Napoli: la riapertura del “The Spark” post- Covid

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Michela, architetto e creatrice del ‘’The Spark’’ , dopo un lungo periodo a Londra tra studio e lavoro torna a Napoli, con la voglia di arricchire la città.

Come? Con uno spazio polifunzionale che collega il mondo del libro, del design e la manifattura avanzata. Con 20.000 libri, un laboratorio di fabbricazione digitale, un’area co-working, uno spazio bar ed eventi.

Come l’hanno accolto i napoletani?

«Molto bene – racconta Michela – anzi donando ancora più forza e speranza in un progetto così delicato e pieno di aspettative».
Il The Spark è davvero un luogo in cui diverse realtà si incontrano: dai bambini del vicolo, attratti dai romanzi di Elena Ferrante, ai pochi (causa covid) studenti universitari, fino agli artigiani napoletani.

Infatti Michela, e il suo team, ha ben pensato a come inglobare la realtà dell’artigianato tradizionale alla fabbricazione moderna che il the spark propone: infatti in cantiere c’è già un’idea di progetto che prevede, attraverso il laboratorio di manifattura avanzata, un’asse di collegamento con l’artigianato tradizionale.

L’inaugurazione (la prima) si è tenuta il 27 febbraio, come ben sappiamo, a poco dalla dichiarazione di lockdown per la nazione intera.

Ho chiesto a Michela come avessero superato una situazione del genere per un progetto appena iniziato:

«Il team era così sommerso di cose da fare per l’apertura che quasi non ha avvertito la gravità della situazione, al contrario del lockdown che stava per travolgere la nostra quotidianità, il the spark era colmo di persone tra cui le istituzioni».

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Senza perdersi d’animo, hanno spostato tutto il loro calendario fitto di eventi, interviste e cose simili sul web; una delle prime attività portare sui social sono stati degli incontri con l’Accademia di della moda (IUAD) dove si discuteva di alcuni progetti futuri. Tuttavia, durante la quarantena, non è avvenuto solo questo, anzi, Michela con la protezione civile e una rete di makers ha gestito un progetto davvero entusiasmante.

Come già specificato in precedenza, il the spark, ha in dotazione un laboratorio di fabbricazione digitale, che durante la quarantena è stato utilizzato per “stampare” delle valvole e trasformare delle maschere da snorkelling – fornite da Decathlon alla protezione civile – in dispositivi medici per la ventilazione forzata. Ovviamente tutta la rete dei makers ha disegnato, creato le valvole e collaborato con la protezione civile in modalità telefonica e telematica.

La quarantena l’abbiamo lasciata, con la speranza di non ritornarci, e le persone hanno bisogno di conoscenza, curiosità e svago: dal 30 settembre (seconda inaugurazione), fino  a gennaio, il the spark è pieno di eventi, ai quali possono partecipare un numero esiguo di persone per trattare varie tematiche.

di Rosa Cardone

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