A Napoli il Natale è avvertito in modo diverso, particolare, in tutti i sensi. Già a novembre, nelle prime serate di “freddo”, si incominciano ad organizzare i tavoli per le tombolate. Tutta la preparazione è un rituale: le cartelle da scegliere, il cartellone per controllare le uscite, i fagioli, i ceci, o altre schegge per segnare l’uscita dei numeri, la “posta” (il costo di ogni cartella) che ogni giocatore paga, senza mai superare il massimo di 1 euro. Si gioca in famiglia, tra amici e vicini, e la bellezza della tombola sta nell’unire tutti, vecchi e piccini. A giocarla sono capaci tutti.

È vero, anche in altri luoghi d’Italia si gioca, ma è monotona e ripetitiva. A Napoli, invece, è un’altra cosa.
Eravamo ragazzi quando scendevamo dal Vomero per andare giù, ai Quartieri Spagnoli, e bastava fermarsi ad un vascio per assistere allo “spettacolo”. E di vero spettacolo si trattava. A tirare il “panariello” era un “femminiello”, una figura tutta napoletana, accettata normalmente e senza riserve dal popolo, vero e proprio protagonista della serata. Ad ogni numero dava un significato che immancabilmente era a doppio senso: con arguzia e simpatia pronunciate, mai con volgarità. Il 29, per esempio, veniva semplicemente indicato come “‘O pate dè criature”, e l’allusione è ovvia. Si vedevano i visi ammiccanti e sorridenti delle più anziane insieme ai ghigni dei bambini maliziosi (non saprei come spiegarlo, ma a Napoli i bambini crescono prima: a 10 anni sono già adulti). Non finiva lì. Le battute e le allusioni continuavano con interventi delle comari, battibecchi e risate schiette, nonostante la non “ricchezza” di quelle persone. Il caffè, ovviamente, non mancava mai per tutti, ed era sempre buonissimo.
Se faceva più freddo invitavano ad entrare: “giovanò entrate, entrate… c’è posto, non vi preoccupate, tanto ci stringiamo!” Non ho mai compreso come fosse possibile che un esercito entrasse in una stanza tanto piccola. Tutto era pronto: si prendeva il paniere con i numeri, si roteava avendo il dito indice all’interno per non far cadere i cerchietti di legno, poi si toglieva e si apriva il palmo della mano per verificare che nulla ci fosse. Altri alzavano la mano e pronunciavano la fatidica formula: “a mano è libera”. Il gioco iniziava. Pertanto, se si vuole vivere un’esperienza diversa (soprattutto voi, cari giovani) e scoprire dal vivo la Napoli verace, semplice, povera, ma allegra e solidale, questa è l’occasione.

Noi come Informare ci saremo e nel prossimo numero racconteremo questa meravigliosa usanza con uno speciale.

TM

La tombola vajassa con Nanà

Venerdì 3 novembre alle ore 21.00 al Teatro Portalba, in via Port’Alba 30 a Napoli, la guida turistica Mani e Vulcani” presenta il primo appuntamento con “La Tombola Vajassa con Nanà”: uno spettacolo irriverente ed esilarante per rivivere l’atmosfera più verace dei vicoli dei Quartieri Spagnoli di Napoli.

La serata del 3 novembre è solo la prima di tanti appuntamenti che saranno replicati anche a dicembre e a gennaio. È consigliata la prenotazione. Previste serate speciali per gruppi, Cral ed associazioni.

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