Oggi, 24 ottobre 2019, si celebra in tutto il mondo il 74° anniversario delle Nazioni Unite. In Italia la commemorazione prevede l’esposizione, fuori dagli edifici pubblici, della bandiera dell’Onu.

In particolare, la ricorrenza si riferisce all’entrata in vigore dello Statuto Onu, il 24 ottobre del 1945, ratificato da 51 nazioni. La seconda guerra mondiale si era da poco conclusa e nel mondo vigeva l’esigenza di dire basta al flagello della guerra per “salvare le future generazioni”. Oltre che il desiderio di preservare la pace e la sicurezza collettiva attraverso alla cooperazione internazionale.

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Ad oggi ne fanno parte 196 Paesi e gli obiettivi sono ben riassunti dall’Art.1 dello Statuto:

  1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale. A questo fine: prendere misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace; conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace.
  2.  Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli, e prendere altre misure atte a rafforzare la pace universale.
  3.  Conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale culturale od umanitario, e nel promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione.
  4.  Costituire un centro per il coordinamento dell’attività delle nazioni volta al conseguimento di questi fini comuni.

Purtroppo, però, l’Onu non giunge al suo 74° anno nei migliori dei modi:

proprio due giorni fa, un curdo siriano si è dato fuoco davanti alla sede di Ginevra. Molto probabilmente, ha agito in protesta per ciò che sta accadendo al confine tra Turchia e la regione del Rojava. Il voltafaccia degli Stati Uniti e l’attacco impunito di Erdogan hanno dimostrato per l’ennesima volta l’incapacità dell’Onu di gestire i suoi membri. Oltre che la sua dipendenza dalle grandi potenze.

Le Nazioni Unite servono davvero?

Di fronte alle tragedie che sconvolgono il mondo, l’Onu dovrebbe essere fondamentale per risolvere le controversie e impedire i conflitti armati. Ma, alla luce dei fatti, si può tranquillamente ammettere che le Nazioni Unite consegnano al mondo l’immagine di un organismo irrilevante.

Una “pecca” (se si può definire tale) delle Nazioni Unite, causa di moltissimi dibattiti, è la presenza e il ruolo dei 5 membri permanenti. Dal momento della nascita dell’organizzazione, cinque degli Stati vincitori della seconda guerra mondiale hanno ottenuto lo status di “membro permanente”. Questi sono Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito; scelti perché ritenuti fondamentali per il mantenimento della pace.

In pratica, gli altri 10 membri non permanenti vengono eletti ogni due anni in rappresentanza dei paesi membri. Invece, i 5 membri permanenti partecipano permanentemente al Consiglio. Oltre a questo, hanno possibilità di bloccare ogni decisione: di fatti, tutte le decisioni per essere approvate devono comprendere nella maggioranza i voti favorevoli di tutti e 5 i membri permanenti.

Questo “privilegio”, discendente da esigenze storiche, spesso immobilizza l’organizzazione. E soprattutto spiana la strada alle grandi potenze che l’hanno da sempre utilizzata per i propri interessi nazionali, piuttosto che per gli obiettivi comuni descritti nello Statuto.

Ma come si dice, sappiamo ciò che è stato (e non è stato) fatto in presenza delle Nazioni Unite ma non ciò che sarebbe potuto accadere senza di essa, lasciando libero arbitrio agli Stati.

Per quanto necessiti di riforme interne, per quanto sia utopica l’idea che possa garantire realmente il bene comune, immaginare un mondo senza Onu è una vera sconfitta per i diritti umani. Quindi, tanti auguri!

di Giorgia Scognamiglio

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