Partita giocata a metà. Prima l’involuzione, poi una timida ripresa. Lo Shaktar prova ad imporsi, e lo fa per ben due volte, con un generoso contributo di Reina sul secondo gol subito; il Napoli non fa nulla per mostrarsi superiore. Non c’è grinta, né un trascinatore. A tratti gli ucraini giocano a specchio, palleggiano e fanno possesso. 45 minuti di irriconoscibilità e buio nero. La sveglia suona negli spogliatoi ma non basta per trovare la brillantezza e l’aggressività necessarie per pareggiare la gara anche perché l’uscita a farfalle di Reina e il conseguente gol di Ferreyra non tagliano le gambe ma raddoppiano uno svantaggio che si appesantisce tropo per una rimonta.

Si scuote la squadra con uno dei pochi che trasmette più carisma: Mertens è una luce, troppo importante per privarsene dal primo minuto. Allan dà un’iniezione di energia ma è insufficiente per ritrovare l’equilibrio in mezzo al campo.

Una partita giocata a metà non basta in Europa per provare a farsi valere. Irriconoscibili. Senza brillantezza, senza idee e con poca aggressività. Si cresce senza rimorsi e con sconfitte che diventano lezioni. Ritrovare l’obiettivo in Italia e tornare più affamati il 26 settembre al San Paolo contro il Feynoord.