L’NBA contro il razzismo: il basket si ferma

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La National Basketball Association, meglio conosciuta come NBA, lancia un nuovo segnale importantissimo per la lotta contro il razzismo. 4 partite rinviate, play-off ostacolati e una fortissima protesta che potrebbe mettere una parola fine al campionato molto prima del previsto.  Dagli inizi di agosto tutte le franchigie sono ad Orlando per poter completare la stagione in sicurezza post covid con l’augurio di rimanerci fino ad Ottobre per poter prendersi l’anello tanto ambito.
IL GESTO DEI BUCKS
Ieri notte si sarebbe dovuta giocare gara 5 del primo turno di play-off tra i Bucks di Milwaukee e i Magic di Orlando. Partita rinviata. Troppo grande ciò che stato succedendo in America per non dargli peso, a 50 km dalla città di Milwaukee, Jacob Blake è stato assassinato da due agenti della polizia locale con sette colpi di pistola alla schiena. Dopo George Floyd è il secondo gigantesco caso legato al razzismo che ha ottenuto un’importantissima attenzione mediatica. I Bucks hanno deciso autonomamente di disertare gara 5 fregandosene di perdere eventualmente la partita a tavolino. Seguiti a ruota poi dai Magic, dai Rockets e dai Lakers. Diverse partite rinivate, un campionato che si riferma.
LE PAROLE DEI GIOCATORI
“Prima combattiamo il razzismo poi giocheremo a basket” dichiarò qualche giorno fa Chris Paul, playmaker degli Oklahoma Thunder in un’ intervista al termine di una partita. “Non mi importa di essere il migliore in campo, voglio giustizia per Jacob.”
Dalla prima partita tenutasi il 30 Luglio, i giocatori delle franchigie hanno sostituito sulle proprie canotte i loro nomi con le parole “Equality”, “Respect” e “Black Lives Matter”.
Nella notte gli atleti hanno avuto un incontro durato circa 3 ore per discutere sull’ipotesi di fermare di nuovo  il campionato 2019-2020.
Promotori primari della protesta  Lebron James, i suoi Lakers e i Clippers. Le due squadre favorite per il titolo.
Si aspetta ormai solo l’intervento di Adam Silver, commissioner della lega, ove già in seguito all’uccisione di George Floyd  utilizzò a pieno l’immagine dell’ Nba stessa per promuovere un’azione sociale contro i soprusi verso le persone di colore.
Gli scandali per le morti di George Floyd e Jacob Blake ci stanno proiettando in un momento storico-sportivo che potremmo ricordare per sempre.
Sulle orme dell’Nba anche l’NFl ha boicottato le partite in programma in questi giorni per protesta, senza dimenticare come altri sports come  la Formula 1, il calcio europeo , stiano seguendo una campagna continua contro il razzismo.
Se lo sport debba o non debba entrare nei meriti politici e sociali non sta a noi deciderlo, ma è impensabile che la principale lega sportiva americana non si schieri in una lotta contro il razzismo. Non sarà certo una gara 5 dei play-off di basket ad eliminarlo, ma non è mai troppo tardi per lanciare un segnale, grande o piccolo che esso sia.
“Justice for Jacob, Justice for George” le ultime parole pronunciate alla riunione dei giocatori. In America si dice sempre ” the show must go on”, ma adesso è il momento di fermarsi e riflettere.
Congratulations Bucks.
di Alessandro Robustelli
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