Tutti sognano di vivere in una città organizzata, variegata, popolata da giovani e piena di attrazioni sportive e culturali.

Per i napoletani e in generale i campani, questa appare come un’utopia, come un’idea irrealizzabile perché lontana dalla disorganizzazione e dai disagi che la quotidianità presenta e che spingono i giovani ad andare altrove. Eppure, dal 3 al 14 luglio, questo sogno è diventato realtà. Nelle scorse settimane la Campania ha ospitato la 30a Universiade estiva, Napoli2019.

informareonline-logo-universiadi-1

Una manifestazione sportiva multidisciplinare che si tiene ogni due anni e alla quale partecipano atleti universitari. A Napoli sono giunti 8.000 giovani atleti che, provenienti da 170 diversi paesi del mondo, hanno popolato i vicoli di una città e di una Regione regalando colori e una magia mai avuti prima.
Per questo, nelle due settimane in cui ha ospitato l’Universiade, Napoli ha assunto le sembianze di una città perfetta, dove protagoniste non sono state tutte le negatività che la contraddistinguono (ma che contraddistinguono qualsiasi altra metropoli in quanto tale) bensì lo sport, i giovani e tutta la bellezza che un evento sportivo internazionale può apportare.

Napoli2019 ha visto anche il coinvolgimento di centinaia di esperti e competenti a fini organizzativi e ha finalmente acceso i riflettori sulle potenzialità che, anche un territorio indubbiamente difficile, può offrire.

Ovviamente, dalla candidatura all’organizzazione, sono state numerose le polemiche che hanno fatto da contorno. Come è giusto che sia, bisogna ragionare e analizzare quello che è stato a mente fredda. E, al termine di un evento di così grande portata, sono tanti i punti su cui riflettere.
Al di là delle discrepanze politiche, che col senno di poi sono inutili da rimarcare e devono servire solo a riconoscere le scelte sbagliate, per imparare a non commettere ancora gli stessi errori, vanno sottolineati innanzitutto gli immani sforzi economici messi in atto dalla Regione Campania. Per realizzare un evento tanto difficile quanto gratificante, sono stati messi in campo 270 milioni di euro.

La gestione, affidata in primis al Commissario Gianluca Basile, designato dalla Regione, ha destinato questi fondi soprattutto alla riapertura delle strutture sportive sparse su tutta la Regione. Strutture che prima dell’Universiade erano obsolete e abbandonate da anni, ma che oggi sono diventate simbolo di una rinascita. Dalla Piscina Scandone, alla Piscina della Mostra d’Oltremare, a tantissimi altri. Questi impianti sono stati ristrutturati e allestiti per ospitare gare e atleti internazionali e allo stato attuale non hanno nulla da invidiare ai palcoscenici sportivi delle altre città del mondo perché noi campani, quando vogliamo veramente qualcosa, sappiamo come realizzarla nel migliore dei modi.

informareonline-napoli2019-1
Un altro aspetto fondamentale e forse tra i più emozionanti, è stato vedere famiglie, ragazzi e adulti riempire fino al sold out questi impianti, assistendo a gare sportive che normalmente, vengono sempre considerate di “secondo livello”.

Dalla pallanuoto alla pallavolo, dal nuoto alla ginnastica artistica, sono stati più di 300 mila gli spettatori che hanno acquistato i biglietti per assistere a un vero e proprio spettacolo, perché quando 170 delegazioni straniere arrivano nella tua città per gareggiare, di spettacolo si deve parlare.
Si potrebbe, per il resto, cavalcare l’onda delle polemiche e stare a dire che forse, i media nazionali avrebbero potuto trattare in maniera più degna e approfondita l’evento. Ma credo che la risposta più valevole siano i video e le foto trasmesse dagli emittenti mondiali, perché gli occhi del mondo sono rimasti incantati davanti a tutto quello che si è realizzato a Napoli.
Guardando al futuro, i numeri esorbitanti e gratificanti generati da questa Universiade devono essere convertiti in fatti.

Fatti che non possono essere transeunti e ridursi alla durata di due settimane, ma perdurare per radicarsi in due direzioni: affermare i valori e la cultura dello sport e valorizzare e manutenere gli impianti ristrutturati. In due settimane ai cittadini sono stati offerti servizi potenziati, iniziative culturali e accesso a gare sportive di qualsiasi tipo, situazioni che non devono più considerarsi straordinarie perché parte di un evento internazionale e saltuario, ma che devono diventare ordinarie e abituali.
L’Universiade, per questo, deve consistere in un punto di partenza, non di arrivo. Una partenza per puntare sempre più in alto e dimostrare alle altre città del mondo, magari anche avanti anni luce da noi, che alla fine, per diventare perfette, hanno sempre bisogno di un po’ di Napoli.

