arrogano il diritto di decidere della distruzione materiale delle popolazioni, dei corpi, dell’esistenza umana.
Di fronte al tragico fallimento della guerra, chiediamo a chi ne è stato responsabile, ai Paesi dell’Unione Europea e, in primis, al Governo italiano:
- di porre fine al militarismo, all’imperialismo, al fascismo, al fondamentalismo religioso, al sessismo
- di assicurare un’accoglienza dignitosa a tutte le persone in fuga dall’Afghanistan, garantendo loro l’esercizio del diritto d’asilo, come previsto dalle convenzioni internazionali
- di dare supporto e protezione alle donne afghane in fuga, riconoscendo nella loro condizione di rifugiate i segni specifici di una persecuzione fondata sull’appartenenza di genere
- di utilizzare gli strumenti della politica per tutelare la vita di quante e quanti rimarranno nel Paese, a partire dalle donne e dalle bambine, particolarmente esposte a un regime discriminatorio, violento, misogino
- di impedire la manipolazione delle donne per interessi commerciali
- di adoperarsi per una politica estera a sostegno delle donne finalizzata esclusivamente ad una pace duratura».
di Marianna Donadio