Napoli: il verde negato tra passato e futuro

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Dopo anni di attesa, in occasione delle Universiadi, la porta d’ingresso alla città di Napoli, Piazza Garibaldi, cambia volto.

120mq di verde, 130 alberi di tipi diversi, oltre 200 cespugli trasformeranno la piazza in un vero e proprio bosco urbano, celebrato come quel che sarà l’area pubblica più vasta della città di Napoli.

Da luogo caotico e trafficato, che più di altri soffre l’inquinamento atmosferico, a polmone verde. Da zona di passaggio, attraversata tutto il tempo da automobili ed escavatori, venditori ambulanti e pendolari affrettati, diventerebbe un luogo in cui potersi fermare, svagarsi e far giocare i bambini.

Ci saranno infatti anche wi-fi gratuito, un cinema all’aperto, campetti di calcio e basket, una pista di pattinaggio e un’area dedicata ai più piccoli. Eppure, c’è qualcosa a frenare l’entusiasmo.

Una storia che si ripete.
L’ennesima sfida al “ma che ce ne fott” partenopeo, o più sofisticamente detto “carpe diem”, una mentalità che si mostra produttiva e ingegnosa nel presente, ma innegabilmente strafottente verso il passato e verso il futuro.

Quattro anni fa, iniziavano i lavori a Via Marina: un mega-restyling da 21 milioni di euro per creare un’atmosfera alla Beverly Hills, con 200 palme e prato all’inglese lungo l’asse costiero. Di questo rimangono soltanto la planimetria e l’immaginazione dei tanti che non aspettavano altro che scattarsi un selfie nell’atmosfera californiana.

Il cantiere è ancora aperto, con lavori che proseguono a intermittenza, a seguito dell’intervento della magistratura per un enorme giro di illeciti. Qui il degrado regna sovrano: alberi secchi e ingialliti, erba alta, sterpaglie e cumuli di rifiuti; e l’adiacente Parco della Marinella, per fortuna sconosciuto ai molti, è una discarica a cielo aperto.

Ma quello di via Marina è solo un caso emblematico di un problema che riguarda tutta la città. Lo stesso anno, infatti, erano stati inaugurati in pieno centro storico “i giardinetti di Santa Chiara” con aiuole fiorite e giochi per i bambini, acclamati dalle famiglie del quartiere.

Anche qui adesso, tanta erbaccia, giostrine danneggiate e al posto dei fiori, bottiglie di vetro, profilattici e assorbenti: altro verde pubblico negato che lascia spazio solo alla delusione dei bambini e dei loro genitori: “Non è giusto mamma, io voglio giocare!” – si sente gridare.

Lo stesso vale per i polmoni verdi di più antico respiro.

Diversi sono i casi da segnalare tra i parchi cittadini abbandonati, diventati luoghi di bivacco per i clochard e ospitali per i tossicodipendenti e per le baby-gang che aspettano i passanti giusti da derubare.

Tra fontane-palude utilizzate come orinatoi, alberi capitozzati, immondizia e statue deturpate, la Villa Comunale e i giardini del Molosiglio, con vista sul porto di Napoli, sono solo alcuni esempi. Non se la cavano meglio la Villa Floridiana, sulla collina vomerese, e il Parco Virgiliano, che ha tutte le caratteristiche per essere il parco più bello della città, con un panorama da fare invidia al mondo, se solo conoscesse di tanto in tanto un po’ di manutenzione; per non parlare del viale alberato da cui si accede.

Non sembra migliore la condizione dei giardini cittadini del centro. Mi viene in mente piazza Cavour, adiacente al Museo Archeologico, il più importante a Napoli e il più amato dai turisti. Qui oltre allo spaccio e alle rapine, l’aria è letteralmente irrespirabile e costringe i passanti e i tantissimi turisti a girare al largo.

A piazza Carlo III va anche peggio.

I giardinetti di piazza Dante, invece, creano un’atmosfera surreale. Arrivati in quella che è una delle piazze principali della città, tra bar, librerie e la sempre affollata via Toledo, basta spostarsi verso l’ala destra per ritrovarsi in una periferia desolata, terra di nessuno: tipi sospettosi sulle panchine che controllano l’ingresso e rifiuti di ogni genere; incastrato tra gli alberi si può trovare perfino un materasso abbandonato e tra le aiuole dei libri di scuola.

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Progetto di Bosco Urbano in piazza Garibaldi

In questo contesto, in questa città, arriva il nuovo bosco urbano, la più grande area alberata d’Italia nei pressi di un luogo di mobilità. Il seme di una riqualificazione che si attendeva da lungo tempo nella “zona della ferrovia”, che, come in tutte le città del mondo, rappresenta una delle aree più malfamate ed esposte alla microcriminalità.

Ma si tratta appunto di un seme, che senza la giusta manutenzione potrebbe creare soltanto maggiore degrado. Purtroppo, i precedenti “verdi comunali” non aiutano ad aprire il cuore alla speranza. La politica dei parchi urbani è già fallita e questa sembra essere soltanto l’ennesima opera velleitaria, ben al di sopra delle effettive possibilità gestionali e finanziarie del Comune.

Va bene che il napoletano non sia mai rancoroso, va bene che si guardi al futuro, ma un’occhiata al passato giusto per evitare di… affondare nell’erba alta.

di Giorgia Scognamiglio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°195
LUGLIO 2019

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