Napoli risponde alle chiamate culturali: intervista all’editore Diego Guida

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Guida Editori rappresenta per Napoli un grandissimo punto di riferimento culturale, una grande spinta per il sapere da oltre cento anni a questa parte. Abbiamo intervistato Diego Guida, attualmente editore della casa editrice, che ci ha raccontato del grande impegno, non solo dal punto di vista territoriale, ma anche nazionale. 

Come è stato il suo inizio nel mondo dei libri? Verrebbe da pensare che sia stato scontato, provenendo da una famiglia storica di librai e editori napoletani. 

«Devo ammettere che essere nel mondo dei libri per “provenienza familiare” per me ha significato la naturale continuazione di un impegno già seguito da due precedenti generazioni. Va però detto, senza dubbio, che mi sono appassionato con il tempo, non avendo dalla famiglia avuto una corsia preferenziale, anzi: poiché rappresentavo la “proprietà”, sono stato sempre considerato dalla famiglia uno che doveva imparare per poter continuare a proseguire la tradizione di famiglia e guadagnarsi sul campo l’autorevolezza, anche nei riguardi dei collaboratori». 

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 Cosa rappresentano i libri per lei? 

«Certamente una priorità, e non solo professionale. Ho lanciato una sfida con me stesso: sforzarmi di contribuire, nel mio piccolo, ad essere in grado di mostrare all’esterno della nostra cinta daziaria, il nostro territorio più vivo, vivace e costruttivo a dispetto di quanto, invece, se ne racconta: Napoli è in grado di essere anche un riferimento culturale per il resto d’Italia». 

Con la Guida Editori, da lei fondata nel 2012, si è alla terza generazione di Editor. Nel 2020 avete festeggiato 100 anni di storia dalla prima libreria; un catalogo con più di 3000 titoli e tanti progetti sempre in attivo. Qual è il segreto per lavorare di squadra e bene, anche in un momento così critico per tutti a causa della pandemia? 

«Ho voluto che l’ultima nata in ordine di tempo tra le aziende Guida fosse identificata già nella sua ragione sociale, nel nome, la sua sigla, come una casa editrice al plurale”: Guida editori e non Guida editore; credo questo sia un chiaro programma di lavoro. Sono convinto che il miglior risultato, anche in tempo di restrizioni sanitarie, sia il più equilibrato lavoro di squadra, e il riscontro lo stiamo ricevendo anche in termini di presenza sul mercato dei nostri libri». 

Una realtà storica, ma soprattutto di qualità, quella della sua famiglia. Da suo nonno Alfredo che nel 1920 fondò la storica libreria a Port’Alba, luogo di ritrovo per gli intellettuali e fondamentale della vita culturale napoletana. Quanto sacrificio c’è dietro il suo lavoro di editore con un nome così illustre? 

«Il sacrificio personale in unattività legata al libro è enorme, purtroppo, e i risultati per quanto buoni, non sono certamente ripagati da un ritorno economico commisurato allo sforzo quotidiano. Personalmente, sto facendo lo “stesso errore” delle due generazioni Guida che mi hanno preceduto: veniamo ripagati solo per il piacere di riscontrare il favore di tanti amici, tanti lettori, tanti docenti, tanti giovani: dai tempi del nonno, da 100 anni dunque, l’impegno non si è modificato. Il rimpianto è che questi ultimi e recenti anni non riescono a rappresentare quegli entusiasmi giovanili di periodi storici come gli anni ’60, ’70 e gli ’80; del 1900 che sono stati anni ricchi di dibattiti e confronti culturali che noi editori potevamo raccogliere». 

Vomerese doc e studente del mitico Sannazaro, come ama definirsi, ma con la casa editrice Spazio Guida in via Bisignano, nel cuore del quartiere di Chiaia: da dove nasce questa scelta?

«La mia famiglia è la classica famiglia napoletana numerosa, vivace e articolata. Io sono figlio di un medico, mio padre non aveva seguito le orme del nonno, ma lo avevano fatto due fratelli di mio padre. I loro figli hanno seguito le attività commerciali delle librerie, a me, nipote impegnato in azienda, è “toccata” l’attività editoriale, quella per così dire industriale, e non me ne dispiace, anzi. Il quartiere dove ha sede la Guida editori è stata una scelta semplicemente di efficacia: l’appartamento occupato in via Bisignano a Chiaia si presta benissimo ad ospitare gli uffici della redazione ed anche gli eventi e le presentazioni di libri per la sua splendida saletta arredata in stile classico, accogliente e funzionale, oggi completamente cablata e informatizzata anche per venti on line» 

Quando alla Guida Editori, arrivano testi di autori emergenti, come si capisce quale può diventare un best seller? 

«Purtroppo, le scelte dei testi da pubblicare non sono sempre facili: riceviamo moltissimi manoscritti, tanti anche davvero belli, dover “scegliere” quelli che solo “a naso” possiamo prevedere possano avere successo, non è una decisione semplice. Ci capita di sbagliare e non credere sul risultato che potrebbero avere autori esordienti, spesso lo verifichiamo con la richiesta del mercato superiore alle tirature che ne lanciamo, il digitale ci sta aiutando molto in questi ultimi anni per recuperare. Il mondo dell’editoria è costellato da casi di testi rifiutati da grandi editori, realizzati poi da piccole realtà editoriali che hanno avuto successi inaspettati: “Il gattopardo” pubblicato da Feltrinelli, dopo il rifiuto di Mondadori, è diventato un caso di scuola». 

