bambini sud mare

Nel primo anno di vita i bambini del sud hanno un rischio più alto di morire

Palmina Falco 27/11/2022
Updated 2022/11/27 at 5:33 PM
5 Minuti per la lettura

Dai dati SDO (Schede Dimissione Ospedaliera) 2019, divulgati dal Ministero della Salute, emerge una verità sconcertante appurata meticolosamente da un team di esperti pediatri: i bambini nati al sud hanno un maggiore rischio di morire nel primo anno di vita di uno del centro-nord.

La realtà di questa condizione ci porta ad esprimere una deduzione necessaria: la mobilità sanitaria, pur interessando tutte le regioni italiane, è particolarmente rilevante nelle regioni meridionali. Ciò denota una carenza di cure pediatriche, che andrebbe rafforzata creando servizi attualmente non uniformemente distribuiti sul territorio.

Ciò dovrebbe creare forti allarmismi, dato che, citando testualmente le parole del presidente del comitato per la Bioetica della Società Italiana di Pediatria, “la disuguaglianza nella qualità della vita iniziano già dal momento della nascita.

La struttura della sanità pubblica italiana

Facciamo un piccolo recap sulla struttura della sanità pubblica sulla quale verte il nostro Pese. Già, perché in Italia, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) garantisce l’assistenza universale, gratuita e verte su un sistema a “tre strati”.

  • Il primo strato è quello di tipo nazionale: il Ministero della Salute definisce i principi e le priorità sanitarie nelle quali rientrano cure primarie e assistenza ospedaliera e assegna fondi alle regioni, che vengono monitorati, per fornire servizi sanitari.
  • Il secondo strato è di responsabilità delle Regioni italiane che hanno il dovere di garantire l’organizzazione e l’erogazione dei servizi attraverso i propri Sistemi Sanitari Regionali, secondo piani definiti a livello nazionale.
  • Il terzo, invece, è delegato a livello locale. L’erogazione dei servizi è assicurata da una rete regionale di Aziende Sanitarie Locali (ASL) e di Aziende Ospedaliere pubbliche e private autonome. In questo contesto, ogni cittadino fa riferimento al Sistema Sanitario Regionale in cui risiede.

Indice di attrazione sanitaria: al Sud mobilità passiva in costante crescita

Nonostante questo tipo di organizzazione della sanità pubblica, i cittadini possono decidere se farsi assistere dal proprio Sistema Sanitario Regionale o se farsi curare altrove, e, troppo spesso, scelgono codesta opzione. In particolare, un bambino del sud ha una probabilità del 70% più elevata rispetto a un suo coetaneo del centro-nord di dover migrare in altre regioni per curarsi.

Ma perché ci troviamo ancora immersi in una disparità di tale portata? Perché fattori quali l’efficacia e l’efficienza del nostro Servizio Sanitario Regionale, la presenza di Centri di Riferimento per specifiche patologie, le liste di attesa, le prestazioni diagnostiche e la disponibilità delle cure, la qualità percepita o reale dell’assistenza, sono fattori che influenzano la mobilità dei pazienti del sud e che ci inducono a rimarcare la loro inefficienza. Per tali ragioni la mobilità passiva al Sud è all’ordine del giorno: i pazienti preferiscono farsi curare altrove e ciò genera iniquità, poiché non tutte le famiglie sono in grado di sostenere i costi dei trasferimenti, oltre che a rappresentare dal punto di vista economico una voce di debito: ogni anno la regione che eroga il servizio viene rimborsata da quella di residenza del cittadino.

Risultati e possibili soluzioni del divario sanitario Nord-Sud

Pediatric interregional healthcare mobility in Italy” è il nome dato al progetto di ricerca fondato sulla valutazione dell’indice di fuga per i bambini ≤ 14 anni nelle regioni italiane: un qualcosa che non era mai stato attuato prima. In esso è stata confermata la situazione critica dell’assistenza pediatrica in alcune regioni e soprattutto al centro-sud. Per cui, i pazienti residenti nel Mezzogiorno ricorrono molto di più alla mobilità sanitaria interregionale (soprattutto per patologie ad alta complessità), con una particolare propensione alle strutture sanitarie del Centro-Nord, anche se geograficamente distanti.

Bisogna tener presente che, contrariamente a quanto si possa pensare, il sud gode di buone strutture sanitarie con una corretta informazione dei pazienti. Pertanto, per ridurre la mobilità passiva, sarebbe necessario: curare localmente patologie di non elevata complessità favorendo un miglioramento della qualità degli ospedali nelle regioni meridionali colpite dai tagli di bilancio degli ultimi anni; e una mano a creare collaborazioni, anche attraverso strumenti digitali innovativi, con gli ospedali del centro-nord, per garantire un’assistenza sanitaria di qualità per la gestione dei pazienti con patologie ad alta complessità.

Solo contrastando la povertà economica ed educativa e la difficile situazione sanitaria del Mezzogiorno, l’Italia potrà abbattere le profonde disuguaglianze che affliggono il Paese. L’investimento nell’infanzia è il contributo più efficace, duraturo e migliore alla ripresa economica e allo sviluppo di una società.

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