Napoli, la location preferita per le serie Tv

Martina Amante 02/11/2023
Updated 2023/11/02 at 2:04 PM
4 Minuti per la lettura

Ambientare le proprie serie tv a Napoli ormai si fa perché fa moda, è un prodotto sicuro che attira l’attenzione di molti. Spesso però, l’uso smaniato di una città che potremmo dire essersi prostituita a questo consumo spettacolare, porta in sé una pratica di autorappresentazione e categorizzazione da parte degli spettatori. Persiste una vocazione stereotipizzante della fiction italiana. Un’esasperazione di quella che sembra una qualità della narrativa televisiva in generale.

In un saggio, Aldo Grasso, equipara il consumo televisivo di fiction alla lettura delle grandi opere letterarie, valorizzandone dignità e spessore intellettuale. Possiamo provare a generalizzare la sua tesi sostenendo che le immagini e le narrazioni veicolate dal sistema dei mass media abbiano ormai un peso centrale nella costruzione dell’immaginario. In città è boom di visitatori: merito della sua storia e dei monumenti ma anche delle serie tv che l’hanno trasformata in un brand culturale.

Il rilancio del turismo grazie alle serie tv

Tutto pieno, tutto sold out, solo posti in piedi: e la tv ha avuto un ruolo importantissimo nel rilancio della città. Con la tv, Napoli e la Campania hanno trovato finalmente la loro industria, altro che quella pesante o quella automobilistica o quella delle partecipazioni statali. Un posto al sole, suscitò i complimenti anche di Umberto Agnelli che disse a Gianni Minoli:

«La Fiat ha costruito a Pomigliano d’Arco la più moderna fabbrica di auto che esista al mondo, ma il modello di sviluppo per il sud è il tuo, non il nostro».

Poi venne Gomorra, il simmetrico di Un posto al Sole, laddove il primo è la vecchia Rai, e il secondo la piattaforma, l’algoritmo neorealista. «A Napoli esiste un prima e un dopo ‘Gomorra», scrive Peppe Fiore sul numero della rivista monografica Passenger dedicata a Napoli.

«Gomorra ha individuato una narrazione tipicamente napoletana senza mai essere oleografica, con una ricerca dei luoghi di Napoli che sono realmente internazionali. Ha mostrato a tutti che Napoli è una delle città più contemporanee del mondo» (Fortunato Cerlino, attore e scrittore). 

Gomorra non ha portato solo Napoli fuori dalla cartolina, dal mare-sole-mandolino, dai “neapolitan flag”, le lenzuola stese che tanto piacevano agli americani nel Dopoguerra; ma è stata anche la più grande scuola di formazione per maestranze mai vista.

«Arrivavano i capireparto forti da Roma che prendevano gente del posto. Chi ha iniziato la prima stagione di Gomorra come manovale oggi è secondo aiuto elettricista».  

Oggi Napoli non è semplicemente una città cinematografica, a Napoli ormai la città e il cinema sono due vasi comunicanti. Per farsi un’idea delle dimensioni: negli ultimi cinque anni sono stati girati circa mille titoli, tra film, serie tv e spot televisivi, un numero che fa di Napoli il primo set d’Italia.

Altre Napoli

Così Napoli si allarga e si allunga, anzi si scontorna, per dirla alla Elena Ferrante. Tutti ne vogliono un pezzo, e uno dei risultati di questa nouvelle vague è la visione di “altre” Napoli, parti della città che non si erano mai viste.

Addio San Gregorio Armeno e panni stesi dei rioni. Che entri il Centro direzionale, specie di Porta Nuova realizzata da Kenzo Tange vent’anni prima di Milano, un quartiere interamente di grattacieli come nelle downtown americane, tutto vetri e specchi, poco lontano dalla stazione Garibaldi. Lì Renzo Piano realizza anche il grattacielo Olivetti, e la torre Telecom è stata per vent’anni l’edificio più alto d’Italia coi suoi 129 metri, battendo persino il Pirellone (insieme con la torre Enel sono dette “le torri gemelle di Napoli”).

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