I volontari, la vera bellezza delle universiadi 2019

L’altro volto dell’Universiade, oltre allo sport e agli atleti, sono stati i numerosi addetti ai lavori. Dietro un evento così complicato, la macchina organizzativa necessita di competenze, esperienza e, soprattutto, di tanta partecipazione.

informareonline-volontari-3
Per questo motivo, in concomitanza con l’ideazione del progetto, è stata indetta dalla Regione Campania una campagna di reclutamento indirizzata all’individuazione di 5.000 volontari, di persone che andassero ad affiancare, in base a competenze e abilità, lo staff e i venue manager.
La risposta, soprattutto dei giovani, è stata sconvolgente ed emblematica. Ad Amesci, la società che si è occupata della gestione dei volontari, sono arrivate 10.000 richieste.

Il reclutamento si è poi sostanziato in colloqui che hanno permesso la selezione di circa 3.800 persone, prevalentemente giovani, a cui hanno fatto seguito corsi di formazione per riconoscere l’area funzionale che più si addicesse al profilo del volontario.

Chi ha preso parte a questa esperienza, giovane o non giovane, come volontario o tirocinante, ha ricevuto un’opportunità immane. L’Universiade, prima di essere un’esperienza sportiva e in parte lavorativa, è un’esperienza umana e culturale unica.
Non capita tutti i giorni di ricevere nella propria città, giovani di ogni angolo nel mondo. Confrontarsi con loro, assisterli e lavorare in un contesto variegato è un’opportunità di formazione e crescita rara. A dimostrarlo e descriverlo sono i volontari stessi.

Maria Pastore, Responsabile dei volontari presso la società di atletica campana Napoli Running, ha partecipato come volontaria all’Universiade insieme a molti ragazzi della sua società e ha dichiarato: «Non potevamo non partecipare ad un evento di grande portata che la nostra città ha ospitato. Siamo stati coinvolti per la marcia e la mezza maratona che si sono svolte il 12 e 13 luglio, in Piazza del Plebiscito e Largo Sermoneta.
Già conosciamo e lavoriamo nel mondo dell’atletica e posso dire che i volontari non sono importanti, ma fondamentali, perché svolgono il lavoro più grande. Ci siamo, in questo caso, occupati prima di tutto della preparazione del percorso in strada, lavorando anche a mezzanotte, quando il Comune sanciva la chiusura delle strade per cominciare a transennare il percorso».

«In generale penso che i ragazzi della Campania hanno risposto benissimo e in maniera entusiasta» – continua Maria.

«Io ho coinvolto anche i miei figli. Ora sono stanchi ma felici. Questo evento offre la possibilità di incontrare ragazzi di tutto il mondo e io credo moltissimo nell’altro e nell’apertura verso l’altro. Per cui è incredibile la ricchezza culturale che si può acquisire. Sei a casa tua, senza far niente e arriva questa fiumana di persone con tutto il proprio bagaglio culturale, politico, gastronomico. E chi crede nei valori dello sport, come me, non può non considerarla come una grande opportunità. Poi serve a sviluppare delle competenze. C’è la possibilità di esercitarsi con le lingue, di mettersi in gioco, di mettere in pratica le proprie conoscenze. Dal punto di vista personale e culturale credo che la possibilità di vivere un’esperienza di questo tipo capiti poche volte nella vita».

Migliaia di giovani che, in cambio di poco o niente, decidono di mettersi in gioco e di darsi da fare, hanno regalato a Napoli2019 un ulteriore motivo di orgoglio.

Chi ha aderito, ha completamente soppiantato lo scetticismo iniziale con la consapevolezza di aver vissuto emozioni che non hanno prezzo.
Lo conferma Ludovica, volontaria al Main Press Centre della Mostra d’Oltremare, sostenendo: «Sono felicissima della mia scelta di partecipare. Quest’esperienza, oltre a essermi servita perché ho potenziato l’uso e la conoscenza delle lingue, mi ha fatto conoscere tantissime persone. Ho imparato cose che resteranno sempre con me».

Un momento prezioso anche per la formazione personale, come spiega Simone che ha collaborato all’Accreditation: «Ho imparato l’importanza della collaborazione e del fare squadra. Sono uscito più sicuro di me».
Giovani e volontari così vogliosi, preparati e disponibili sono il volto più bello che potesse rivelare quest’Universiade.
Una risorsa inestimabile che va necessariamente valorizzata e da non disperdere.

di Mara Parretta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

Print Friendly, PDF & Email