In un periodo storico estremamente complesso per il comparto turistico, è rincuorante l’idea esistano progetti capaci di fare del nostro patrimonio artistico e culturale il fulcro della loro essenza. Casa Tolentino ne è l’emblema.

Sorta alle pendici della collina di San Martino, nel cuore pulsante del napoletano, Casa Tolentino è il punto d’arrivo del progetto Napolixenìa, finanziato da Fondazione Con il Sud e mirato alla valorizzazione dei Quartieri Spagnoli e di tutte quelle zone del napoletano ancora fortemente intrise di cultura e tradizioni popolari, da esaltare soprattutto tramite l’inserimento lavorativo degli stessi cittadini all’interno del comparto turistico, che potrebbe restituire in maniera concreta dignità a questi luoghi e ai loro abitanti.

Casa Tolentino oggi racchiude i resti del Complesso di San Nicola da Tolentino, edificio storico risalente probabilmente già alla fine del Cinquecento e ospitante, al tempo, una piccola infermeria agostiniana. Una prima trasformazione della struttura si ha già nel Seicento, quando l’intero territorio viene donato ai Monaci Agostiniani, ma è nel corso dei secoli successivi che l’edificio subisce notevoli trasformazioni: la costruzione della chiesa nel Settecento, seguita poi dalla scala monumentale di epoca più tarda, fino ad incappare in un vero e proprio rimodernamento con la sostituzione, a fine Ottocento, delle decorazioni a riggiole e piperno con marmo di gusto ottocentesco e dei quadri in stile seicentesco con affreschi di pittori contemporanei quali Altamura e Cannavali. Tutte trasformazioni legate, ovviamente, anche alle vicende politiche della provincia napoletana che subisce, nell’arco di pochi secoli, domini fra i più svariati, capaci di modificare la storia del Complesso.

Sono i Padri Vicenziani, oggi, i custodi del Complesso di San Nicola da Tolentino. Dopo una breve gestione a metà Ottocento, i Padri riescono a riacquisirlo definitivamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, avviandone il restauro dell’area conventuale e adibendola a casa d’accoglienza, gestita in forma di cooperativa sociale, per laici e religiosi, napoletani e viaggiatori.

È stata, però, la Cooperativa San Nicola da Tolentino (divenuta, poi “Vicoli in Corso”) a dar vita a una vera e propria svolta: nata come progetto di start-up sulla scia della Cooperativa sociale “La Paranza Onlus” (protagonista del progetto “San Gennaro Extra Moenia: una porta tra passato e futuro” per la valorizzazione delle risorse storico-artistiche del Rione Sanità), dal 18 luglio 2014 si impegna a promuovere e tutelare questo gioiello tutto napoletano, supportata dalla Fondazione Con il Sud e da L’Altra Napoli Onlus, già da tempo impegnate in progetti di recupero dei beni del napoletano: l’Altra Napoli Onlus, per esempio, è stata fra le fondazioni cardini per l’avvio del progetto di valorizzazione delle Catacombe di San Gennaro, modello rivelatosi vincente e che, pertanto, intende estendere ad altre realtà cittadine. I finanziamenti delle due fondazioni sono stati fondamentali per il recupero di Casa Tolentino, soprattutto durante la fase iniziale di restauro: dopo due anni di volontariato, il progetto è diventato autonomo e auto-sostenibile, con interventi fra i più svariati: la ristrutturazione dello stabile, il ripristino del Giardino Storico Seicentesco, la messa a punto di un piccolo orto urbano per valorizzare i prodotti a Km0.

Agli sgoccioli dei sei anni di progetto, tuttavia, sembrerebbe non esserci possibilità di rinnovo dello stesso, eventualità che renderebbe vani anni di lavoro e di iniziative. Proprio per scongiurare questa possibilità, è nato l’hashtag #SalviAmoCasaTolentino: affinché tutti i cittadini possano supportare questo progetto sociale, punto di riferimento fondamentale per le reti associative territoriali, aiutandolo così a non morire. Aiutando, così, la parte migliore di Napoli a non morire: #SalviAmoCasaTolentino.

di Teresa Coscia

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