NapoliAnimalSave

NapoliAnimalSave: “Avvicinati. Testimonia. Combatti.”

Giovanni Terzi 11/12/2022
Updated 2022/12/19 at 4:53 PM
5 Minuti per la lettura

Il movimento no profit “NapoliAnimalSave” opera nel capoluogo campano a cura degli animali. Mosso dall’intenzione di denunciare molti dei maltrattamenti che gli animali subiscono nei mattatoi locali, NapoliAnimalSave organizza raccolte di firme finalizzate proprio a migliorare la condizione di questi ultimi. Tra queste, il 13 novembre i membri del movimento hanno avviato la raccolta per “l’End the slaughter age”, un’iniziativa internazionale atta ad eliminare completamente i macelli e gli allevamenti. Abbiamo intervistato Alessia Maione, membro del movimento, che ci ha spiegato perché è importante aderire a questa battaglia.

Di cosa si occupa precisamente il vostro movimento?

«Il nostro movimento locale si occupa di esporre luoghi e le pratiche di sfruttamento animale. Il nostro approccio è pacifico e il nostro fine è quello di amplificare le voci di resistenza che questo sistema riduce al silenzio. Operiamo su tre differenti capitoli: quello che si occupa degli animali; quello che si occupa del cambiamento climatico; quello riguardante la giustizia alimentare. Questi tre topic sono differenziati ma perseguono lo stesso obiettivo, ovvero la liberazione animale».

Dopo l’Emilia-Romagna, la Campania è la seconda regione ad aver aderito ad un noto progetto europeo, il quale vieta gli allevamenti intensivi dal 2023 in poi. Secondo te, ciò rappresenta un primo passo verso l’abolizione circa lo sfruttamento degli animali?

«Noi siamo un movimento abolizionista. Tuttavia, riconosciamo inoltre, che il cambiamento non può essere drastico nell’immediato. Quindi penso che l’eliminazione degli allevamenti intensivi possa aiutare la condizione animale. L’allevamento intensivo è pensato per ridurre al minimo qualunque risorsa, nonostante se ne sfrutti comunque molta. Dunque, la sostituzione di allevamenti estensivi con quelli intensivi rappresenta un passo, ma non la soluzione diretta».

Negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più la produzione di carne sintetica, prodotta da cellule staminali. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

«Per me è molto difficile accettare l’idea della diffusione di carne sintetica. Detto ciò riconosco che abbia un impatto ambientale decisamente minore, pari al 95% rispetto agli allevamenti intensivi ed estensivi. Il nostro fine è quello di togliere sussidi agli allevamenti intensivi per fornirli ad industrie di coltura cellulare. Inoltre, credo l’adozione della carne sintetica sia un passo in avanti verso la liberazione animale. Questa alternativa dunque per me risulta valida, nonostante io in quanto vegana non mangerei carne sintetica».

Il circolo della vita si basa sulla lotta alla sopravvivenza, vale la legge del più forte. Ergo, così come avviene per gli animali, ove il più forte uccide il più debole per sopravvivere, l’uomo non deve sentirsi in colpa di uccidere animali e di mangiare la loro carne. Cosa direbbe ad una persona con parere siffatto a riguardo e come cercherebbe di fargli cambiare idea?

«Io direi che non trattasi di sopravvivenza, in quanto un essere umano ha la possibilità di entrare in un supermercato e scegliere davanti a quale bancone fermarsi. Dunque, può decidere liberamente di non finanziare la violenza verso gli animali. Non è propriamente un discorso di sopravvivenza poichè l’animale uccide un altro animale per continuare a vivere. Noi esseri umani abbiamo la possibilità di scelta e possiamo benissimo vivere nutrendoci di legumi, frutta e verdura. In generale, non è mio compito far cambiare idea a una persona, la consapevolezza vien da sé. Però, ciò che consiglierei è quello di informarsi a dovere».

Il 24 ottobre il vostro movimento si è recato presso un mattatoio di polli, a Melito. Avete avviato una campagna di cura verso un pollo, Cannella. Come procede la cura?

«Cannella è il quinto pollo che abbiamo salvato dal mattatoio di polli a Melito. Purtroppo, non avevamo né un team, né un luogo per salvare questo pollo ma, nonostante tutte le difficoltà del caso, abbiamo deciso di tenerla. Attualmente Cannella vive a casa di Dora, un’attivista che si occupa degli animali liberati. Il sostentamento del pollo viene preso dai fondi raccolti dalla nostra campagna. L’unico problema è che il peso della creatura, nonostante sia un pulcino, risulta eccessivo in quanto è stato geneticamente modificato. Piano piano si riprenderà».

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