Non è cambiato nulla. Qualche kilo in meno di Sarri, il 23 di Hysaj e gli spogliatoi più belli. Il resto è il continuum di come ci siamo lasciati un paio di mesi fa. L’estetismo di un gioco a tratti travolgente, il controllo telecomandato della palla, l’esplosività di Mertens, i cambi, la quantità enorme di occasioni sprecate e il rischio delle ripartenze avversarie che non ci lasciano indifferenti. A momenti ho visto l’ombra di Munian e Aduriz di quel preliminare di cui ho ancora il sapore dell’amarezza sulla lingua. Ma questo, per fortuna, è un altro Napoli, maturo e diventato finalmente grande.

Premettiamo che è una squadra dal calcio bellissimo e corre a cento all’ora anche in una calda notte d’estate. Però questo pareggio ci sta troppo stretto. Ci prude i fianchi, a tratti mi irrita un pochino, però abbracciamoci forte il risultato più importante, la vittoria, che è quella che conta. Due gol di scarto sono il giusto compromesso tra l’esordio e la competizione, la prima volta di una stagione lunga e con altissime aspettative. Due gol sono però pochi in rapporto a quanto costruito e quanto avuto a disposizione sotto porta. Ecchissenefrega… mi verrebbe da dire: ce ne andiamo a Nizza col doppio vantaggio e con la giusta convinzioni di essere i più forti. Eppure se ci penso a Milik, per esempio, mi sale il nervoso. Poi penso ad Hamsik che inventa pure con la benda sugli occhi, ad Insigne che illumina la giocata e Jorginho che la inventa. Poi la rabbia di Reina, la forma e l’intraprendenza dei terzini, Albiol e Koulibaly che ormai sono diventati fratelli acquisiti.

Ma tanto non è cambiato nulla. È sempre il Napoli che ricerca la perfezione col rischio di farsi male nella sua immagine riflessa. I cambiamenti a volte nuocciono e non sempre migliorano. E questo è il Napoli più bello di sempre che deve avere il coraggio di diventare vincente per riscrivere la storia. Lentamente e a mani basse, come l’espressione esemplare di un Mertens immutato, sempre decisivo e straordinario.

 

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