Nel XXI secolo chi non possiede uno smartphone?

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Secondo le ricerche sarebbero 34 milioni gli italiani a possederne uno. Il nostro è il terzo paese al mondo, dopo Corea e Cina, per numero di telefonini; più della metà della popolazione della penisola utilizza, quindi, questo tipo di dispositivo elettronico.

Nell’era dei nativi digitali, i cellulari hanno modificato il modo di vivere delle persone, per alcuni aspetti semplificandolo: basti pensare che si può trovare in tempo reale il percorso più veloce per raggiungere Reykjavik, capitale dell’Islanda, a piedi o in macchina.
Possiamo fare e cambiare così tante cose con la tecnologia che abbiamo inventato, a partire dal modo di vivere, che grazie ad essa è notevolmente migliorato, ma messo a repentaglio da tutti quelli che decidono consapevolmente di violare una norma giuridica, vietante l’utilizzo dei cellulari alla guida.

Dal 2016 al 2017 è aumentato il numero degli incidenti mortali dell’1,4% e soprattutto, delle vittime del 2,7% (45 in più, da 1665 a 1710), 65104 le infrazioni commesse, solo nel 2017, a causa dell’uso improprio dello smartphone, 7,1% in più rispetto all’anno precedente.

Per rispondere ad un SMS distogliamo l’attenzione dalla guida per una decina di secondi circa, e in questi dieci secondi a 50 km/h percorriamo circa 140 metri.
Utilizzare un social network per almeno 10 secondi durante la guida equivale a percorrere bendati almeno 110 metri ad una velocità di 40 km/h; lo scatto di un selfie invece distrae dalla guida per un tempo medio di 14 secondi, istanti che potrebbero essere fatali e determinare il nostro destino oltre a quello di chi ci circonda.

Secondo Francesco Tanasi segretario nazionale Codacons, associazione in difesa dei consumatori e dell’ambiente, l’uso del telefonino alla guida è diventato la prima causa di incidenti, poiché usare un dispositivo elettronico abbassa la soglia di attenzione rendendola simile a quella di chi guida con un tasso alcolemico di 0,8 g/litro (il limite è 0,5). Uno degli incidenti più recenti è quello avvenuto ad Alcamo, sulla A29 che collega Palermo a Mazara del Vallo: esso ha coinvolto Fabio Provenzano e i suoi due figli, Francesco e Antonio, di rispettivamente 13 e 9 anni. La causa dell’incidente pare sia stata la distrazione dell’uomo dovuta alla diretta Facebook che stava registrando.

Notizie del genere ci sembrano sempre lontane dalla nostra quotidianità, si pensa sempre che certe cose accadano solo agli altri, mai a noi, eppure per rendersi conto di quanto sia grave e radicato questo fenomeno basta guardare fuori dal proprio finestrino, che ci si trovi in strada o in autostrada, per osservare chi parla al telefono, chi messaggia o controlla i social, addirittura chi guarda programmi televisivi o partite.
Perché nonostante i rischi di tali azioni siano conosciuti, si persevera nell’attuare comportamenti così errati?
Lo spiega Antonio Cerasa, docente di Psicologia, che afferma: «intanto la guida di per sé è noiosa, sebbene sia una delle operazioni che richiedono maggiore attenzione e quindi distrarsi è già molto facile. In più i social e le forme di comunicazione hanno una forte componente emotiva: ricevere un sms è gratificate, un like su Facebook è un premio, ecco perché vogliamo vederlo subito».

La sospensione della patente da 7 a 30 giorni (da uno a tre mesi nel caso di infrazione reiterata), e una multa da 422 a 1.697 euro, sono le sanzioni per chi viola la legge ed utilizza il cellulare alla guida.

Oltre queste leggi, sarebbero necessari più controlli che non avvengono molto spesso o perlomeno non in molte zone.
“Quando guidi guida è basta” è stata la campagna promossa da Anas, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Polizia di Stato per sensibilizzare gli utenti della strada a essere prudenti e concentrati mentre si è al volante.
Guidare ha un valore diverso per ogni persona: per qualcuno è noioso, per qualcuno è divertente e c’è chi addirittura si rilassa guidando. Ciò che è importante davvero è che lo si faccia in sicurezza e senza distrazioni per evitare di ferire sé stessi e gli altri.

di Chiara Coppola

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

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