Napoli – Juve, non una semplice partita di calcio

informareonline-napoli-juve

Almeno due volte l’anno si ripete in campionato un incrocio calcistico dai risvolti storico culturali. Antichi retaggi e dissapori mai sopiti, fanno di Napoli – Juve uno scontro sul rettangolo verde farcito di politica e storia.

Questa stagione calcistica tanto anomala ci regala un terzo scontro, addirittura una finale tra Napoli – Juve. Anche se questa partita ha sempre il valore di una finale per le due tifoserie. Il Nord contro il Sud di un’Italia che appena creata si vide dividere dalla Ragion di Stato e ancora oggi trova ogni occasione di ricordarsi quanta disparità di trattamento ci sia tra i suoi stessi figli.

Ma questa faccenda assume sfumature particolari: non c’è poi tutta questa rivalità con la squadra del Torino così come non si va oltre la goliardia calcistica contro le milanesi Milan e Inter. Invero, la Juventus risulta essere la quadra più antipatica con il maggior numero di tifosi al mondo. Ma non bisogna lasciarsi ingannare: non è invidia. È una squadra che non ha una vera e propria appartenenza territoriale: morto Giovanni Agnelli, el paron (il padrone) che la sua squadra se l’era creata non potendo comprare quella cittadina, la Juventus è diventata una macchina per soldi senza cuore. L’avvocato aveva spinto i suoi operai ad affezionarsi a quei colori e gli emigranti grati, ed aziendalisti avevano di buon grado sposato la causa.

Poi la generazione è passata ma la perfetta macchina da soldi che la Juve è intanto diventata, ha continuato a raccogliere consensi perché vincente. Un’abile gestione economica mascherata dietro l’alibi di un’azienda pilastro dell’economia italiana degli anni del boom economico non ha mai fatto mancare il sostegno anche statale che tante squadre di calcio non avevano. Se poi si aggiunge che un’implicita sudditanza psicologica ha sempre fatto sì che ricevessero trattamenti di favore in campo e fuori, è facile comprendere perché sia tanto invisa agli altri tifosi. Ed il continuo susseguirsi di rivelazioni di personaggi ambigui nel mondo del calcio sicuramente non aiuta l’operazione simpatia.

È questo Nord che i tifosi napoletani avversano: quello prepotente che dalla tasca tira fuori i soldi e compra tutto.

Napoli ed i napoletani che vivono tutto in modo passionale, dove la partita della domenica è una liturgia pregna di riti e magari scaramanzie. Una città dove un’intera generazione di bambini si è vista chiamare Diego in onore di Maradona e oggi abbiamo un fiorire di Lorenzo e Ciro (perché Dries ormai ha cambiato nome). Tifosi che se risiedono in regioni lontane confessano che gli manca la famiglia… ed il San Paolo! Se a Milano convivono Milanisti ed Interisti come a Roma si sopportano Romanisti e Laziali, a Napoli esiste il Napoletano e basta. Questo sentimento non lo condividiamo con nessuno: ci hanno definiti monotesti. L’appartenenza calcistica e la cittadinanza, a Napoli, combaciano per sovrapposizione e si unificano, schiacciando le pur esistenti minoranze, quella juventina compresa.

Come non potrebbe essere più di una partita di calcio con questi presupposti?

Sul terreno di gioco sono state tante le sfide che si sono susseguite nel tempo e con alterne fortune. Dei 168 incontri disputati si contano 78 vittorie della vecchia Signora 38 vittorie azzurre e 52 pareggi. Il periodo forse più intenso di questa accesa rivalità lo abbiamo vissuto negli anni 80 con il Napoli di Maradona contro la Juve di Platini e poi la seconda decade degli anni 2000. In realtà in questi ultimi anni il Napoli ha solo provato a contrastare il predominio bianconero, ma i risultati non sono mai stati eclatanti.

I grandi campioni che hanno lasciato il segno in questi scontri in alcuni casi si sono resi anche protagonisti di eclatanti cambi di maglia: ne 1965 Omar Sivori scese in campo a Torino con la maglia azzurra dopo aver indossato quella bianconera in precedenza. Altafini invece ancora oggi viene definito traditore per aver, al contrario, tradito Partenope con la Vecchia Signora. Un tradimento mai dimenticato, ma oggi a far compagnia a Core ‘ngrato ci sono anche Gonzalo Higuain, fuggito di notte per fare le visite mediche, e l’allenatore Maurizio Sarri. Quest’ultimo, redento sulla via damascata di soldi, è passato da un proletario dito medio alle offese nordiche ad una rigida etichetta di circostanza.

Eppure in Coppa Italia si sono incontrate poco

Senza considerare gli incontri in campionato, sicuramente più numerosi, gli incroci in Coppa Italia tra le due squadre sono appena 11 e gli esiti sono stai alquanto equilibrati: 5 vittorie della Juve, 4 del Napoli e 2 pareggi. Ma c’è stato solo un precedente in finale vinto nel 2012 dal Napoli di Mazzarri.

Non ci sarà il fattore campo su cui contare per questa partita che si avvicina: i tifosi seguiranno i loro beniamini da casa. Ci ha pensato il Covid19 a silenziare gli stadi eppure siamo certi che la spinta emotiva arriverà in campo lo stesso. Non sentiremo sfottò goliardici e per una volta neanche i cori razzisti, e questo probabilmente è un bene, ma sicuramente le piazze virtuali faranno da cassa di risonanza per gli umori e gli animi di entrambe le tifoserie.

di Alessandra Criscuolo 

Print Friendly, PDF & Email