L’Italia chiamò

L’ennesima Ong. Questa incredibile parolina magica che, oramai, è diventata centro nevralgico di tutti i mali italiani. “Business migranti”, “Le Ong caricano migranti”, “Ong in accordo con i trafficanti”. Questi sono solo alcuni dei titoli che riempiono la stampa italiana da diverso tempo; balle e generalizzazioni fondate su nessuna sentenza giudiziaria, anzi l’inchiesta principe che reggeva “lo scandalo Ong” è stata archiviata a giugno con parole chiare: «Il salvataggio in mare non è reato». Nonostante questi fatti appurati, lo scetticismo italiano continua a dilagare. Per avere risposte concrete, che non provengano unicamente dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, abbiamo incontrato Rossella Miccio, presidente di Emergency, l’Ong fondata da Gino Strada e che, non solo lavora attivamente in paesi disastrati dalla guerra, ma è attivissima anche in Italia.

«Ci fa paura la decisione del Ministro Salvini di chiudere i porti alle Ong – afferma Rossella – ma quello che ci preoccupa di più è il fatto che goda del pieno sostegno del Governo. Dall’inizio dell’anno sono già morte circa 1.000 persone nel Mediterraneo, più di 200 solo nell’ultimo mese».

Come risponderete voi di Emergency?
«Faremo sentire la nostra voce contro una politica che sta abbandonando gli esseri umani. Attualmente non ci occupiamo di soccorso in mare, ma siamo ugualmente impegnati sulla terra ferma, nelle zone di guerra».

Come giudica Emergency le mosse dei governi precedenti in termini di difesa e diffusione della pace?
«In maniera molto negativa. Nella nostra Costituzione l’articolo 11 è chiaro: “L’Italia ripudia la guerra”. E invece siamo in guerra su tanti fronti, in disprezzo della nostra Carta Costituzionale. Le spese militari italiane sono cresciute vertiginosamente, nell’indifferenza dei media».

Avete molte strutture in Italia, ciò è segno di una profonda sconfitta della sanità pubblica. Qual è il bilancio del vostro lavoro nel Bel Paese?
«Un’Italia in cui esiste ancora schiavitù, un esempio su tutti è concentrato nel comune di Rosarno. Un’Italia in cui vengono sottratti diritti sanciti dalla Costituzione, penso all’art. 32 che è garante della sanità per ogni singolo individuo presente sul suolo nazionale. Ultimamente il rapporto ISTAT ci ha detto che son ben 9 milioni gli italiani che, a causa di difficoltà economiche, rinunciano a curarsi. Queste persone, italiane, le vediamo giornalmente affollare i nostri ambulatori poiché non possono sostenere le spese mediche».

E l’Italia chiamò: nella ricerca disperata di chiunque sia diverso e non colpevole.

Emergency a Castel Volturno

Il lavoro di Emergency, come già detto, non è circoscritto unicamente nei paesi in guerra, bensì è attivo anche in Italia, persino a Castel Volturno. L’ambulatorio di questa tentacolare Ong è ricco di volontari che giornalmente accolgono e curano persone in estrema difficoltà, il più delle volte immigrati. Gli operatori dell’ambulatorio mobile di Castel Volturno hanno già denunciato diffuse pratiche riguardanti aborti clandestini a danno di molte prostitute. A parlarci di atroci realtà presenti su questo territorio è Sergio Serraino, responsabile di Emergency a Castel Volturno.

Com’è la situazione in questo territorio?
«Siamo qui dal 2013, abbiamo visitato più di 8.000 persone. Il 60% degli accessi in ambulatorio è costituito da donne, la maggior parte delle quali è vittima di tratte clandestine ai fini di sfruttamento sessuale. Vivono una vita violenta, soprattutto nel viaggio dalla Nigeria all’Italia. Le ragazze in strada subiscono differenti violenze: nella migliore delle ipotesi vengono minacciate o picchiate, molte addirittura lanciate dalle macchine, accoltellate e bruciate con l’acido. Molti dei fautori di questi orrori sono italiani».

La prostituzione è quindi al centro del vostro lavoro, quali altre anomalie avete riscontrato in questo territorio?
«Il resto dei nostri pazienti sono lavoratori. Vengono in ambulatorio con forti dolori alla schiena e alle ossa muscolari, sintomi legati alle pesanti condizioni di lavoro che si trovano ad affrontare: piegati tra le 9 e le 12 ore al giorno, impegnati nella raccolta di pomodori, o altri ortaggi. Non si può negare che vi sia anche un problema legato allo spaccio di stupefacenti, ma ciò è alla luce del sole».

Cosa ti infastidisce di più a Castel Volturno?
«La disinformazione. A cominciare dal numero delle persone senza permesso di soggiorno, ormai in Italia si è sdoganata la parola “clandestino”, come se fosse uno stile di vita e non una situazione di irregolarità amministrativa. C’è un problema di numeri: a Castel Volturno ci sono 25 mila cittadini residenti di cui 3 mila stranieri, siccome la stima indica una presenza di oltre 40 mila persone, si commette l’errore di pensare che le 15 mila persone non residenti siano senza permesso di soggiorno; noi costatiamo che ciò non è assolutamente vero: molti hanno il permesso di soggiorno, ma non sono residenti. Per avere la residenza bisogna avere un contratto di affitto, o comunque requisiti che loro non hanno».

di Antonio Casaccio e Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018