Napoli presenta “The Liberation project”

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Il Maschio Angioino accoglie il collettivo di musicisti sudafricani “The liberation project” per la tappa napoletana del “Friendship and Solidarity Tour”.

Venerdì 12 luglio il gruppo si è esibito per l’anteprima della ventiquattresima edizione dell’Ethnos, il festival internazionale di musica etnica che si terrà dal 13 al 29 settembre nei paesi vesuviani. A confrontarsi sul palco sono artisti africani, italiani e cubani, sul ritmo della musica che ha accompagnato i loro paesi nel corso dei processi di liberazione dalle varie forme di oppressione subite.

In occasione della serata viene presentato infatti anche il nuovo disco “Songs that made us free”, che raccoglie i canti di lotta dei paesi partecipanti e nel quale si mescolano musica rock e world. Alla realizzazione dell’album, registrato in 18 paesi, hanno partecipato più di 150 musicisti di 13 nazionalità diverse.  L’intero progetto nasce da un’idea di Dan Chiorboli, italiano trasferitosi all’età di sei anni in Sud Africa, dove ha vissuto durante il periodo dell’aparthaid.

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«La musica era l’unico modo che avevamo per comunicare – ci racconta. Io ero un emigrante, i bianchi non volevano stare con me e i neri erano molto diffidenti. La musica era tutto quello che avevo. Con il tempo sono arrivato a suonare con dei grandi artisti che all’età di diciassette anni erano degli idoli per me. Sono davvero onorato di aver partecipato a quest’evento».

A presentare la serata è Gigi Di Luca, direttore artistico del festival Ethnos, che spiega l’obiettivo del progetto: comunicare attraverso la musica un messaggio che favorisca l’integrazione fra diverse etnie e inciti alla ricerca della libertà.
Di Luca ringrazia per il sostegno il sindaco Luigi De Magistris e l’ambasciatore del sudafrica in Italia.

Il gruppo è poi supportato dal Governo Sud Africano e dall’ambasciata di Cuba a Roma.
Nelle tappe italiane del tour la band è accompagnata da Phil Manzanera, chitarrista rock con numerose importanti collaborazioni alle spalle come quelle con i Roxy Music e i Pink Floyd, N’faly Kouyate, membro dell’Afro-Celt Sound System e abile maestro di kora e balafon, e Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena city Ramblers.  Con quest’ultimo abbiamo parlato del ruolo fondamentale della musica nelle rivoluzioni popolari.

«Un grande maestro diceva: a canzoni non si fan rivoluzioni. Ed è vero» ci dice citando Guccini «ma le canzoni possono stimolare la riflessione su determinati argomenti e aiutare a raccontare ciò che succede a livello socio-politico».

Ed è quello che fanno i brani eseguiti dal gruppo multietnico, partendo da Bella Ciao e dalle canzoni della Resistenza, continuando con Cento Passi, canzone dedicata a Peppino Impastato, e Free Nelson Mandela, composta in onore del presidente sudafricano, per poi concludere con Guantanamera e altre canzoni popolari cubane. Al termine di uno di questi brani Cisco Bellotti fa un riferimento all’attuale situazione politica italiana, spronando ad aprire i porti e a restare umani.
«Stiamo perdendo i valori civili che ci fanno vivere insieme, ma c’è una parte del Paese che reagisce e prende posizione. Quando alla maggioranza tornerà la ragione torneremo ad essere umani, ora lo siamo veramente poco».

di Marianna Donadio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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