Nel Paese delle mezze soluzioni

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C’è un modus operandi tutto italiano di soppressare troppo gli interessi in gioco, cercando politicamente di non scontentare  i portatori di interessi vari, e che induce spesso ad adottare mezze soluzioni, che non solo non accontentano nessuno ma, cosa più rilevante, non risolvono il problema.

L’obbligo della permanenza domiciliare per attenuare gli effetti del dilagare del Covid-19 ha mostrato sin da subito il suo lato monco, ovvero la minaccia di una sanzione poco incisiva in caso di trasgressione.

Il problema a mio avviso è rappresentato dalla mancanza del carattere poco deterrente delle conseguenze. La più immediata,  una denuncia a piede libero per l’ipotesi di cui all’art. 650 c.p. , inosservanza dei provvedimenti  dell’autorità, in concreto potrebbe avere come effetto l’emissione di un decreto penale di condanna da parte del Gip territorialmente competente, ovvero una sanzione pecuniaria di circa € 700,00, che il destinatario potrebbe pensare di definire nelle forme dell’oblazione. Il discorso non cambia di molto con la multa fino ad € 3000,00 introdotta dal Governo il 24 Marzo.

In  alcuni casi, è vero, le forze dell’ordine potrebbero, ricorrendone le circostanze, contestare anche altri reati, come le false dichiarazioni alla PG, o addirittura le lesioni colpose. Ma parliamo di casi eventuali, Che troverebbero una limitata possibilità di applicazione, rivolti cioè ad una platea di denunciati circoscritta. In termini generali va rilevato che questo tipo di conseguenze può espandere effetti verso coloro che hanno da perdere, economicamente, socialmente e professionalmente, da una condanna penale, di qualunque entità e rilevanza essa sia, o da una multa. Diversamente, ben poca presa potrà avere su di una grande fetta della nostra popolazione che non percepisce tale minaccia come sufficientemente coartante. Si pensi a coloro che hanno poco da perdere da un punto di vista economico, magari formalmente nulla tenenti, coloro che già hanno precedenti penali, e che ben comprendono come la condotta non sortisca conseguenze sul piano della libertà personale, o ancora a coloro che conoscendo i meccanismi del nostro sistema giudiziario e sono grado di capire che le scappatoie normativizzate in esso – prescrizione, benefici, attenuanti –  spesso elidano le conseguenze di fatti anche ben più gravi.

La Cina, che spesso viene presa come termine di paragone, aveva adottato un sistema che contemplava conseguenze sanzionatorie in caso di trasgressione delle imposizioni governative ben più efficaci – per usare un eufemismo – che poteva addirittura condurre ad esecuzioni capitali.

La pena di morte certamente è da rigettare in un sistema democratico come il nostro,   ma la minaccia meramente  contravvenzionale adottata dal nostro Governo, considerando che in gioco c’è la salute dei cittadini,  evidentemente rappresenta un argine insufficiente.

Se il momento è serio, se ci troviamo ad affrontare un problema straordinario, è impensabile affrontarlo con mezzi ordinari, tentando di non superare mai il limite dei presidi democratici e delle libertà garantite. Serve una normativa speciale, ad unisonò con controlli pregnanti ed incisivi. Diversamente, continueremo ad essere tristemente  un paese del “  colpo al cerchio ed una alla botte“.

di Fabio Russo

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