Dal 2009 eravamo orfani di Galassia Gutenberg, nel 2018 la prima edizione del Salone del libro a Napoli. Ci racconti il lavoro di squadra e se si riuscirà a realizzarla quest’anno.

«Che faticaccia, è stata l’organizzazione della prima edizione del Salone del libro Napoli Città Libro, nel 2018. Con enorme entusiasmo ho voluto riprendere le attività di promozione della lettura a Napoli: troppo grave l’assenza di un evento per il libro in Città. Il collega editore Franco Liguori che, con la sorella Maria, aveva fortemente voluto e per quasi 20 anni la Galassia Gutenberg è stato “mollato” dalle Istituzioni, dalla società civile, dagli intellettuali e dai lettori: che brutto momento per Napoli. Da soli non potevano fare di più, Napoli ingrata! Io mi sono illuso che ricominciando daccapo, senza richiedere altro impegno che l’entusiasmo, a Napoli si poteva ricominciare. Così, incontrandoci in un bar la mattina per un caffè, con Rosario Bianco, Alessandro Polidoro e Antonio Parlati, abbiamo pensato alla prima edizione del Salone del libro che abbiamo intitolato “Napoli Città Libro”, nel 2018 al Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, nel cuore della città antica. L’enorme successo di pubblico e di interesse degli editori che sono arrivati da tutta l’Italia, ci ha spinto a realizzare la seconda edizione, stavolta al Vomero, (non a caso il mio quartiere di nascita) al Castello di Sant’Elmo, ancora in uno spazio ricco di storia e di cultura. Altro successo ed interesse non solo nazionale, ma anche internazionale: “Napoli Città Libro” è stato inserito di diritto nella rete Europea dei Saloni del Libor, la “Aldus”, riconosciuta dalla UE. Che forza abbiamo dimostrato, qui a Napoli, o no? La terza edizione, come tutte le fiere e i saloni del mondo, sta subendo ritardi e rallentamenti per l’emergenza sanitaria. Nonostante ciò, però, stavolta non saremo da soli: va riconosciuto alla Regione Campania il sostegno perché questa edizione si possa tenere a luglio nei giorni dal 1 al 4. La sede sarà presso Palazzo Reale, altra location straordinaria, così come straordinaria è stata la disponibilità del direttore di Palazzo Reale, Mario Epifani, a concedere gli spazi per le attività di promozione della lettura: dunque Napoli sa rispondere alle “chiamate” di qualità!». 

Lei è Presidente Nazionale del Gruppo Piccoli Editori e Vicepresidente Nazionale dell’AIE, Associazione Italiana Editori, aderente a Confindustria, ed è il primo editore meridionale a ricoprire questo prestigioso incarico, in 152 anni di storia dell’editoria italiana; quanto ci si sente gratificati e come si vive questa responsabilità? 

«Sono orgoglioso sia per il risultato personale, che conferma ancora una volta il valore del “gioco di squadra”: sono riuscito a ricompattare in un gruppo gli editori del Sud e insieme stiamo mostrando anche la capacità del Mezzogiorno, di Napoli, di sapersi presentare con progettualità e concretezza nelle attività. Per il Sud, e per Napoli, devo anche dire che l’attenzione delle istituzioni sta crescendo anche per l’editoria: i decreti del Governo degli ultimi mesi che hanno consentito che il libro fosse inserito tra i “beni di prima necessità”, ha presentato libro e lettura non più come “prodotti commerciali” e “vecchi”, ma come un comparto di eccezione per la crescita non solo culturale, ma anche sociale del Paese: ora tutta l’Italia sta riprendendo a leggere, un piccolo zampino dal Sud. Napoli c’è, anche in questo risultato». 

Quanta importanza hanno avuto ed hanno i libri e i mass media nella storia dell’umanità? Quanto è importante promuovere i libri, la lettura, la cultura ed i linguaggi multimediali?

«Fondamentale la presenza dei libri per la memoria storica e per la trasmissione delle idee. Nel corso dei secoli libro e lettura sono stati appannaggio solo delle classi nobili, difficili strumenti culturali per i meno abbienti. Solo con la creazione delle tipografie e la stampa “industriale” si è potuto avvicinare ogni tipo di lettore. Restava e resta “solo” da risolvere il problema delle difficoltà nella distribuzione fisica dei libri. Oggi, web e siti on line aiutano molto». 

Come ha influito il web e la vendita telematica sul mercato editoriale? 

«Certamente le librerie on line per noi editori rappresentano un buon aiuto per vendere i nostri libri: gli store on line raggiungono anche il più sperduto paese di provincia in cui non ci sono librerie».

Diego Guida, quando non è tra i libri, come impegna il suo tempo libero? 

«Amo il cinema, il teatro, la musica, stare con la famiglia, viaggiare (quando possibile) e leggere libri, non in veste di editore, senza dovermi trovare a giudicarne la vendibilità nelle librerie, ma solo per poter viaggiare con la fantasia». 

di Anna Copertino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217 MAGGIO 2021

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